Il Terzo Concilio di Costantinopoli – 6 Storia dei concili. #approfondimenti #concilii

Convocazione e svolgimento del Concilio

Con l’appoggio dell’imperatore Eraclio, il patriarca di Costantinopoli Sergio I aveva introdotto il monotelismo (cioè la dottrina che in Cristo ci sia una sola volontà, quella divina) nella Chiesa greca, nel tentativo di riunificare i cristiani monofisiti e ortodossi in Oriente. Il risultato, tuttavia, fu l’opposto di quello sperato: non solo l’Oriente non riuscì a raggiungere l’unità religiosa, ma la nuova dottrina provocò gravi complicazioni in Occidente. E così, con il duplice scopo di ristabilire l’ortodossia e impedire la secessione dell’Italia dall’Impero bizantino, l’imperatore Costantino IV decise – con il consenso di papa Agatone – di convocare l’intero episcopato in un’assemblea generale.

Il patriarca di Costantinopoli trasmise debitamente l’editto di convocazione di questa assemblea (datato 10 settembre 680) agli altri patriarchi orientali. Il Concilio si tenne a Costantinopoli nel palazzo imperiale, nella sala della cupola, ed è quindi spesso descritto come il Concilio in Trullo (I). Nonostante la pressione delle autorità secolari, il numero di padri conciliari che parteciparono al Concilio prima della decima sessione fu estremamente ridotto: solo 50 (44 vescovi e sei monaci) si presentarono alla prima sessione (7 novembre 680). L’Occidente era stato invitato ad inviare almeno 12 vescovi, ma solo un prete (per la chiesa di Ravenna), e quattro monaci greci per i monasteri bizantini dell’Italia meridionale raggiunsero effettivamente Costantinopoli. Il Patriarcato di Gerusalemme inviò solo due delegati; Alessandria era rappresentata solo da alcuni chierici. Così, per contrasto, la stessa delegazione del papa appariva imponente, poiché era composta da tre vescovi, due sacerdoti, un diacono e un suddiacono.

Le prime 11 sessioni, così come quella finale, furono presiedute dall’imperatore, la cui intenzione originale era stata quella di convocare una semplice conferenza; ma l’assemblea insistette per essere ecumenica fin dalla sua prima sessione. In tutto tenne 18 sessioni, tra il 7 novembre 680 e il 16 settembre 681.

Il patriarca Macario di Antiochia e i suoi sostenitori, che rappresentavano l’eresia monotelita, fecero le loro dichiarazioni nella Va e VIa sessione (7 dicembre 680 e 12 febbraio 681). Nella sessione successiva (7 marzo 681), essi difesero la loro posizione. I dibattiti che seguirono, combattuti e meticolosi, furono prolungati. Il processo contro Macario, accusato di aver applicato male e di aver troncato i testi della Scrittura e dei Padri della Chiesa, fu iniziato solo durante l’XIa e la XIIa sessione (20 e 22 marzo), ma la sua deposizione avvenne nella XIIIa sessione (28 marzo). La XVIIa sessione (11 settembre) fu occupata a formulare il decreto di fede che proclamava la dottrina delle due volontà e delle due energie naturali in Cristo, indivise, inseparabili e senza confusione. Il documento fu firmato prima dall’imperatore e poi dai 178 padri conciliari allora presenti. Come il quinto concilio ecumenico, Costantinopoli II (553), questo concilio non promulgò canoni disciplinari, un’omissione alla quale, come vedremo subito sotto, pose rimedio il cosiddetto concilio Quinisesto, in Trullo (II).

Uno degli atti più importanti del Concilio di Costantinopoli III fu la condanna di Papa Onorio I, annoverato tra i veri campioni del monotelismo. Questa condanna, rinnovata dal sinodo Quinisesto e dall’ottavo concilio ecumenico, Costantinopoli IV (869-870), fu ampiamente utilizzata al Concilio Vaticano I come argomento contro l’infallibilità papale. Non ci fu alcuna protesta durante le sessioni contro la condanna da parte dei legati papali, e il successore di Onorio, papa Leone II, sembra averla approvata, sebbene vedesse il caso di Onorio solo come un fallimento personale.

Il Concilio fu immediatamente approvato e dichiarato ecumenico da Leone II (lettera del 7 maggio 683), successivamente da papa Benedetto II e dal concilio di Toledo del 684, e infine sia dalla Chiesa d’Occidente che dalla Chiesa d’Oriente, quest’ultima lo ha sempre riconosciuto senza dubbi come il VI della serie dei concili generali della Chiesa. Gli Acta, di cui non esiste un’edizione critica, possono essere consultati più comodamente in J. D. Mansi, Sacorum Conciliorum nova et amplissima collectio 11.190-922.

Dopo il Concilio

Come accennato sopra, né il Concilio di Costantinopoli II né il Concilio di Costantinopoli III avevano promulgato canoni disciplinari. A questo provvide il cosiddetto concilio Quinisesto convocato nel 691 da Giustiniano II per fornire misure disciplinari per il 5° e 6° (da cui Quinisesto). Questo concilio è conosciuto anche come sinodo in Trullo (II) dalla sala del palazzo imperiale di Costantinopoli dove si tenne, che era sovrastata da una cupola. Vi parteciparono 165 vescovi orientali e nessun legato occidentale debitamente nominato. Dei suoi 102 canoni, molti erano diretti contro la legislazione armena, latina e specificamente romana (3, 12, 13, 16, 29, 30, 55): il celibato clericale fu ripudiato (3 e 13); il canone 28 di Calcedonia, respinto da papa Leone I, che conferiva ai patriarchi di Costantinopoli il secondo posto dopo Roma, fu riaffermato (36); fu prescritta la scomunica per il digiuno nei sabati di Quaresima (55); e fu proibito l’uso di sangue e di animali soffocati (67; Atti 15,29). La maggior parte dei canoni, tuttavia, aveva uno scopo benefico, riaffermando la vera fede e l’autorità delle ordinanze apostoliche, delle tradizioni dei Padri e della precedente legislazione canonica e condannando gli abusi tra i chierici (3-39), i monaci, le monache (40-49) e i laici (50-102), in particolare per quanto riguarda le superstizioni e gli impedimenti matrimoniali (53-54).

Alle firme dei prelati orientali, Giustiniano chiese di aggiungere quella del papa. L’imperatore mandò quindi a Roma il conte Zaccaria, che però fu maltrattato dagli assistenti di papa Sergio I. Solo nel IX secolo, con papa Giovanni VIII, i canoni furono recepiti da Roma, ad eccezione però di quelli che “erano contrari alla buona fede, alla corretta morale e ai costumi della Chiesa romana”. Molti dei canoni sono citati dai canonisti medievali e da papa Sisto V.

Adriano Virgili

Alcuni riferimenti bibliografici:

Giuseppe Alberigo (a cura di), Decisioni dei concili ecumenici, Torino, UTET, 1978

Pierre-Thomas Camelot, Paul Christophe, Francis Frost, I concili ecumenici, Brescia, Queriniana, 2001

Giancarlo Rinaldi, Cristianesimi nell’antichità, Chieti, GBU, 2008

Klaus Schatz, Storia dei Concili. La Chiesa nei suoi punti focali, Bologna, EDB, 2012

Emanuela Prinzivalli (a cura di), Storia del cristianesimo. L’età antica (secoli I-VII), Roma, Carocci, 2015

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