Anna Bonetti: una teologia solida per l’inclusione, contro l’aborto di sordi e disabili. #clubhandicap

Oggi nel Club Theologicum abbiamo un gradito ospite.

Probabilmente l’abbiamo vista già in giro. Io l’ho conosciuta sui manifesti di pro vita e famiglia, che combatte la cultura della morte.

In giro per i social e per Instagram, la nostra ospite oggi ci offre un buon esempio di fedele laico impegnato nel mondo.

Carità operante, simpatia e affetto. In un mondo di sordità. Non tutti sanno che questo mondo della disabilità oggi domanda alla teologia e alla cultura di essere ascoltato. Parla al cuore di ogni credente, di ogni teologo, di tutti noi.

Ci chiede di diventare solidi contro la necrocultura.

Diamo la parola alla nostra Anna!

Carissima Anna, benvenuta nel Club Theologicum! Presentati.

Ciao a tutti i clubbers, mi chiamo Anna Bonetti. Sono sorda dalla nascita, porto l’impianto cocleare e conosco la lingua dei segni. Lavoro come assistente in una scuola dove ci sono 60 bambini sordi e nel tempo libero mi dedico al mio attivismo pro-life e sociale.

Come spiegheresti ai bambini, ma anche alle persone adulte le modalità diverse in cui i sordi dialogano, apprendono, si relazionano?

Dalla mia esperienza ho compreso che non esiste un sordo uguale ad un altro, ma che ognuno di noi è unico e speciale nel suo genere. C’è chi preferisce l’oralismo e chi utilizza la lingua dei segni e chi entrambi. Al giorno d’oggi la scienza ci permette di sentire grazie agli impianti cocleari. Sono sostegni molto utili che però non garantiscono un recupero totale dell’udito e non su tutti hanno la stessa resa.

Un tipo di impianto cocleare.

Ad esempio, ho esperienza a stretto contatto con persone che non sono riuscite a ricavare dagli impianti cocleari i benefici sperati, né tantomeno l’uso della parola e credo che sia nostro dovere prenderci cura anche di loro. Infatti non amo quando si cerca di sbandierare solo l’esperienza di coloro che hanno ricavato dagli impianti cocleari i benefici sperati dicendo che la lingua dei segni sia inutile, lasciando tutti gli altri su un piano inferiore. Inoltre come è emerso dal IV convegno sulla LIS, la lingua dei segni è un grande supporto alla deprivazione linguistica, infatti dagli studi è emerso che esporre da subito il bambino alla LIS riduce il rischio di deprivazione linguistica. Io sostengo il bilinguismo perché credo che sia importante la lingua dei segni per supportare la nostra identità e aiutare l’individuo ad accettare la propria sordità, ma che lo sia altrettanto l’uso della parola per imparare a comunicare con il mondo esterno.

Come spiegheresti ad un religioso o un membro del clero qual è il tuo rapporto con Dio e con i sacramenti?

Premetto di dire che sono cresciuta in una famiglia non credente, ma l’avvicinarmi alla cultura della vita mi ha avvicinata di più anche a Dio. È iniziato tutto quando tre anni fa ho iniziato a frequentare a Roma un’università cattolica, poi grazie ad alcuni miei amici pro-life ho scoperto meglio la fede e ogni tanto recitiamo il rosario insieme e vado a messa tutte le domeniche. Credo che la fede sia un grande sostegno per una strada impegnativa come quella che ho imboccato, cioè la difesa della vita umana innocente.

C’è qualcosa che chiederesti alla Chiesa che aiuti le persone sorde nell’inclusione del cammino di fede?

Quello che chiederei alla chiesa è innanzitutto di rendersi accessibile alla nostra realtà mediante il servizio di interpretariato LIS che già viene offerto per tradurre la messa del Papa in televisione e dalla comunità Nuovi Orizzonti. Ad esempio quest’anno la marcia per la vita sarà accessibile anche in lingua dei segni e questo è un enorme passo avanti che mi rincuora molto. Credo che l’ideale sia aggiungere la figura dell’interprete LIS nei video divulgativi su YouTube in modo che sempre più informazioni possano giungere anche a loro. Ad esempio qualche tempo fa mi è capitato di andare a fare volontariato alla mensa dei poveri e c’era un ragazzo sordo con cui solo io ero in grado di comunicare. Credo che inserire figure che conoscono la lingua dei segni sia importante per realizzare un buon lavoro di integrazione.

Cosa ti ferisce di più personalmente delle idee che la cultura attuale ha nei confronti dei sordi?

Innanzitutto i forti pregiudizi verso chi ha una disabilità e il modo in cui vengono visti i sordi che per cultura loro o perché non anno ricavato dagli impianti cocleari i benefici sperati comunicano prevalentemente con la lingua dei segni. Trovo che sia un gesto ignobile categorizzare i sordi come se esistessero persone di serie A e di serie B e che la società debba farsi carico dell’inclusione di TUTTI noi. Io ad esempio che ho ricavato dall’impianto cocleare una buona resa vivo la mia quotidianità quasi al pari di un normoudente, ma questo non mi esime dal dovere di aiutare i sordi che hanno più difficoltà di me.

Come sappiamo dai social, sei anche una militante pro life. Come hai iniziato questo bellissimo apostolato?

È iniziato tutto circa 3 anni fa quando ho scoperto che anche la sordità congenita come nel mio caso è individuabile per mezzo della diagnosi prenatale per mezzo della quale si può fare ricorso all’aborto. Ho capito quanto fosse paradossale vivere nell’ipocrisia di una società che ogni giorno si professa paladina dell’inclusione (basti pensare al mio recente video rivolto a Fedez) e poi però si ostina a tacere il del genocidio dei disabili che ogni giorno sta avvenendo nel grembo materno, oppure di coppie che ricorrono alla PMA prevista dalla legge 40 al fine di evitare un secondo figlio sordo. Che senso ha parlare di inclusione quando prima della nascita possiamo essere soppressi a causa della nostra disabilità? Non appena ho preso consapevolezza di questa difficile realtà ho compreso il senso della mia esistenza.

Siamo in un club dove si scrive, si prega e si discute di teologia fra serio e faceto. Credi che i teologi possano aiutare le persone sorde a svolgere il loro compito, cioè di entrare ancora di più nella comprensione della fede?

Credo che siamo persone che come tutti possano fare un proprio percorso di fede. Sicuramente studiare la lingua dei segni al fine di divulgare sui social questi temi è il miglior modo per aiutare le persone sorde ad avvicinarsi a questa realtà.

Grazie mille.

Anna Bonetti & Fr Gabriele Giordano M. Scardocci OP

(Tutte le immagino sono state autorizzate)

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