Psicoterapia e cristianesimo. C’eravamo tanto odiati? Una riflessione sulle scuole di psicoterapia. #psyclub

Diverse scuole di psicoterapia: come orientarsi?

La psicologia è un ambito molto vasto che, a sua volta, si suddivide in moltissime branche teoriche e applicative. Per definizione, è la “scienza che studia i fenomeni propri del meccanismo mentale e affettivo” sia per la mera conoscenza che per un eventuale intervento in situazioni di disagio, francamente patologiche o anche soltanto per migliorare la conoscenza di sé stessi. È una disciplina ancora giovane, tuttavia sono stati fatti molti passi avanti nelle conoscenze e questo ha comportato la nascita di diverse teorie sul funzionamento della mente. Per il momento, non si può vantare un’unica teoria omnicomprensiva quindi, ma una serie di “punti di vista” ben fondati. Questo rende difficile il lavoro degli psicologi a volte, tuttavia è anche un bene, perché il dialogo tra posizioni diverse aumenta la consapevolezza e la conoscenza dei meccanismi e – a volte – diventa integrazione tra modelli.

Anche per quanto riguarda la psicoterapia, che è una particolare “tecnica” svolta da un professionista per curare la sofferenza psichica, esistono diversi orientamenti. Normalmente, al paziente non serve essere un esperto conoscitore di tutti gli orientamenti psicoterapici prima di contattare uno psicologo psicoterapeuta, perché l’orientamento in sé serve più che altro al professionista per avere un modello e una serie di strumenti per affrontare quella circostanza. Mi spiego meglio: se vado dal meccanico non è necessario che io conosca bene l’anatomia della mia auto e le specificità di tutte le chiavi e strumenti che usa per ripararla perché torni nelle mie mani sana, salva e… possibilmente aggiustata!:)

Una guida può essere però utile laddove una tipologia di psicoterapia si rivela essere – di solito – più efficace su un determinato disturbo e/o disagio o in situazioni specifiche o per chi vuole approfondire – anche solo a livello teorico – per comprendere meglio i fondamenti filosofici e antropologici di alcuni approcci.

Aggiungo, prima di passare al resto dell’articolo solo una cosa: la particolarità della psicoterapia consiste anche nel fatto che lo psicologo insegna alcuni degli strumenti che usa al paziente per far sì che egli possa usarli nella vita quotidiana. Anzi, il senso della psicoterapia è proprio questo!

Solo in Italia, ci sono quasi 350 scuole di psicoterapia riconosciute dal MIUR (devono essere riconosciute per dare il titolo di psicoterapeuta, è una tutela anche per il paziente)[1], ma ad ogni modo i principali orientamenti (con tutte i loro sotto orientamenti vari ed eventuali) rimangono:

  • Psicoterapia psicodinamica (psicanalisi);
  • Psicoterapia cognitivo-comportamentale;
  • Psicoterapia sistemico-relazionale;
  • Psicoterapia umanistico-esistenziale.

Andiamo per gradi:

a) La psicoterapia psicodinamica, anche detta psicanalisi (e non psicoanalisi che è l’approccio teorico) nasce dalla mente del primo psicanalista della storia: Sigmund Freud. Ad oggi ci sono scuole più o meno ortodosse, tuttavia si può affermare che molti studi sono stati fatti e che, quindi, sicuramente la psicanalisi non è quella degli inizi, specialmente da quando ha dovuto tener conto dei contributi neuroscientifici (ma ricordiamo che Freud era un medico, quindi non avrebbe disdegnato). Essa si basa sulla teoria dell’inconscio e sulla risoluzione del conflitto tra le pulsioni per risolvere le problematiche portate in terapia. Premesso che non ci sono necessariamente dei vincoli a che un cattolico scelga necessariamente uno psicoterapeuta in accordo con quelle che sono le sue credenze (ma questo vale per tutti i pazienti, anche perché generalmente esse non devono necessariamente essere note) un appunto che si può fare su questo orientamento riguarda la visione dell’uomo di Sigmund Freud il quale arriva alla conclusione che l’essere umano possiede un’inestirpabile pulsione di morte, ossia un’intrinseca cattiveria che lo spinge a distruggere ogni cosa, finanche se stesso.[2] Inoltre, per Freud non aveva quello che si può definire come “buon rapporto” con la religione cristiana. Come ben sappiamo, nel cristianesimo si afferma che l’anima è creata da Dio e l’essere umano è “cosa molto buona” nonostante il peccato originale, che lascia come ferita nell’umanità la concupiscenza. Il quale però, comunque, viene “cancellato” nel Battesimo. La differenza sostanziale di queste due visioni è che per l’una siamo esseri intrinsecamente distruttivi ma con buone possibilità di sublimare (sto semplificando, ovviamente) per l’altra, invece, esseri limitati da far fiorire. Ovviamente gli psicanalisti si occupano del benessere dei pazienti, quindi lavoreranno per la loro salute e il loro adattamento alla società, il che vuol dire che se la psicanalisi è buona, il paziente starà meglio a prescindere. Per completezza allegherò in fondo a questo contributo un articolo della Stampa che parla, a grandi linee, dei dissidi tra la scuola psicoanalitici degli esordi e la Chiesa e di come stiano adesso le cose. Tendenzialmente la psicanalisi non fa interventi di breve durata, ma non è nemmeno come all’inizio in cui servivano tre sedute alla settimana. In ogni caso questi sono particolari soggettivi che vanno discussi con il terapeuta;

Aaroon Beck (1921)

b) L’approccio cognitivo-comportamentale spiega il disagio emotivo attraverso una complessa relazione tra pensieri, emozioni e comportamenti.[3] L’obiettivo terapeutico viene condiviso tra terapeuta e paziente e per diminuire il disagio vi è collaborazione nell’identificazione di pensieri, emozioni e comportamenti che entrano in gioco nella problematica e anche nel modificare le abitudini disfunzionali. Questo tipo di psicoterapia nasce grazie ad Albert Ellis e Aaron T. Beck, due psicanalisti ortodossi insoddisfatti dell’approccio che stavano utilizzando e che fondano rispettivamente e inizialmente la REBT e la psicoterapia cognitiva standard che poi confluiranno, insieme a tanti altri studi sulla terapia cognitiva nella psicoterapia cognitivo-comportamentale;

c) Psicoterapia sistemico-relazionale: è spesso confusa con la “psicoterapia familiare” che, in realtà, si può fare anche con altri modelli. Tuttavia è vero che è nata come psicoterapia familiare, specie per  accompagnare famiglie in cui un componente è schizofrenico o anoressico. La sua storia parte dalle intuizioni di Haley e Milton Erickson, secondo bisogna individuare quel ciclo che “autorinforza” i comportamenti “problematici” e interromperlo. In Italia ci sono principalmente due gruppi che si occupano di questo tipo di terapia: Mara Selvini Palazzoli con il gruppo di Milano e Andolfi con il gruppo di Roma. Il primo si è concentrato sul fatto che, a volte, la guarigione di un membro della famiglia è ostacolata dalla percezione di cambiamento e disequilibrio che ciò comporta, mentre il secondo il secondo sulle fasi evolutive prevedibili di una famiglia (es. separazione dalla famiglia d’origine, nascita dei figli, ecc…);

d) La psicoterapia umanistico-esistenziale deve la sua nascita a Carl Rogers, il quale afferma che la malattia mentale è una “distorsione dello sforzo che l’individuo compie per attuare le proprie potenzialità”[4] sostanzialmente quindi mette al centro il soggetto come consapevole delle sue scelte e responsabile della sua esistenza[5] perciò i disturbi sarebbero la spia di una mancanza di adattamento dell’individuo, la qual cosa ne impedisce la crescita. In questo modello si fa ampio uso della terapia di gruppo.

Laura Zaccaro

Sitografia di approfondimento:

Foto di copertina PublicDomainPictures da Pixabay e licenza creative commons.


[1]SITCC 2012 – Psicoterapia in Italia, Scuole e Orientamenti: https://www.stateofmind.it/2012/10/sitcc-2012-simposio-integrazione/

[2] Volersi male. Masochismo, panico, depressione. Il senso di colpa e le radici della sofferenza psichica di Nicola Ghezzani

[3] Psicoterapia Cognitivo – Comportamentale. https://www.stateofmind.it/tag/psicoterapia-cognitiva/

[4] Umanistico esistenziale: http://www.piiec.com/cos-e-lapsicoterapia/orientamenti-psicoterapeutici/umanistico-esistenziale

[5] L’approccio umanistico-esistenziale: https://www.guidapsicologi.it/articoli/lapproccio-umanistico-esistenziale

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