Il Quarto Concilio di Costantinopoli – 8 Storia dei concili. #approfondimenti #concilii

Convocazione e svolgimento

Il controverso Quarto Concilio di Costantinopoli è considerato dai canonisti occidentali come l’ottavo Concilio Ecumenico. Si tratta dell’ultimo dei concili cosiddetti “imperiali”, i concili cioè convocati dagli imperatori, mentre i successivi Concili Ecumenici saranno convocati da papi. Il sinodo si riunì a Costantinopoli dal 5 ottobre 869 al 28 febbraio 870 a seguito di una lunga serie di eventi che avevano scombussolato la Chiesa in oriente e compromesso i rapporti della stessa con la Chiesa latina. In particolare, il patriarca Fozio, che nell’858 era succeduto a Ignazio (che, divenuto inviso al potere imperiale, era stato deposto), si era duramente scontrato con il papato per via della giurisdizione sulla penisola balcanica, rivendicata da Roma, e successivamente per diverse questioni di carattere dottrinale (tra cui spicca l’aggiunta occidentale al Credo di Nicea del filioque), nonché per l’appoggio dato dato da papa Nicolò I alle rivendicazioni del deposto Ignazio sulla cattedra costantinopolitana.

Appena divenuto padrone dell’impero Basilio I (867), si mosse per risolvere i problemi interni alla Chiesa greca e per ristabilire i rapporti con Roma. Le circostanze sembravano favorevoli a questo piano. Papa Nicolò I, che Fozio aveva anatemizzato in un sinodo tenuto nell’estate dell’867, era morto il 13 novembre di quell’anno, ignaro di questa condanna. Mentre lo stesso Fozio era stato deposto per aver osato redarguire l’imperatore per aver assassinato il suo predecessore, Michele III (detto l’Ubriaco). Sembrava probabile che i nuovi dignitari ecclesiastici, papa Adriano II a Roma e Ignazio, nuovamente patriarca di Costantinopoli, potessero ora raggiungere un accordo.

Sfortunatamente, la condotta di Fozio, che alla fine divenne nota a Roma, appariva così offensiva per la sede apostolica che sembrava giustificare una denuncia e un’eventuale condanna. Condanna che si ebbe di fatto in un sinodo tenutosi nella Basilica di San Pietro a Roma il 10 giugno 869. In questa occasione, il succitato sinodo foziano dell’867 fu condannato, i suoi atti bruciati e Fozio scomunicato. In seguito Adriano si adeguò al desiderio dell’imperatore bizantino e accettò di inviare una missione a Costantinopoli, ma a condizione che il concilio si limitasse a confermare le decisioni del sinodo romano.

Armati di severe istruzioni, Donato, vescovo di Ostia, Stefano, vescovo di Nepi, e soprattutto il diacono Marino, il membro più competente della missione, furono presto sul Bosforo, dove il concilio si aprì nella splendida cornice di Santa Sofia. Le prime sessioni furono scarsamente frequentate (alla quinta sessione c’erano ancora solo 21 vescovi, e alla decima e ultima 103). Ma non è stato sufficientemente notato che, sebbene i vescovi suffraganei fossero vistosamente assenti, quasi tutti i metropoliti (37 su 40) erano presenti alla firma degli atti. A Fozio fu richiesto di comparire due volte, il 20 e il 29 ottobre. Alla seconda apparizione (settima sessione) fu anatemizzato insieme ai suoi sostenitori, e una settimana dopo, all’ottava sessione, tutti i suoi scritti relativi al concilio dell’867 furono solennemente bruciati. In seguito si tennero altre riunioni a intervalli, finché il 28 febbraio 870 ebbe luogo l’atto cruciale del concilio: la pubblicazione della definizione, l’omaggio a papa Nicolò, ai cui atti fu di nuovo concessa la forza di legge, e la pubblicazione di 27 canoni disciplinari, che nei secoli successivi ebbero grande importanza in Occidente. Gli Atti furono firmati solennemente dall’imperatore, dai legati papali, dal patriarca Ignazio, dai rappresentanti (apocrisiarii) dei tre patriarchi orientali, dai 37 metropoliti e da 65 vescovi. Un editto imperiale promulgò (870) le decisioni del Concilio come leggi dello Stato. Mai la supremazia della Sede romana sulle due grandi parti della cristianità era stata proclamata così solennemente. Convocata essenzialmente per regolare la vicenda di Fozio, l’assemblea approfittò dell’occasione per intervenire su diverse altre questioni di importanza emergente: la liceità della venerazione delle immagini, ancora sotto attacco per via di un iconoclastia latente che sopravviveva in Oriente; l’interferenza dei laici nelle nomine episcopali (c.22); e la gerarchia dei cinque patriarcati, sancendo la teoria della pentarchia nel governo della Chiesa universale (c.21).

I legati papali furono catturati e derubati dai pirati slavi durante il viaggio di ritorno a Roma, e di conseguenza la copia degli atti destinata ad Adriano II non gli arrivò mai. Anastasio il Bibliotecario, che era stato presente al Concilio come rappresentante dell’imperatore tedesco Ludovico II, ebbe miglior fortuna e riuscì a riportare a Roma una copia completa degli atti autentici; ma anche questa copia è andata perduta, così che gli atti si sono conservati solo nella traduzione che il Papa incaricò Anastasio di preparare per lui, preceduta da una prefazione e da un breve racconto della storia delle sessioni, composto da Anastasio stesso. Dell’originale greco rimane solo un lungo frammento abbreviato da un autore anonimo.

Status ecumenico

Chiamandosi Universalis Octava Synodus, il Concilio rivendicava per sé uno status ecumenico; aveva almeno le caratteristiche geografiche necessarie in ragione dell’autorità di tutti i capi della Chiesa che erano presenti o rappresentati. Fu riconosciuto come ecumenico dalla Santa Sede? Tre fatti sono certi e non possono essere contestati: (1) Adriano II lo aveva già approvato nella sua lettera del 10 novembre 871; nell’875 nella sua lettera ai fedeli di Salerno e Amalfi, papa Giovanni VIII lo chiamò sancta octava synodus, attribuendogli così formalmente l’ecumenicità; (2) dall’inizio del XII secolo questo Concilio è stato elencato tra i concili ecumenici riconosciuti dalla Chiesa Latina; (3) la stessa Chiesa bizantina ha ritenuto ecumenico questo concilio fino al Quinto Concilio di Costantinopoli, presieduto da Fozio (che nel frattempo era nuovamente stato nominato patriarca) tra l’879 e l’880, che si pensa abbia abrogato i suoi Atti; inoltre, quelle porzioni della Chiesa bizantina che si sono riunite con Roma nel corso dei secoli lo hanno accettato e lo considerano ecumenico.

Adriano Virgili

Alcuni riferimenti bibliografici:

Giuseppe Alberigo (a cura di), Decisioni dei concili ecumenici, Torino, UTET, 1978

Pierre-Thomas Camelot, Paul Christophe, Francis Frost, I concili ecumenici, Brescia, Queriniana, 2001

Klaus Schatz, Storia dei Concili. La Chiesa nei suoi punti focali, Bologna, EDB, 2012

Marina Benedetti (a cura di), Storia del cristianesimo. L’età medievale (secoli VIII-XV), Roma, Carocci, 2015

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: