Mulieres Salernitanae – Storie di donne e cura #clubcultura.

Tutti conoscono papa Gregorio VII, Costanza d’Altavilla ed il Grande Tommaso d’Aquino, ma ritrovarli a parlare col medico, anzi, con delle “medichesse” ci sorprende.

Perché forse in teoria abbiamo sentito dire che a Salerno, nel medioevo, l’università era aperta alle donne, ma sono notizie colte, da mettere in un angolo della memoria, senza la sicurezza di doversene servire.

Invece nei racconti di Federica Garofalo le protagoniste sono proprio loro, le Mulieres Salernitanae, per chiamarle col loro vero nome, che parlano di una realtà fin ora solo immaginata; la bellissima Trotula de Ruggiero avverte che il pontefice deve mangiare cibi leggeri: – Quaglie bollite, mele cotogne, niente vino, meglio idromele – mentre Rebecca Guarna visita Costanza e la prepara alla vita matrimoniale, rassicurandola, perché nonostante i suoi quarant’anni è ancora feconda, diagnosi che si rivelerà esatta. Maestra Mercuriade, che oltre ad esercitare l’arte medica sa suonare anche la “tammorra”, non deve visitare San Tommaso, ma vuole confessarsi da lui.

Tre immagini di un medioevo noto, a cui se ne affiancano altre tre decisamente più inedite: Garsenda, contessa di Provenza, si confida con l’allieva di Rebecca, Sabella di Castellomata e convince quest’ultima a risposarsi.

Venturella Consinata prepara il capitano Maria ad una festa da ballo … e sì, non è un’invenzione romanzesca, ai tempi della Regina Giovanna I il capitano delle guardie era una donna, Maria, figlia naturale del capitano Costanzo, che il vescovo Paolino convinse a prendersi cura della bambina, visto che la mamma l’aveva abbandonata. In questo racconto Venturella non esercita l’arte medica, ma quella di estetista, preparando il capitano ad una festa di corte, a cui sarà presente lo stesso Petrarca. Fu il poeta infatti a riconoscere nella bella guerriera “l’occhio azzurro di Minerva”, che poi è anche il titolo del racconto.

E per finire una storia d’amore: Baldassarre Santomango s’innamora di Costanza, la figlia del medico di corte, al punto d’impegnarsi a pagarle la dote. C’era anche un documento datato 1423 che comprovava la storia, ma Federica Garofalo preferisce invece raccontarci l’incontro-scontro fra i due protagonisti.

E con questa parabola, che va dal 1084 al 1422, assistiamo ad una curva discendente del femminismo: Trotula chiacchiera amabilmente col papa, come se fosse un suo protetto, mentre la povera Costanza è terrorizzata dall’eventualità che il matrimonio con un uomo tanto potente, la sottragga al suo amato lavoro. E sì, come ci ha insegnato Régine Pernoud, nel medioevo i diritti della donna vanno a rovescio … ma Salerno non è la Francia e nei nostri racconti non c’è Giovanna d’Arco!

Un rimpianto? Son solo racconti: ciascuno di loro avrebbe la stoffa per diventare un romanzo!

         Mary Falco

Ps. Federica Garofalo, autrice del libro, è fondatrice del blog Il Palazzo di Sichelgaita, sul medio evo in Rosa. Dategli un’occhiata, è un blog bellissimo. Qui

2 risposte a "Mulieres Salernitanae – Storie di donne e cura #clubcultura."

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