Lo spazio interiore fra Dio e l’uomo. #stiliecclesiastici

Cari clubbers, con grande gioia ed emozione vi offro questa bellissima riflessione del caro confratello Robert. Questi temi sono stati discussi con lui anche a voce, e in questo tempo di incertezza ha voluto donare alla rete piccoli passi di serenità mediante la sua arte: la musica.

Seguiamo insieme. Fr Gabrio.

Musica tra fede, missione e credibilità.

Tre brevi riflessioni.

Nessun repertorio è così vario come il repertorio della musica sacra cristiana. Si va dal canto gregoriano come fondamento a composizioni contemporanee di diversi stili e culture. Le possibilità di incontrare il repertorio sono numerose: includono le gallerie delle cattedrali e il giro privato presso l’albero di Natale, i palchi all’aperto dei festival e il podio della sala da concerto. Questa diversità ha una cosa in comune: la musica sacra permette di capire meglio la fede e di esprimerla emotivamente. I cristiani cantano la loro fede e la sperimentano allo stesso tempo: il testo può essere conosciuto e celebrato allo stesso tempo. Non ci sono limiti alla gamma di possibilità di espressione emotiva. Sono vari quanto i testi del cristianesimo stesso e vanno dall’accusa appassionata di Dio alla supplica fiduciosa alla lode esuberante.

“Tutta la mia vita appare nei Salmi”, mi disse una volta un fratello dell’ordine domenicano di quasi cento anni. Il salterio con la sua varietà espressiva è la base biblica per la preghiera di ebrei e cristiani. Chi canta per Dio, afferra e rafforza la propria fede e allo stesso tempo fa una confessione aperta per questo Dio nella nostra società in trasformazione.

Dimensione missionaria

È spesso sottolineato il ruolo importante della musica nella nuova evangelizzazione. Una fede che “suona bene” è attraente. In questo contesto, la musica svolge la funzione di calamita: attiva nell’ascoltatore un’intuizione religiosa positiva che inizialmente non si riempie di contenuti più dettagliati e lo attrae. La musica è usata in questo senso nelle festival, missioni parrocchiali e nelle conferenze cristiane. È affascinante ed emozionante quando le persone esprimono la loro fede cantando. In questo contesto, gli eventi musicali hanno spesso un carattere propedeutico per l’ascoltatore. Può aprire uno spazio interiore che invita a un incontro più intenso con la fede e la Chiesa.

Cosi l’ha esperto il famoso poeta e diplomatico francese Paul Claudel, che, entrando nella Basilica di Notre Dame a Parigi nel 1886 e ascoltando il canto del Magnificat, avvertì la presenza di Dio.

Il percorso dal vestibolo all’area interna della vita di fede richiede quindi naturalmente un accompagnamento attraverso una serie di ulteriori passaggi pastorali, come l’esperienza di una comunità credente e la sua ricca cultura della preghiera, la celebrazione dei sacramenti e una catechesi accattivante.

Oltre a questa funzione invitante, la musica ha anche un effetto di approfondimento rispetto alla “missione interiore” dei credenti. Molti religiosi cantano la Liturgia delle Ore nelle loro comunità per tutta la vita. Quest’obbligo li plasma e li aiuta a esporsi alla meditazione delle Sacre Scritture anche nelle fasi della vita che non sono spiritualmente produttive. Per un bel po’ di persone, essere coinvolti nel loro gruppo musicale affiliato alla chiesa o ascoltare musica sacra è il loro personale “cordone ombelicale al divino” (Nikolaus Harnoncourt).

Stile e credibilità

I tentativi di collegare un desiderato successo di missione a un determinato stile musicale, non lo trovo tanto opportuno: L’ampia gamma del repertorio e le sue diverse opzioni di esecuzione, d’altra parte, aprono una vasta gamma di possibilità di utilizzo ed esperienza. Due criteri mi sembrano essenziali: la qualità del testo e la credibilità generale della esecuzione. I sacri testi della Bibbia e i testi liturgici sono certamente i fondamenti preziosi. Buoni testi contemporanei costituiscono il punto di partenza per nuovi brani.

La credibilità di una esecuzione richiede sensibilità alle diverse culture di fede e un occhio alle aspettative locali. Ad esempio, ho esperienza di giovani musicisti popolari professionisti che preferiscono cantare il canto gregoriano nella liturgia. I millennial musicali sembrano muoversi senza sforzo attraverso i vari stili e forme del tesauro della musica sacra.

Tre considerazioni dovrebbero mostrare in poche parole perché il canto gregoriano può essere paradigmatico per l’esperienza musicale della fede:

Il canto gregoriano ha origine nella ruminatio (letteralmente: ruminazione), la recitazione enfatico-meditativa delle Sacre Scritture. La sua retorica musicale si basa sull’interpretazione del testo, è musica nata dalle parole sacre. Poiché la musica cristiana ha una relazione interiore con il testo e il suo contenuto, può parlare di fede e condurre alla fede. I brani di canto gregoriano sono stati portati avanti nei secoli cantando, anche nelle fasi più difficili della storia. Ciò mostra che questa porta della fede è sempre stata aperta ed è ancora aperta oggi.

Il canto è la preghiera cantata perché sale a Dio “come l’incenso” (Sal 141,2): i cantori interrompono la loro quotidianità e si rivolgono a Dio per glorificarlo con la loro voce. Proprio perché, in termini musicali, il canto gregoriano è sul lato apposto delle leggi estetiche della cultura globale del consumo, può aprire uno spazio interiore di preghiera e devozione in un modo unico. Il canto cristiano è un esercizio spirituale in questo senso perché è una forma di preghiera ritualizzata. Lodando Dio “l’uomo ascende a Dio” (Tommaso d’Aquino, S. th. II-II q 91 a 1 resp.). Nessun repertorio è così connesso alla liturgia come il canto gregoriano: uno diventa la chiave per capire l’altro.

La credibilità dell’esecuzione della musica cristiana dipende anche non da ultimo dalla credibilità degli stessi attori musicali. Qui vedo il collegamento con il primo punto della nostra considerazione: chi canta di Dio in pubblico dovrebbe anche essere in grado di cercarlo e testimoniarlo nella sua vita di tutti i giorni. Idealmente, l’impegno musicale si riflette anche nella spiritualità e nello stile di vita personali: Lex canendi et orandi, lex credendi et vivendi. Cosi sperimentamo come “la bellezza, la musica, l’arte ci permettono di conoscere della realtà di Dio” (Papa Francesco).

Fr .Robert Mehlhart OP

2 risposte a "Lo spazio interiore fra Dio e l’uomo. #stiliecclesiastici"

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