Le prime crociere all inclusive? Furono inventate per i pellegrini medievali. #approfondimenti #clubcultura

Andare in pellegrinaggio è pericoloso. E complicato.
Ce lo potrebbe ahilui confermare un qualsiasi pellegrino medievale – uno di quelli che, non a caso, prima di partire per la Terra Santa faceva testamento, a sottolineare i rischi oggettivi che un viaggio lungo, in terre straniere, pieno di incognite, poteva comportare.
Quindi, sì: fare un pellegrinaggio, nel Medioevo, era pericoloso. E anche complicato. Soprattutto complicato, mi verrebbe da rincarare.

Hai un bel dire che si viaggiava in comitiva e che, quando si è in tanti, fra tutti ci si dà manforte. Sì sì, tutto bene: ma pensate di dover attraversare il Mediterraneo e mezza Europa senza Internet, senza telefono, senza avere idea di dove pernottare (anche perché magari la locanda sulla strada ha già tutte le stanze piene!) e senza riuscire a capire una parola dell’idioma dei locali, che, dal canto loro, non capiscono un tubo di ciò che dite voi.
Ammesso e non concesso che il viaggio in sé e per sé filasse liscio, restava il fatto che visitare terre straniere era complicato. Un elemento che noi, uomini del duemila, “viaggiatori professionisti” fin dalla culla, tendiamo a dimenticare. Ma, porca la miseria: ai tempi in cui non esistevano i pacchetti all inclusive, viaggiare era dannatamente complicato!

E quindi cosa si inventano, i pellegrini, per rendere un po’ meno disagevole il loro viaggio?
Beh, ma giust’appunto: inventano i pacchetti all inclusive.

***

Mi spingo a dire che stiamo parlando di ciò che fu, probabilmente, il primissimo, embrionale abbozzo di tour operator. Siamo intorno al Mille-duecento, e siamo nella ricca Venezia: un porto commerciale dal quale, gira e rigira, tutti i pellegrini per la Terra Santa si trovavano a passare. La stragrande maggioranza dei viaggiatori diretti a Gerusalemme si imbarcava a Venezia e sbarcava a Giaffa, località a partire dalla quale si formavano le carovane destinate alle varie mete oggetto di pellegrinaggio.
Era consuetudine che gli armatori veneziani facessero il viaggio assieme ai passeggeri ogni qualvolta che la nave salpava (magari era un modo per infondere sicurezza e trasmettere serietà, chissà mai). Fatto sta che, dagli e dagli, ‘sti armatori veneziani, dopo l’ennesimo viaggio in Terra Santa, si sedettero attorno a un tavolino e scherzarono “certo che, ormai, potremmo organizzare a occhi chiusi pure gli spostamenti via terra da Giaffa a Gerusalemme: abbiamo imparato a memoria pure quanti sassi ci son per strada…”.
E qualche armatore rise alla battuta gustando intanto un sorso di birra (o almeno: a me piace immaginare così, quel momento). A qualcun altro, invece, brillarono gli occhi. La metaforica lampadina s’era accesa.

Nascevano così, nella Venezia del pieno Medioevo, le prime crociere all inclusive della Storia, se mi passate l’anacronismo.
Il pellegrino interessato a viaggiare fino a Gerusalemme si vedeva innanzi tutto proporre un carnet con soluzioni per tutte le tasche. Chi aveva più denari poteva assicurarsi un viaggio relativamente comodo a bordo di una grande galea a remi, con spazi più ampi e garanzie di maggior comfort. Chi aveva un budget più ristretto poteva optare per un piccolo vascello – posto che, per ragioni di sicurezza e per tutelare il suo buon nome, la Repubblica Veneta controllava in modo serrato che le navi non imbarcassero un numero di passeggeri più alto di quanto di volta in volta stabilito. Una nave veneziana doveva essere garanzia di comodità!
Quindi, diciamo che pure i passeggeri di queste “crociere di seconda classe” se la passavano non poi malaccio.

Ma la cosa interessante veniva dopo. Poco prima del suo imbarco, il pellegrino pagava all’armatore una rassicurante quota all inclusive che comprendeva – letteralmente – tutto. Viaggio via mare e spostamenti via terra; tasse e pedaggi da pagare in Terra Santa; vitto e alloggio durante la navigazione e dopo lo sbarco; costo degli accompagnatori per visite guidate, escursioni e protezione della carovana: tutto questo era incluso nel prezzo del biglietto. A carico del pellegrino restavano – letteralmente – solo le spese per i souvenir di viaggio da portare a mammà: meglio ancora che le condizioni di certe nostre crociere moderne, che riescono sempre a spillarti più soldi del previsto.

Ma c’è di più. Nel contratto di viaggio che i pellegrini siglavano con l’armatore, quest’ultimo si assumeva alcuni obblighi ben precisi (e non da poco): oltre al già menzionato vincolo di non imbarcare troppi passeggeri per garantire un maggior comfort ai viaggiatori, l’imprenditore si impegnava ad assumere un tot. di marinai in esubero rispetto a quelli che sarebbero stati strettamente necessari per governare la nave (una precauzione benedetta, in caso di emergenze). Addirittura, si dichiarava disposto a essere portato in tribunale qualora, dopo il viaggio, il passeggero avesse avuto delle lamentele da sporgere.

Ecco: diciamo che quest’ultima clausola è molto confortante in un mondo di gente onesta, ma molto pericolosa se la fai sottoscrivere all’Italiano-medio.
Nonostante la fama di serietà degli armatori veneziani, il numero di controversie pian piano aumentò. Verso i primi decenni del ‘400, i passeggeri erano diventati così insopportabilmente piagnoni che, per sedare lo scontento e cercare di capirci qualcosa, la Repubblica Veneziana sospese per tre anni – dal 1447 al 1450 – tutte le licenze “turistiche” fino ad allora concesse agli armatori. Alla riapertura delle autorizzazioni, si decise di aumentarne il costo in modo spropositato e  soprattutto di ridurne il numero, di modo tale che solo pochi big del settore potessero impegnarsi nel campo, garantendo – si sperava – alti standard di servizio.
Di fatto, si creò un vero e proprio monopolio in cui tutto il settore “crocieristico” finì nelle mani dei fratelli Contarini, che seppero costruire una impresa di notevoli dimensioni, con agenti di viaggio e addetti al marketing messi a libro paga un po’ in ognuno dei grandi stati europei. E io fatico a immaginare i Contarini come qualcosa di diverso da un mega tour operator, soprattutto quando leggo dettagli come quello per cui, in più di un’occasione, di fronte a tensioni politiche o epidemie scoppiate in Terra Santa, essi decisero di non annullare il viaggio, ma bensì di cambiargli destinazione, semplicemente proponendo una nuova meta (!) ai pellegrini (?) che ormai avevano già pagato il biglietto.

Chissà fin dove avrebbe potuto crescere la loro impresa, se non fosse stato per le circostanze esterne. Ma ahimé si era ormai alle porte del ‘500, con la pirateria ai suoi massimi storici nel Mediterraneo e la situazione politica in Medio Oriente a degenerare rapidamente.

I tempi erano cambiati, così come la sensibilità religiosa degli Europei: “i pellegrini si stavano trasformando in semplici viaggiatori”, sintetizza Patrizia Battilani nel suo Vacanze di pochi, vacanze di tutti, da cui ho tratto queste notiziole. Il modo di viaggiare mutò radicalmente (e le mete di pellegrinaggio cambiarono, trasformandosi in più comodi santuari dietro casa). Non esisteva più quella massa di viaggiatori “medio borghesi” bisognosi di viaggiare senza troppe ansie e con la garanzia di non sforare il budget.
E così, venne meno il bisogno di queste forme di viaggio organizzato tutto incluso…

…fino al momento in cui, quantomeno, i nostri avi non le reinventarono. Qualche secolo dopo, dando origine al all inclusive che conosciamo oggi.

Lucia Graziano

Articolo pubblicato originariamente su Una Penna Spuntata

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