Intervista a Régine Pernoud: Giovanna D’Arco oggi. #clubcultura

Una donna perfetta chi può trovarla? Ben superiore alle perle è il suo valore  “

— Proverbi 31:10 .

Fondatrice del “Centro Giovanna d’Arco” e per anni conservatore degli Archivi nazionali di Parigi, la dottoressa Pernoud ha iniziato la sua carriera letteraria con una storia delle crociate (1959) ed una della borghesia francese (1960-1962), poi ha voluto studiare in dettaglio la vita di donne famose come Giovanna d’Arco, Eleonora l’Aquitania, Eloisa (la sfortunata amante d’Abelardo) ed attualmente è nota, non solo come medievalista, ma soprattutto come studiosa della condizione femminile nel Medioevo. Nel ’96 le avevo chiesto di paragonare questa condizione a quella di tante donne bosniache, allora in guerra.

Non sapevo che, di lì a due anni, il 22 aprile 1998, la studiosa sarebbe mancata. Oggi la sua intervista mi sembra staccata dal tempo, come proiettata in uno spazio atemporale.

Reginè Pernoud: – È quasi impossibile istituire un raffronto come quello che lei mi chiede. C’è un totale disaccordo riguardo alla donna nel Medioevo, purtroppo c’è ancora che considera questo periodo come un lungo sonno della ragione e di tutti i valori civili, mentre, per quanto riguarda la donna, siamo forse di fronte al problema contrario: troppa idealizzazione, troppa razionalizzazione, il suo ruolo era enormemente idealizzato, fino ad essere inaccessibile. Sì, forse essere donna nel Medioevo era difficile, ma solo perché da ogni donna ci si aspettava il massimo: il modello, si sa, era la Vergine Maria, vista come massima perfezione a cui potesse giungere la creatura umana.

Mary: – Questo vale probabilmente per la gentildonna, cantata dai poeti, ma le altre?

R: – La gentildonna era forse più severa con se stessa, spesso diventava inaccessibile fino a perdere il contatto con la realtà e soffrirne. Ma l’idealizzazione della donna era comune a tutto il genere femminile, anche se forse non tutte ne erano altrettanto consapevoli.

M: – Questo si trasformava in effettive leggi a favore della donna?

R: – Bisogna chiarire bene che cosa s’intende per “a favore”; se pensiamo all’attuale scopo delle femministe, la parità dei sessi, no, il Medioevo non poteva neppure concepire un’idea del genere… ma solo perché metteva la donna ad un gradino più alto.

M: – Questo le dava diritto effettivo, legale a qualche cosa di più? Non era piuttosto un comodo pretesto per scartarla dalla vita quotidiana?

R: – Questo ha portato alla “paix de Dieu”, costituita nel 989 da un concilio di vescovi e prelati riunitisi a Charroux: è la prima vera tregua che la storia ricordi. In quest’occasione, si decise che tutto ciò che era di sesso femminile, non solo la donna dunque, ma perfino la mucca o la gallina del cortile, doveva essere rispettato, pena leggi gravissime; non dimentichiamo, d’altra parte, che, tra i cosiddetti “Barbari”, la violenza carnale era punita immediatamente con la condanna a morte. Questo alto concetto della femminilità si è mantenuto almeno fino al XV secolo …

M: – Cioè ai tempi di Giovanna d’Arco!

R: – Certo, senza togliere nulla ai suoi meriti, la sua figura di fanciulla che guida una schiera di soldati sarebbe stata inconcepibile senza il concetto di “paix de Dieu” e tutto ciò che sta dietro.

M: – Ma che cosa è successo dopo?

R: – Volendo sintetizzare in poche parole, potremmo dire che ci siamo abituati alla morte. Il Medioevo considerava ancora la morte, nonostante tutto, come un fatto straordinario, inaccettabile, per questo si nutriva di un’altissima aspettativa dell’aldilà … anche se la vita, di fatto, era fragile e brevissima. Ora noi potremmo vivere meglio, ma ci siamo lentamente ed inesorabilmente abituati ad accettare la morte come un fatto quotidiano ed anche la nostra vita ne è rimasta, per così dire, avvelenata.

M: – Direi che questo non ha molto a che vedere coi rapporti tra uomo e donna …

R: – Io, invece, direi proprio il contrario: quella donna, anzi, quella femmina, che la “paix de Dieu” ordinava di risparmiare, era potenzialmente una madre. Oggi abbiamo sganciato il concetto di maternità da quello di femminilità, forse credendo di emancipare la donna … invece l’abbiamo solo separata dalla sua più profonda ragion d’essere. Il risultato è l’orrore che i giornali documentano ogni giorno.

Mary Falco

5 risposte a "Intervista a Régine Pernoud: Giovanna D’Arco oggi. #clubcultura"

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