Giuseppe padre lavoratore nell’ombra. #sangiuseppe

” Tante volte, nella nostra vita, accadono avvenimenti di cui non comprendiamo il significato. La nostra prima reazione è spesso di delusione e ribellione. Giuseppe lascia da parte i suoi ragionamenti per fare spazio a ciò che accade e, per quanto possa apparire ai suoi occhi misterioso, egli lo accoglie, se ne assume la responsabilità e si riconcilia con la propria storia

— Patris Corde, 6

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Papa Francesco trae spunti dal libro di J. Dobraczynksy: l’ombra del Padre, che è romanzo sulla vita di Giuseppe, e ne ricostruisce il modo di educare da parte del santo falegname.

Padri si diventa dando la vita o quando ci si prende cura di un figlio; oggi Nell’era postmoderna del covid è più che mai necessario secondo Papa Francesco, perché la società è orfana di padri, anche la chiesa ha bisogno di padri Vescovi e sacerdoti che dovrebbero fare proprie le parole della prima lettera ai Corinzi di San Paolo 4,15 quando l’apostolo delle genti afferma “sono io che vi ho generato in Cristo Gesù mediante il Vangelo chiuse”

Perciò essere padri non è imprigionare i figli ma renderli capaci di scelte di libertà, di responsabilità, di partenze per territori nuovi; inoltre il papa richiama al senso di libertà della castità che Giuseppe ebbe in quanto rimase per sempre casto: nell’amore infatti si lascia liberi non si imprigiona non si soffoca non si rende infelici.  Proprio come la Castità che è la scelta di amare e lasciare liberi senza possedere.

San Giuseppe ha amato decentrandosi, la sua felicità fu nel dono di sé che completa l’ottica del sacrificio. La paternità che rinuncia alla tentazione di vivere la vita dei figli spalanca sempre spazi all’inedito. Ogni figlio porta sempre con sé un mistero, un inedito che può essere rivelato solo con l’aiuto di un padre che rispetta la sua libertà. Un padre consapevole di completare la propria azione educativa e di vivere pienamente la paternità solo quando si è reso “inutile”, quando vede che il figlio diventa autonomo e cammina da solo sui sentieri della vita; insomma quando un padre si pone nella situazione di Giuseppe, il quale ha sempre saputo che quel Bambino non era suo, ma era stato semplicemente affidato alle sue cure. In fondo, è ciò che lascia intendere Gesù quando dice: «Non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste» (Mt 23,9); ogni vera vocazione nasce dal dono di sé anche la vita consacrata, scrive il Santo Padre.

Inoltre San Giuseppe su falegname e perciò lavoratore, Perciò Cristo imparò da lui la dignità del lavoro. Oggi occorre riscoprire in ogni modo la dignità del lavoro: innanzitutto come partecipazione all’opera stessa della salvezza: poiché si affretta la venuta del regno di Dio e ci si mette al servizio della società e del bene comune tramite le proprie potenzialità a capo due come la realizzazione di se stessi e della società e quindi diremo come persona: in tal modo la persona nel lavoro come opera e diviene creatore del mondo intorno a sé.

Così diremo sinteticamente, Giuseppe è Padre che esercita la sua opera creativa e attiva nell’ombra. Si rende così figura biblica per noi perché ci rimanda all’attività dell’Eterno Padre, fondamento e origine di tutta la Trinità, che amò il figlio e lo Spirito Santo donandosi in pienezza di amore e di libertà. Insieme al Figlio e allo Spirito donò alle sue creature la libertà e la vocazione, e ci permise un cammino di santità e di gioia vera, anche dopo la caduta originaria.

Giuseppe è davvero figura – segno che richiama a questi grandi misteri.

Fr Gabriele Giordano M. Scardocci OP

Foto di Henryk Niestrój da Pixabay

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