L’innesto e l’Incarnazione. #avventoclub

Si avvicina il tempo di Avvento[1].  È un tempo forte che amo tanto e personalmente, e durante lo scorrere di quei giorni mi piace avvolgermi nel mantello di lana, davanti al tabernacolo e meditare e pregare in silenzio, la mattina molto presto. Meditare sull’Incarnazione. Devo dire che invidio gli ambrosiani, come spesso dico a Maddalena. Da loro l’avvento inizia prima. Uffa. Essere di rito romano ha anche qualche difetto lo ammetto. Ok. Poco fa vi parlavo di meditare, durante il gelido mattino romano, sull’Incarnazione. Che poi sarebbe la festa di Natale: cioè dopo l’Avvento. Perché l’Avvento è la preparazione a questo mistero. Ehm. Ok. Forse ho corso troppo. Un passo alla volta. Promesso: ora mi spiego. 😊

Quello che noi chiamiamo il Natale del Signore è, per i primi concili e per i teologi, l’Incarnazione del Figlio. Il Figlio è Gesù e la notte di Natale si incarna. Cioè Lui, che è una persona divina e ha una natura divina, assume una seconda natura: quella umana: Perciò Gesù è una persona con due nature. Ancora troppo complicato, vero? Non scappate via dal sito! Ho pensato una immagine per far comprendere questo grande mistero tratto da Santa Caterina da Siena. Si la nostra “mamma” senese non si offende se prendo in prestito il suo esempio. Caterina parlò di innesto[2], come atto di profondo amore fra Dio e l’uomo. Dunque esattamente come si fa in una tipica operazione della botanica, potremo immaginare la natura divina di Gesù come il tronco maggiore a cui viene innestata e unita, senza confusione, senza mutazione, senza divisione e senza separazione, una parte di un’altra pianta. Questa seconda pianta diviene quindi tutt’uno con la prima.

Un innesto. Foto di Helger11 da Pixabay .

Questa unione viene infine ad essere mostrata in un preciso momento della liturgia: molto probabilmente non ci facciamo molto caso, ma durante la preparazione dei doni eucaristici, all’offertorio, il diacono o il presbitero, aggiungono un po’ d’acqua al calice pieno di vino. Nell’antico rito dovevano essere tre gocce d’acqua. In ogni caso quell’acqua assunta dal vino, mostra proprio la natura umana assunta dalla persona divina di Cristo, che nel segno eucaristico è appunto il vino.[3]

Accidenti che Natale succulenta,vero? Ehm e non solo per il cenone. Natale è il giorno in cui Dio, in Gesù, si rende tantissimo simile a noi. Il Natale è il giorno che si fanno i regali, ma il primo regalo l’ha portato proprio il Signore, permettendoci una unione, di noi uomini, innestati in Lui. Questo per noi oggi si attua nel battesimo. Ma è questo il regalo più bello. La certezza di non essere mai più lontani da Dio. Neanche in tempo di Covid, in cui siamo tutti un po’ più distanzati.

Fr Gabriele Giordano M. Scardocci OP


[1] Articolo originariamente apparso su https://www.sullastradadiemmaus.it/sezioni-del-sito/editoriali/3566-l-innesto-di-natale?fbclid=IwAR0yIGxjClXbR_B0I2nryefQKTam_bKODlaUjzr6xbL9hoOnm9NkHOg2NX8

[2] S. Caterina da Siena, Orazione decima.

[3] La formula sub missa voce detta dal diacono o presbitero officiante esprime lo stesso mistero. Infatti essa recita «L’acqua unita al vino sia segno della nostra unione con la vita divina di colui che ha voluto assumere la nostra natura umana»

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