Il puledro di Cristo. #clubbersambrosiani

28 In quel tempo. Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero presso Bètfage,
29 Quando fu vicino a Bètfage e a Betània, presso il monte detto degli Ulivi, inviò due discepoli dicendo: 30 «Andate nel villaggio di fronte; entrando, troverete un puledro legato, sul quale nessuno è mai salito; scioglietelo e portatelo qui. 31 E se qualcuno vi chiederà: Perché lo sciogliete? direte così: Il Signore ne ha bisogno». 32 Gli inviati andarono e trovarono tutto come aveva detto. 33 Mentre scioglievano il puledro, i proprietari dissero loro: «Perché sciogliete il puledro?». 34 Essi risposero: «Il Signore ne ha bisogno». 35 Lo condussero allora da Gesù; e gettati i loro mantelli sul puledro, vi fecero salire Gesù. 36 Via via che egli avanzava, stendevano i loro mantelli sulla strada. 37 Era ormai vicino alla discesa del monte degli Ulivi, quando tutta la folla dei discepoli, esultando, cominciò a lodare Dio a gran voce, per tutti i prodigi che avevano veduto, dicendo:38 «Benedetto colui che viene, il re, nel nome del Signore. Pace in cielo e gloria nel più alto dei cieli!».

Vangelo secondo Luca, 19.

Nella storia, Roma la città Eterna, è stata governata da re e imperatori. Ha avuto sette re di Roma fino a Tarquinio il Superbo. Che non è stato un buon re, fece tante violenze, al punto tale che fu esiliato (509 a.c.), generando la repubblica romana guidata dal Senato. Il famoso SPQR. Poi vennero gli imperatori. Considerati delle semidivinità dagli antichi romani. Accolti sempre con grande trionfo, con grandi parate e anche un culto della personalità. L’ultimo imperatore fu Romolo Augusto, deposto dal generale barbaro Odoacre, proclamando la fine anche dell’Impero Romano D’occidente (4 settembre 476).

imperatore Costantino

Sia i 7 re di Roma che i 105 imperatori romani hanno esercitato un regno con forza, orgoglio e a tratti con superbia. Perciò il regnum della romanità era fondata sul dominio e sul controllo dei cittadini.

Anche Gesù è re, ma esercita la sua regalità in modo totalmente opposto alla modalità dell’Impero Romano. È re venuto non a dominarci e a schiavizzarci, ma a liberarci dal peccato e ad amarci.

Nel brano evangelico di questa domenica di Avvento, Gesù si trova a passare nei pressi dell’orto degli Ulivi. Come tutti sappiamo, ci tornerà, implorando l’aiuto dell’Eterno Padre di rimuovere quel calice, quella croce da portare.

Perciò Luca in questo passo ci offre una prefigurazione, un avvertimento di ciò che avverrà qualche giorno dopo. Qui Gesù invia due discepoli dicendo che ha bisogno di un puledro che non è mai stato cavalcato da nessuno. Perché l’evangelista si sofferma su questo dettaglio che sembra insignificante? Sembra insignificante ma non lo è.

Innanzitutto perchè c’è un puledro mai cavalcato da nessuno sul quale vengono posti dei mantelli; secondo gli studiosi si tratta plausibilmente un cucciolo di asina: questo simboleggia la regalità di Gesù. Secondo alcuni esegeti inoltre, Il giovane puledro su cui nessuno è mai salito è la cavalcatura adeguata a un’occasione religiosa straordinaria (come accade in cfr. Nm 19 ,2; Dt 21 ,3 ). I mantelli gettati sull’animale e stesi a terra son prove che sta andando in scena il passaggio di un re (in 2 Re 9,13 il monarca Ieu è proclamato tale proprio gettando a terra vestiti e tappeti): ciò descrive le caratteristiche dell’umile ingresso del re Messia nella città santa. Ecco perché quando passa Gesù è necessario stendere dei mantelli: ecco la conferma sta passando il re dei re: egli è acclamato così dalla folla che loda Dio perché è venuto il re, il benedetto. Gesù è il re che passerà dunque per il monte degli Ulivi. Non governerà come un dittatore, ma sconfiggerà per sempre il peccato, donandoci la sua vita fino a morire.

Questo tempo di avvento può aiutarci dunque a tornare a comprendere il concetto di peccato e della importanza del sacramento della confessione. Il catechismo della Chiesa Cattolica (1849) ci insegna che il peccato […] è una mancanza contro la ragione, la verità, la retta coscienza; è una trasgressione in ordine all’amore vero, verso Dio e verso il prossimo, a causa di un perverso attaccamento a certi beni. Esso ferisce la natura dell’uomo e attenta alla solidarietà umana.

Più sinteticamente diremo con San Tommaso D’Aquino che il peccato.  «È una parola, un atto o un desiderio contrari alla Legge eterna» (San Tommaso d’Aquino, Summa Theologiae, I-II, q. 71, a. 6).

Gesù è venuto per liberarci allora dalla morsa del peccato che è un legarsi a dinamiche di egoismo, di chiusura in sé stessi e di divisione dall’altro. Oggi esistono delle vere e proprie strutture di peccato, cioè delle mentalità, delle filosofie di vita e delle mode, che generano anche nei cattolici l’idea che il peccato sia qualcosa di giusto, e che non vada condannato. Facciamo attenzione a questo.

Il Signore viene a liberarci dal peccato, dicevo in precedenza, grazie alla sua decisione di prendere la Croce e nel suo Atto D’Amore, donarci la grazia della assoluzione dei peccati. Questa grazia possiamo coglierla nel sacramento della Confessione. Lo stesso Gesù ha incaricato gli apostoli di assolvere i peccati, quando gli ha detto

«Ricevete lo Spirito Santo. A chi rimetterete i peccati saranno rimessi, a chi non li rimetterete resteranno non rimessi.» ((Gv 20,21-23)

Con la confessione riceviamo dunque un bagno di purificazione, un rompere le catene dei nostri peccati. Significa ricevere la grazia, la forza da Dio di tornare a vivere la piena libertà, di non tornare schiavi delle logiche di egoismo, e dunque la forza di cercare di non ripetere gli stessi peccati.

Gesù nella sua regalità ci libera dal peccato, e libera la nostra libertà: ci rende cioè re a nostra volta. In grado dunque di fare, con Lui, delle azioni straordinarie perché intrise di un amore vero, puro, autentico verso il prossimo e verso Dio. Essere Re, nel Battesimo e nel bagno di grazia dell’assoluzione sacramentale, vuol dire diventare capolavori di Dio.

Scriveva il fisico quantistico Erwin Schrödinger «Gli elementi costitutivi dell’essere vivente non sono opera umana, ma il più bel capolavoro mai compiuto da Dio, secondo le linee della meccanica quantica.»

Chiediamo al Signore di cogliere questo tempo propizio di Avvento per aprirci ad una sana confessione e mostrare il volto radioso di Gesù al mondo sofferente nei tempi incerti che vediamo.

Fr Gabriele Giordano M. Scardocci OP

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