Caterina da Siena: consumarsi d’amore nell’affetto del babbo. #stililaicali

Il 29 aprile come ogni anno si festeggia la solennità liturgica di Santa Caterina da Siena.

Sulla santa senese ho pubblicato in passato diversi articoli e video qui, qui e qui.

L’anno scorso, a causa del lockdown 2020, ho avuto il grande dono di poter celebrare uno dei tre giorni preparatori per il Triduo in preparazione alla festa minervitana.

Mi sono davvero sentito vicinissimo alla grandissima mamma senese.

Sin da quando ero postulante e novizio ho avuto sempre affetto e devozioni molto intense per Caterina. Ricordo dei fortissimi momenti di preghiera sia alla casa della santa, in Siena, sia alla tomba qui a Roma, nella basilica minervitana.

Rileggendo recentemente alcune sue lettere ai papi, mi sono trovato molto contento nel leggere diversi passaggi in cui si mostra in modo evidente la molta cura, affetto ed attenzione nei confronti di tutti i pontefici a cui si era rivolta. Oltre che l’obbedienza, richiestale in quanto mantellata, Caterina era solita chiamare il papa col nome di Dolce Cristo in terra, e in diverse lettere, persino col nome di Babbo.

Davvero un modo splendido di riconoscersi figlia della Chiesa e del successore di Pietro. Qui ad esempio in una stupenda lettera a papa Gregorio XI, chiede al papa di accogliere i suoi nemici politici con amore fraterno e pastorale. Vi cito qualche stralcio per chiarificare:

Lettera CXCVI.

Santissimo e reverendissimo padre in Cristo Gesù. Io Catarina, […] scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi pastore buono; considerando me, babbo mio dolce, che il lupo ne porta le pecorelle vostre, e non si trova chi le rimedisca. […] Oh dolce e amoroso Verbo, che con l’amore hai ritrovata la pecorella, e con l’amore gli hai data la vita, ed ha la rimessa nell’ovile, rendendole la Grazia, la quale aveva perduta! Oh santissimo babbo mio dolce, io non ci vedo altro né altro rimedio a riavere le vostre pecorelle, le quali con ribelle si sono partite dall’ovile della santa Chiesa, non obbedienti, né subietti a voi padre. […] E allora, babbo mio dolce, adempirete il santo desiderio vostro e la volontà di Dio, cioè di fare il santo passaggio; al quale io v’invito per parte sua a tosto farlo, e senza negligenzia. Ed essi si disporranno con grande affetto; e disposti sono a dare la vita per Cristo. oimé, Dio, amore dolce! Rizzate, babbo, tosto il gonfalone della santissima croce, e vederete li lupi diventare agnelli. Pace, pace, pace! acciocché non abbi la guerra a prolongare questo dolce tempo.

In questa lettera, come in altre, Caterina si rivolge quale figlia affettuosa, attenta ai bisogni della Chiesa e del papa del suo tempo. Un tempo incerto, per tanti motivi. Una pandemia di peste superata quando la stessa Caterina era piccola, e, analogamente, un secolo certamente sofferente per la cattività avignonese, che la stessa santa domenicana aveva a lungo combattuto.

Caterina provava un enorme, profonda, interminabile sofferenza per la lontananza del papa dalla sede romana. Sentiva una sorta di spaccatura interiore, un male incurabile che pensava di dover medicare, e pian piano suturare. Così Caterina, tanto aveva sollecitato e scritto al suo babbo, e di più prima aveva pregato il suo Sposo, il Cristo ponte, che alla fine il santo padre Gregorio, finalmente in gennaio 1378, tornò a Roma.

Immagino solo quanto potesse essere grande la gioia della piccola santa senese, dopo essersi così tanto consumata nell’affetto per papa Gregorio.

Questo grande affetto dovrebbe essere di esempio anche per il nostro tempo.

Un tempo di grandi incertezze, velocissime informazioni e milioni fake news, molte calunnie e maldicenze vengono scritte e prodotte contro il santo padre, papa Francesco. Critiche impietose, e soprattutto talmente tante falsità che è stato scritto un libro per mostrarle tutte e far vedere la loro infondatezza.

Alla base di tutto, manca qualsiasi sentimento di affetto e fiducia nei confronti del vicario di Cristo. Per questo che oggi la solennità cateriniana può essere un momento per riscoprire la figura petrina, in questo difficilissimo servizio che Gesù ha chiesto a Pietro, e via via a tutti i successori.

Una solennità per provare a riscoprire l’obbedienza di tutto il popolo a cristiano Dio, alla Chiesa e quindi, evidentemente, al papa.

Chiediamo a Dio con l’aiuto di santa Caterina di crescere nell’amore filiale verso il santo padre.

Gesù dolce, Gesù amore

Fr Gabriele Giordano M. Scardocci OP

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