Una ricerca fruttuosa nella ricerca della fede. #approfondimenti #intellectusfidei

Dal film “Gods not dead’s 2” – per gentile concessione della Dominus Production che ringraziamo. Un esempio di ricerca fruttuosa della fede.

Dal vangelo secondo Matteo 2,

Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza da loro il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme esortandoli: «Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».

Pensando al tema della ricerca[1]. mi vengono in mente due storie.

La prima storia è descritta da Neil Gaimann, nel suo romanzo dark Coraline. Coraline è una bambina piccola che arriva nella sua nuova casa e nel suo nuovo giardino. Inizialmente comincia ad esplorare proprio questo giardino.

Poi succede qualcosa di impensabile e di fantasioso. I suoi genitori vengono improvvisamente rapiti da creature misteriose. Le creature misteriose allora la sfidano a continuare a cercare ed esplorare, per scoprire alcuni misteri… misteriosi.

La seconda storia invece la troviamo in Dante, nella sua Divina Commedia, nel canto ventiseiesimo dell’Inferno. Qui il Sommo Poeta descrive un Ulisse intrepido che arringa i suoi compagni con versi celeberrimi.

“Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”.

La pretesa di Ulisse di superare le colonne d’Ercole si poteva davvero considerare come un atteggiamento di superbia: la ragione infatti ha comunque dei limiti invalicabili, e ogni ricerca non può pretendere di risolvere tutti i limiti.

I filosofi Max Horkheimer e Theodor Adorno ritenevano che Ulisse – a causa di questo atteggiamento – fosse il primo illuminista del mondo (Dialettica dell’Illuminismo).

Nel primo caso avevamo una ricerca di un consanguineo, in modo comico. Nel caso di Ulisse, c’è una ricerca illuministica, seriosa, priva di attenzione al dato di realtà.

Di senso opposto è invece l’esperienza dei Magi che vengono inviati da Erode a cercare notizie su Gesù bambino.

Erode ha certamente un cattivo intento. Invece i Magi? Il brano di apertura ci vuole mostrare come la ricerca di Dio e delle sue verità principali sia una ricerca innanzitutto appassionata, concreta, esperienziale; ma allo stesso tempo basata sull’uso della ragionevolezza. Proprio perché l’uomo ha insita nella sua natura il sentimento, il cuore, le emozioni e la razionalità.

Sono elementi che nella nostra vita non vanno mai sganciati fra loro.

È una ricerca dunque da un lato ha un aspetto di esperienza, di incontro vivo.

Dunque di apertura del cuore.

Guardando l’atteggiamento dei magi, sapienti orientali provenienti dall’attuale Iran, possiamo innanzitutto dire che c’è un desiderio indefinito di Dio che sorge dal cuore: questo desiderio coglie il senso profondo e ultimo di tutte le cose in maniera indefinita. Questo desiderio vago e indefinito coglie Dio a partire dalla creazione, dall’ambiente che ci circonda, dalle piante, gli animali, il sole, la luna. Ma è un cogliere la realtà prima ed ultima delle cose in modo ancora acerbo.

In ogni uomo dunque c’è la base di una ricerca che innanzitutto è desiderio di superare il senso di effimero e di temporaneo che la cultura post moderna e relativista vuole invece assolvere a dogma insolubile. Questo desiderio permette dunque di iniziare a rispondere a queste domande profonde, utilizzando la ragionevolezza e la capacità umana di comprensione.

Una ricerca che offre frutti acerbi non piace a nessuno; è necessaria invece una ricerca che sia coinvolgente, gustosa e dunque fruttuosa!

Questo cercare Dio e coglierlo in modo profondo è possibile dunque grazie alla comunione intima e profonda fra fede e ragione che è detto intellectus fidei, o intelletto della fede.

L’intelletto della fede è dunque costituito all’esercizio della virtù della fede unita con la ragione, con la finalità di comprendere al meglio la nostra fede, approfondirla, per poi viverla meglio e dunque diventare tutti santi. La grazia del Signore aiuta questo esercizio.

Vediamo adesso in dettaglio sintetico tutti questi elementi.

Comprendere la fede implica innanzitutto…. professare la fede teologale!

La fede è una virtù teologale che noi riceviamo nel Battesimo, insieme alla grazia. Virtù indica che da parte nostra deve esserci un esercizio continuo della fede.

Questo viene ordinariamente attuato ad alta voce e in modo solenne da noi durante la messa domenicale, quando professiamo il credo. Ma la fede si professa solamente con la voce, ripetendo tutti gli articoli del credo niceno costantinopolitano, o il credo degli apostoli.

La fede si esercita anche mettendola in pratica, dunque facendo diventare la nostra professione, anche delle opere di carità e di amore verso Dio e il prossimo, e anche alimentando la speranza della vita eterna.

Ma allora ancora di più è necessaria l’armonia e l’uso della ragione: per esercitare la fede, per amare Dio e il prossimo, è necessario conoscerlo. Non si può amare nessuno senza prima averlo conosciuto.

Su questo la sapienza biblica ebraica era stata già molto acuta. Infatti in ebraico il verbo conoscere ‘ada (si pronuncia jadà) ha un valore semantico sia di conoscenza intellettuale, sia di intimità affettiva. Più si conosce Dio, più si è intimi con Lui. Più si è intimi con Lui, più si conosce Dio.

Dunque ognuno di noi è chiamato all’esercizio del ragionamento all’interno della fede. Per entrare sempre più in sintonia e nella comprensione di verità che non sempre sono tutte evidenti, anzi fondamentalmente quasi nessuna di esse. Sono verità assunte per fede, sulle quali esercitiamo la nostra razionalità.

Nell’esercizio dell’intelletto della fede abbiamo diversi aiuti nella Chiesa.

Innanzitutto, il Magistero autentico della chiesa Cattolica, il quale insegnando autenticamente le divine verità di fede, al tempo stesso le spiega donandoci argomenti per comprenderle.

Ci aiutano in esso anche i sacerdoti e specialmente coloro che sono chiamati allo studio e all’insegnamento della teologia. I teologi sono coloro che nella Chiesa sono chiamati proprio a questo servizio: chiedendo aiuto alla filosofia, e alle scienze dure e umanistiche (le scienze ausiliarie), il teologo aiuta l’intera Chiesa a comprendere, interiorizzare il dato di fede tramite la razionalità[2]. Ognuno di noi quindi se vuole può prendere il libro di qualche teologo, per approfondire e assimilare un certo argomento della nostra fede. Ci aiutano nel comprendere la fede anche gli esegeti (studiosi della parola di Dio/ Scrittura, fonte della fede), i patrologi (studiosi dei Padri della Chiesa e della Tradizione /fonte della fede), che operano in modo comunitario.

Recentemente Papa Francesco in una sua recente intervista ha dichiarato che proclamerà dottore della Chiesa uno dei più profondi teologi che è anche padre della Chiesa. Sant’Ireneo di Lione, vissuto fra il 130 e il 202.

S. Ireneo (Licenza alamy commerciale)

S. Ireneo è studiato dai teologi specialmente per un’opera intitolata “Contro gli eretici” (Adversos Haereses).  In questo trattato, Ireneo deve rispondere a delle situazioni contingenti in cui si trovano i cristiani: cioè la presenza di dottrine gnostiche che negavano la bontà della creazione e dunque anche della carnalità e materialità dell’uomo. Nel rispondere a queste dottrine filosofiche, il vescovo di Lione approfondisce il dogma dell’Incarnazione, difende la sana dottrina degli apostoli – avendo lui ricevuto la predicazione dal discepolo diretto di S. Giovanni apostolo, S. Policarpo[3] – e i suoi testi furono poi accolti nella dottrina ufficiale della Chiesa.

Un altro esempio di servizio alla comprensione della fede è il santo Dottore della Chiesa San Tommaso D’Aquino (1225 – 1274). Il Signore chiamò San Tommaso proprio a quest’opera di riflessione e riordino di tutta la dottrina cattolica: le Summe da lui prodotte sono dunque una intelligenza e studio dei principali misteri della fede, inseriti poi in un sistema ordinato e logico. In tal modo, i medievali rigorizzarono tutta la dottrina cattolica per offrirla in modo più chiaro a chiunque volesse riflettervi.

Per coloro che sono a digiuno di filosofia o di altre scienze, non è richiesto avere la laurea per comprendere la fede. È un esercizio intelligente a partire dai testi liturgici della Sacra Scrittura: questa modalità è chiamata la lectio divina: una preghiera meditativa che ognuno può fare da solo, senza per forza conoscere il greco e l’ebraico. Successivamente però è chiamato alla collazione / condivisione: cioè si deve confrontare sempre coi sacerdoti, il parroco, o appunto i teologi e anche con gli altri fedeli.

Come si vede in tutti i casi, l’intelletto della fede è si da un lato una riflessione e un approfondimento personale. È una speciale preghiera contemplativa, diremo noi domenicani, ma che al tempo stesso chiede una condivisione con gli altri fedeli. È dunque un esercizio di uno e molti insieme, perché come dice il Signore “«In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».” (Matteo 18, 20).

Ma a questo punto ci si potrebbe porre una domanda:

Perché è necessario l’intelletto della fede? Non basta soltanto credere?

Nel cristianesimo riformato, in origine Lutero aveva sostenuto la necessità del sola fide. Solo la fede può salvare, null’altro è ausiliario per la redenzione dell’uomo. Successivamente, da studi che ho fatto recentemente, ho scoperto che anche il mondo di infinite comunità riformate ha riscoperto e sta riscoprendo il senso dell’intelletto della fede. Paradossale da un lato. O forse no.

Infatti, comprendo per credere, credo per comprendere, diceva Sant’Agostino. Come abbiamo già accennato, diremo che io comprendo per credo e per poi agire secondo i dettami della fede e della morale. Solo se sono in intimità con il Signore, se lo conosco profondamente e se ho approfondito le Sue verità, tramite la lettura dei testi di Magistero, tramite la lectio divina, tramite qualche libro teologico o spirituale… ecce cc a quel punto davvero sarò ancora più convinto e più coerente nell’esercitare la fede.

Questo esercizio della fede avviene non solo per quanto riguarda le azioni morali, ma specialmente nella liturgia. Più si entra nel mistero di Cristo e nel mistero eucaristico, più si vive meglio la celebrazione della messa e degli altri sacramenti.

Ecco allora il frutto di cui parlavo all’inizio della catechesi. Dall’intelletto della fede soggiunge la carità, l’amore verso Dio e il prossimo.

Il Trionfo di San Tommaso – Benozzo Gozzoli

Infatti la carità è un’amicizia fortissima, diremmo con San Tommaso D’Aquino, in cui si vuole il bene del prossimo e di Dio sopra tutto. Anche al di sopra del proprio. La carità, l’amore incondizionato è il fine di tutta la vita cattolica che riunisce tutti gli stati di vita. La carità è decentrarsi dalle istanze e i desideri dell’io egoistico, per accendere l’accoglienza, l’abbraccio dell’Io ecclesiale. Di quell’io che si dona agli altri e che riceve dagli altri e specialmente dal Tu per eccellenza, che è il Dio Trinitario, dell’Eterno Padre, dell’Uomo Dio, il Logos Gesù Cristo, e lo Spirito Santo Dono Amore.

La carità è dunque ripetere l’azione di Dio che si è donato a tutta l’umanità. Questo è possibile perché Dio stesso ci dona la grazia, generando la vita divina in ciascuno di noi.

Capite bene dunque che se non siamo entrati nell’approfondimento di tutte queste verità (Trinità, Padre – Figlio – Spirito Santo, grazia, Gesù vero Dio e vero uomo, Chiesa corpo e popolo di Dio) è davvero molto complesso poi attuare tutte quelle azioni che sono conseguenti ad esse e dunque le opere di carità / misericordia sia materiale che corporali.

I Santi, anche quelli che non sono teologi o dottori della Chiesa, non hanno fatto che questo: interiorizzare in modo ordinato nella loro vita il credo e la dottrina cattolica. Quello per loro fu l’Incontro vivo con Gesù divino Maestro. Da quell’incontro, da quella fonte, a cascata si sono donati corpo ed anima generando frutti di misericordia e di vita eterna.

Ecco i frutti che cercavamo! Scoprire chi è Dio l’eterno, per diventare eterni in Lui.

A questo dunque ci sembra importante dire che è assolutamente utile comprendere ed approfondire la propria fede.

Non solo perché si instaura un rapporto vero e autentico con Dio e il prossimo, di donazione verso l’altro. Soprattutto perché un rapporto di conoscenza profonda con Dio che è la fonte di tutte le verità, offre la verità anche su sé stessi, la propria identità e vocazione.

Un noto film degli anni 90’ diceva   

Credo che la voglia di scappare da un paese con ventimila abitanti
Vuol dire che hai voglia di scappare da te stesso
E credo che da te non ci scappi nemmeno se sei Eddie Merckx

Parafrasando questa citazione, e per analogia, legandolo alla nostra tematica, mi sentirei di dire. Credo che se hai voglia di scappare da un cammino di ricerca che ti doni gioia, verità e consapevolezza, vuol dire che hai voglia di scappare da te stesso, e credo che da te non ci scappi nemmeno se sei Eddy Merckx.

Approfondire la fede è da un lato scoprire la propria percezione della forma, la propria percezione soggettiva della fede. Scoprire dunque in che modo si preferisce pregare, meditare, quali tipo di autori spirituali ci piace leggere, in che modo ci relazioniamo con Gesù Eucarestia.

Dice qualcosa di come amiamo, delle emozioni che proviamo, di come giungiamo a conoscere la verità delle cose. L’intelligenza della fede è innanzitutto l’intelligenza sul mistero della fede dell’uomo. L’intelligenza del mistero di ciascuno di noi.

Anche a noi è allora è richiesto di conoscere e informarci su Gesù.

Come fu richiesto da Erode ai magi. La conoscenza diventa anche un po’ il nostro cammino di fede e di ricerca di Dio. Come detto, tutto questo non accade solo a livello teorico, riguardante ad esempio i dogmi o l’insegnamento morale. Ma anche nei nostri stati di vita – religioso, matrimoniale, sacerdotale – Dio ci chiede giorno dopo giorno qualche piccola attività: ad esempio iniziare un’attività di volontariato, fare un certo tipo di carità o un’altra, oppure anche su quale tipo di cammino catechetico seguire. Egli aiuta continuamente in questo nostro ricercare e discernere. Non siamo soli: il Signore sempre ci dona i suoi santi doni per approfondire e affinare le nostre risposte ai suoi progetti. Non temiamo allora di continuare, con umiltà di cuore e acuta intelligenza, di metterci ogni giorno in ascolto della Sua Parola di Vita Eterna.

Come scrive papa Francesco a proposito dell’Ascolto della Parola di Dio (Catechesi del 31 gennaio 2018):

Alla Messa, quando incominciano le letture, ascoltiamo la Parola di Dio.

Abbiamo bisogno di ascoltarlo! È infatti una questione di vita, come ben ricorda l’incisiva espressione che «non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio» (Mt 4,4). La vita che ci dà la Parola di Dio. In questo senso, parliamo della Liturgia della Parola come della “mensa” che il Signore imbandisce per alimentare la nostra vita spirituale. È una mensa abbondante quella della liturgia, che attinge largamente ai tesori della Bibbia (cfr SC, 51), sia dell’Antico che del Nuovo Testamento, perché in essi è annunciato dalla Chiesa l’unico e identico mistero di Cristo (cfr Lezionario, Introd., 5)

Questo ascolto permette la ricerca fruttuosa che ci donerà gioia, grandi soddisfazioni nelle piccole esperienze sul cammino di Dio.

L’ascolto è dunque uno degli aspetti fondamentali dell’intelletto della fede. Solo se prima si ascolta Dio che ci parla tramite la Tradizione, la Scrittura e il Magistero è possibile vivere la vita autentica. Dall’ascolto di tutto questo viene anche uno dei ministeri ed apostolati a cui tengo molto, che è la difesa della vita dalla gestazione alla morte naturale.

Proprio perché si ascolta il Signore della Vita, della Libertà e della nostra vocazione, sempre più possiamo e dobbiamo impegnarci in questo.

Il nostro è infatti un ascolto di fede non supino, passivo e silenzioso. È un ascolto vivido, che ci apre il cuore e la mente: che accende le orecchie del nostro sguardo spirituale e contemplativo.

Un ascolto allora attento e filiale. Che forse è ciò che manca di più oggi, in tempi incerti, in cui si viene bombardati di informazioni in tv, sul tablet, via radio, via smartphone, via computer.

L’infosfera ci bombarda e ci distrae con sciocchezze e falsità. Tutto questa genera perdita di concentrazione, di attenzione e dunque di focalizzazione sulle cose importanti della vita, che riguardano la salvezza della nostra anima.

Il Signore invece ci chiede tutto il contrario. Alla rapidità, istantaneità e vita fulminea della società digitale, come cattolici siamo chiamati a sederci, ad attendere, a prenderci dei tempi di silenzio e di ascolto dell’Eterno Padre, che dice la Verità in Gesù, Parola del Padre, e unendoci insieme nell’amore dello Spirito.

L’ascolto è ciò che genera la fede: infatti esattamente come da bambini ascoltavamo con attenzione, prudenza e fiducia i nostri genitori, e dall’ascolto fiduciosi siamo maturati come persone. Sia nell’amore, sia nell’intelligenza, in tutta la nostra bellezza, unicità e sacralità.

Il nostro primo atto in quanto consacrati, cioè Sacri in Cristo, è stato l’ascolto.

Allora, buon cammino a tutti di ascolto e di ricerca attiva, nei cammini di eternità proposti dalla fede cattolica e della gioventù domenicana, per inondare lo spazio della città post moderna con la certezza dell’amore di Gesù Cristo!

Gesù dolce, Gesù amore

Fr Gabriele Giordano M. Scardocci OP

Foto risistemata da StockSnap da Pixabay 


[1] Catechesi tenuta al gruppo Gioventù Domenicana San Tommaso D’Aquino, presso il convento domenicano di Santa Maria Sopra, lo scorso 15 ottobre 2021.

[2] Il teologo ha anche altri compiti ne cito due per completezza: la difesa e la proposta del dato della fede in quanto ragionevole (apologetica / teologia fondamentale); la riflessione sui dogmi affinchè tutta la dottrina cattolica possa svilupparsi, anche di fronte a nuove scoperte o a nuovi interrogativi scaturiti dalla cultura o dall’esperienza concreta dell’uomo.

[3] Si veda L. Dattrino, Lineamenti di Patrologia, EDUSC, Roma, 86 – 88, 2008.

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