L’eloquio del silenzio. #clubbersambrosiani

Fragile come un filo. Basta una parola, per frantumarlo. Spaventoso come non mai, tanto che cerchiamo, in ogni modo, di soffocarlo. Musica a tutto volume, in ogni ora del giorno; cuffiette nelle orecchie, mentre siamo in metropolitana, oppure quando andiamo a correre.

Nella connessione perpetua che caratterizza la nostra epoca, non riusciamo a concepire la possibilità di un’esistenza, al di là della parola: non rispondere equivale ad ignorare. Lo viviamo, quindi, come un affronto ed una mancanza di rispetto, un’attestazione d’indifferenza, tangente al rancore. Se quella persona non mi parla, mi odia. Se non mi risponde, non le interesso.

Se non troviamo un rispecchiamento verbosamente identico alla nostra indole, tendiamo a trovarci in difficoltà, incapaci di decodificare un registro nuovo, per la nostra esperienza.

Il silenzio è forse il fraintendimento del secolo, per antonomasia.

Sarebbe bello, invece, riuscire ad allargare i propri orizzonti e riscoprire tutta la ricchezza del suo valore.

Quanta profondità può esprimere un silenzio, fra due persone che si amano? A volte, può rappresentare una profondità anche maggiore di tutte le parole del mondo! Amico è con chi puoi stare in silenzio, perché le parole non sono necessarie. Amore è intuire un disagio, un disappunto, oppure, al contrario, una gioia profonda, solo grazie allo scambio di uno sguardo, di un cenno, di un sospiro. Quale intensità di sentimento può manifestarsi nella condivisione di un silenzio profondo, denso di emozione e capace di comunicare aspettativa, dinamica, sollecitudine, dono pieno nella pienezza della libertà? Quanta bellezza si può trovare nel sincronizzare un respiro con un altro, senz’avvertire la necessità di trovare parole da condividere Siete mai rimasti “senza parole”?

Il silenzio è il controcanto della parola. È come una musica: anche la melodia più bella rimarrebbe pura teoria, incapace di vedere la luce nella pratica, senza le pause che consentono di rifiatare tra una nota e l’altra. Il silenzio è come il ricamo che rende più vero il significato di ogni parola che pronunciamo.

Ogni parola produce un’eco. Ogni suono proviene dalle viscere del cuore dell’uomo. Molto spesso, la nostra inquietudine si volge, con una sorta di “ansia da prestazione” alla risposta da dare, mentre ci lasciamo scivolare addosso le sfumature, i contorni, le cromie, i dettagli. Dimentichiamo che, senza il silenzio, anche la parola evapora in un mormorio confuso ed incapace di vera comunicazione. Ci parliamo addosso, senz’ascoltarci davvero.

Tutto ciò è vero, a maggior ragione, per la Parola di Dio. Essa contiene, in sé, la potenza creatrice dell’Onnipotente: è viva e vivificante, traboccante di vita e capace di Resurrezione. Ma richiede spazio, per poter colmare di senso la nostra vita. Se siamo invasi dalle nostre stesse parole, dalle parole della televisione, della pubblicità, di chiunque cerchi di essere ascoltato, la Parola non riesce ad incidere in profondità. È il silenzio che crea lo spazio necessario ad ascoltare l’altro che mi parla; è il silenzio che consente alla Parola di vivificare la nostra vita. Quel silenzio che, a volte, ci spaventa, perché ci mette di fronte alla nuda verità di noi stessi, senza le finzioni o le maschere dietro cui siamo soliti paludare la nostra fragilità.

Solo se il silenzio guadagna il proprio spazio, anche la (P)arola riconquista la possibilità di incidere davvero nella nostra vita!

Maddalena Negri

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