Il grande silenzio della salvezza. #settimanasanta #sabatosanto2021.

«Che cosa è avvenuto? Oggi sulla terra c’è grande silenzio, grande silenzio e solitudine. Grande silenzio perché il Re dorme: la terra è rimasta sbigottita e tace perché il Dio fatto carne si è addormentato e ha svegliato coloro che da secoli dormivano. Dio è morto nella carne ed è sceso a scuotere il regno degli inferi».

L’ormai tanto antica quanto famosa «Omelia sul Sabato santo» che si legge nell’Ufficio del Sabato Santo descrive in maniera efficace, a tratti quasi poetica, quello che è stato il momento successivo della deposizione di Cristo dalla croce: il corpo del Signore “giustiziato” non viene abbandonato in pasto agli avvoltoi, com’era uso presso i Romani, ma viene, invece, adagiato in un sepolcro, com’era consuetudine presso i Giudei. E nondimeno le narrazioni evangeliche della passione includono una minuziosa descrizione della sepoltura di Gesù (cfr. Mt 27,57-61; Mc 15,42-47; Lc 23,50-56; Gv 19,38-42). Da lì un grande silenzio avvolge ogni cosa; forse lo stesso silenzio che avvolgeva Betlemme nella notte santa nella quale egli nacque.

Se l’evento del Calvario ha avuto una portata soteriologica e universale, nondimeno lo è – potremmo dire – l’«evento del sepolcro» quale conseguenza e completamento della Sua morte, e che si presenta con un duplice effetto: uno “in sé” e uno “per noi”.

L’effetto in sé riguarda la persona di Cristo; se da un lato la morte di Cristo è stata una vera morte poiché pose un termine alla sua esistenza terrena, tuttavia il suo “corpo morto” non subì la corruzione del sepolcro, com’è narrato negli Atti degli Apostoli (2,22-31): «[Davide] previde la risurrezione di Cristo e ne parlò: questi non fu abbandonato negli inferi, né la sua carne vide la corruzione». E il Catechismo della Chiesa Cattolica (n. 627) illustra che fu proprio «a causa dell’unione che la persona del Figlio ha mantenuto con il suo corpo, che non si è trattato di uno spogliamento mortale come gli altri».

Cerchiamo brevemente di capirne il motivo, aiutandoci con la teologia di San Tommaso che si sofferma sul tema della sepoltura di Cristo in alcune questioni del Commento alle Sentenze che nella Summa theologiæ (III pars, q. 51). Qui, in particolare, egli attesta che il corpo di Cristo «per la sua natura passibile era atto a putrefarsi», tuttavia non doveva nel sepolcro andare soggetto alla dissoluzione e ridursi in polvere, anzitutto perché «immune dal peccato»,  e ulteriormente perché la sua morte non era dovuta a infermità della natura assunta, ma a volontaria assunzione della morte stessa per la salvezza del genere umano. E difatti «se il suo corpo si fosse assoggettato alla putrefazione e al dissolvimento, ciò avrebbe piuttosto danneggiato l’umana salvezza: poiché non si sarebbe creduto che in lui ci fosse la potenza di Dio»; esattamente «la virtù di Dio ha preservato il corpo di Cristo dalla putrefazione, come lo ha risuscitato dalla morte».

Sul modo in cui Cristo venne sepolto, l’Aquinate continua ribadendo che furono proprio la mirra e l’aloe, applicati al corpo del Signore, che lo conservarono immune dalla corruzione, così come l’essere sepolto in un giardino «per indicare che dalla sua morte e sepoltura siamo liberati dalla morte incorsa per il peccato di Adamo, commesso nel giardino del Paradiso terrestre». Ed è sottile anche quando espone il perché il Signore fu posto in un sepolcro nuovo, ma non suo personale: «Ciò serve anche a misurare il grado di povertà abbracciata per noi. Infatti il Cristo, il quale in vita non aveva una casa, dopo la morte trovò ricetto nel sepolcro di un estraneo, e nella sua nudità fu ricoperto da Giuseppe».

La sepoltura di Cristo, poi, costituisce un tema fondamentale della catechesi battesimale; e qui possiamo rintracciare l’effetto che – come dicevamo sopra – produsse “per noi”. Sempre Tommaso afferma che tale sepoltura era conveniente «per essere il prototipo di coloro che per la morte di Cristo muoiono al peccato […] Cosicché i battezzati, i quali per la morte di Cristo sono morti al peccato, sono come sepolti in Cristo con l’immersione nell’acqua, secondo l’affermazione paolina: Noi per il battesimo siamo stati sepolti con Cristo nella morte». E precisamente, mediante l’originaria immersione nelle acque, il Battesimo sta a significare tale discesa nella tomba, per il cristiano che “muore al peccato” proiettato nella vita nuova.

Per mezzo del battesimo si compiono nei battezzati in modo mistico i misteri della morte di Cristo, della sua risurrezione e della sua ascensione, e in loro – come scriveva già san Cirillo di Gerusalemme nelle Catechesi mistagogiche (2,7) – si opera una salvezza reale: «In Cristo la morte è una realtà […] reale fu la sua sepoltura […]. A voi, invece, è tata concessa la somiglianza con la morte e i patimenti; al contrario la salvezza non è una somiglianza, ma una verità».

Come allora non pensare alle parole di Gesù, quando ancora era in vita, sul chicco di grano! Ora egli è “seminato” nel sepolcro proprio come quel chicco di grano, che cade nel solco e produce frutto copioso. A partire da questo evento, nella sepoltura di coloro che sono morti con Cristo per mezzo del battesimo, si compie quel che sostiene San Paolo quando in 1Cor 15,35-53 tratta del modo della risurrezione: «Si semina corruttibile e risorge incorruttibile; si semina debole e risorge pieno di forza»; si semina un corpo di carne e risuscita un corpo spirituale: «noi tutti non moriremo, ma tutti saremo trasformati».

Ecco perché è proprio in questo momento che la terra tace; ecco perché è proprio in questo momento che il “grande silenzio” la avvolge: perché l’uomo attende la sua ‘trasformazione’, ripensa a sé stesso, riscoprendo quella salvezza donatagli gratuitamente da Colui che è caduto nel solco della storia, ridandole senso.

L’uomo tace perché anch’egli il sabato santo – in fondo – attende la propria rinascita, e alla fine dei tempi la risurrezione con Cristo, suo Signore.

Fr. Giovanni R. M. Ferro OP

Convento di Santa Maria sopra Minerva

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