Una manciata di farina e una grande fede. #Donne

Dal primo libro dei Re, 17,7-15

 

«Dopo alcuni giorni il torrente si seccò, perché non era piovuto sulla terra. Fu rivolta a lui la parola del Signore: «Alzati, va’ a Sarepta di Sidone; ecco, io là ho dato ordine a una vedova di sostenerti». Egli si alzò e andò a Sarepta. Arrivato alla porta della città, ecco una vedova che raccoglieva legna. La chiamò e le disse: «Prendimi un po’ di acqua in un vaso, perché io possa bere». Mentre quella andava a prenderla, le gridò: «Per favore, prendimi anche un pezzo di pane». Quella rispose: «Com’è vero che vive il Signore, tuo Dio, non ho del pane cotto, ma solo una manciata di farina in una giara e un po’ di olio in una brocca; ecco, sto raccogliendo due pezzi di legna, poi andrò a prepararla per me e per mio figlio, la mangeremo e poi moriremo». Elia le disse: «Non temere, va’ pure e fa’ come hai detto; prima però fammi con essa un piccolo pane e portamelo, poi ne farai per te e per tuo figlio. Così infatti dice il Signore, Dio d’Israele: “La giara della farina non giungerà mai alla fine e la brocca dell’olio non rimarrà mai vuota, sino al giorno in cui il Signore non invierà la pioggia sulla terra». Ella andò e fece come aveva detto Elia; e mangiarono lei, lui e il figlio di lei per parecchio tempo» (1 Re 17,7-15).

Il profeta Elia annuncia la siccità e viene mandato da Dio nel deserto per vivere la dimensione della fede che Israele non è più capace di vivere a causa dell’idolatria. Il profeta è inviato come sentinella nel popolo perché l’inganno idolatrico finisca, perché la sete non uccida, ma porti al riconoscimento della verità e il popolo torni in vita. Egli si nasconde nel deserto per vivere in prima persona la fede come dovrebbe viverla il popolo d’Israele, nella fiducia e nell’abbandono in Dio. La sua missione è segnata dal paradosso: egli è inviato per la salvezza del popolo, ma deve nascondersi; è portatore della parola di Dio, ma deve anche tacere; provoca la siccità, ma beve al torrente.

Dopo alcuni giorni il torrente si secca e non ci sono più acqua e cibo, nemmeno per il profeta di Dio. Elia è il primo che deve imparare ad accogliere la vita in modo nuovo, come un dono che si presenta con tutte le sue imprevedibilità. Il profeta annuncia la carestia al popolo, ma è anch’egli chiamato alla fiducia e all’abbandono, a credere che Dio provvede attraverso l’improbabile, l’impossibile. Ed ecco, Dio provvede al nutrimento di Elia attraverso una vedova.

Elia, il profeta di Dio, il cui nome in ebraico significa «JHWH è il mio Dio», deve partire per Sarepta (attuale Sarafand, a 13 chilometri a sud-ovest di Sidone), sulla costa fenicia, quindi fuori dalla giurisdizione di Acab, per incontrare la vedova alla quale Dio stesso ha comandato di dargli nutrimento. Il profeta di Dio deve lasciare che la fragilità disarmante di una vedova gli insegni ancora una volta a quale bellezza è chiamato a vivere l’uomo che si abbandona totalmente a Dio. La vedova non ha più nulla da offrire nemmeno al figlio, ma non cessa di fare la cosa più bella del mondo: servire la vita.

 

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Rovine di Sidone

 

La donna ha solo un pugno di farina e un po’ d’olio con cui fare una focaccia, mangiarla con il figlio come ultimo pasto e poi morire. Ella non cede alla rassegnazione, all’idea di andare incontro alla morte, ma è intenta a raccogliere legna per cercare di sfamare ancora il figlio. La fede e la determinazione di questa donna nel seguire la parola di Dio sembra essere disarmante anche per il profeta che la rassicura. Questa donna dona tutto ciò che possiede. Una manciata di farina basta e la parola di Dio si compie: «e mangiarono lei, lui e il figlio di lei per parecchio tempo».

La parola di Dio è l’origine della potenza del miracolo. La fede della vedova di Sarepta è grande, scuote profondamente il profeta di Dio ed anche noi oggi, chiamati a sperimentare la bellezza della fiducia in Dio, soprattutto nel pieno della desolazione. Quando manca tutto, quando tutto è un grande punto interrogativo e non si è in grado di capire dove Dio ci sta portando, la fiducia porta sempre a quel meraviglioso salto nella fede, a quella crescita del cuore che si dilata e riesce a vedere la potenza dell’amore che si manifesta nei gesti di fiducia più piccoli e semplici di ogni giorno.

 

Filomena Fabri

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