Joker #clubcultura

Buongiorno cari clubbers, oggi voglio parlarvi di un film che, da grande appassionata di fumetti, attendevo da tempo: “Joker”, del regista Todd Phillips.

La pellicola narra la nascita di quello che è, a mio parere, il miglior villain della saga della DC Comics, l’antieroe per eccellenza: Joker! 

Arthur Fleck (Joaquin Phoenix) è un giovane uomo che vive nella Gotham City dei primi anni ’80, è asociale, deriso e maltrattato da tutti, affetto da un disturbo che lo porta a ridere in modo oltremodo sguaiato ogni qualvolta si trova in una situazione di tensione o disagio. Vive con una madre affetta da disturbi mentali, lavora come pagliaccio in vari spettacoli ma viene licenziato per aver portato con sé, dopo una brutta aggressione, una pistola durante uno spettacolo per bambini, quello che lui considera un amico lo tradisce…insomma il povero Fleck è vessato da una realtà che a volte rimembra veramente quella del povero Giobbe! Ma una sera, mentre è seduto in metropolitana, con ancora indosso il suo costume da pagliaccio, accade qualcosa che cambierà per sempre la sua vita. Il ragazzo viene aggredito e picchiato da tre ragazzi ben vestiti ma questa volta reagisce e spara, uccidendoli. La sensazione di vendetta verso quegli uomini che rappresentano tutto il marciume a cui ogni giorno lui e Gotham City sono costretti a sottostare, ha un gusto dolce e finalmente il mondo incomincia ad accorgersi che lui esiste.  Ed è proprio in questo momento che incomincia la graduale metamorfosi che porterà Arthur a trasformarsi nel crudele, poliedrico Joker che tutti conosciamo.

Philips ha saputo rendere il personaggio di Joker più realistico che mai, lo ha avvicinato ad ognuno di noi narrandone le disavventure e le crudeltà subite, ogni spettatore si è sentito un po’ Arthur almeno una volta nella vita e di questo il regista ha saggiamente “approfittato”.

Ma il vero sprint vincente alla pellicola è l’interpretazione di Phoenix a darlo, l’attore è semplicemente grandioso nel ruolo, con sapienti gesti mimici, espressioni facciali e folli balletti riesce a rendere meravigliosamente reale la discesa negli inferi della follia di Joker.

Come ho già detto, c’è un po’ di Arthur in ognuno di noi, ma sono le scelte che facciamo a fare la differenza.

Quando la disperazione in  Arthur raggiunge l’acme, al bivio tra il Bene e il Male, egli sceglie la via più semplice, quella della malvagità.

Perché seguire la Via del Bene, quella di Dio, è una scelta per gente coraggiosa, richiede fiducia, forza d’animo davanti alle avversità, ma questa è anche la strada per la felicità, quella che porta ad assaporare il dolce gusto della tenerezza di Dio.

Perché con Lui al nostro fianco non abbiamo nulla da temere, non c’è Joker che possa sconfiggerci cari clubbers!

Alessandra Fusco

7 risposte a "Joker #clubcultura"

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  1. Mi permetto di condividere la mia recensione che feci allora. Tornai al cinema una seconda volta. E poi una terza.

    Un film sugli ultimi. Sui reietti. Sui puri che in un mondo di matti passano per pazzi. Sugli ignorati, il che presuppone una categoria vasta di ignoranti. Un film sui danni di lacrime trascurate troppo a lungo. Su chi viene pestato ogni giorno dall’assenza di morale e di empatia e dai suoi scagnozzi in livrea. Un film che non piacerà ai più, che deluderà, perché profondo, profondissimo, introspettivo, tragico, potente. Un film che, se ridi, sei un coglione. E in sala qualcuno ha riso qua e là. Ma non mi sorprende più nulla. Un film sul disperato bisogno di qualcuno che abbiamo tutti. Un film sulla gravità enorme e devastante della mancanza di un abbraccio e, per contro, della pericolosa sovrabbondanza di sorrisi, se non addirittura risate, falsi. Un film che denuncia questa nostra società idiota e che, pertanto, come per “La Grande Bellezza”, farà sbadigliare i più. Sono uscito scosso, avevo intuito fosse un capolavoro ma di tale portata no. Sarà che i film sui falliti li sento sempre un po’ più nel profondo, un po’ più miei, ma il Joker è un film meraviglioso. Gotham e i suoi vari personaggi sono solo un pretesto. Potevano ambientarlo ovunque, in qualunque epoca, con nomi qualsiasi. In scena qui non c’è il cattivo di Batman, ma la mia paura più recondita: una spietata indifferenza di fronte alla sofferenza umana. Altro che il pericolo di emulare un criminale, all’uscita della sala cominci a pensare a chi ha più bisogno della tua presenza e a cosa puoi fare per rendergli la giornata meno pesante, sapendo che probabilmente nessuno lo farà per te. Abbiamo solo questa vita.

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    1. Le tue parole corrispondono perfettamente a quel che provai io…è un capolavoro come da anni non ne vedevo. Non tornai al cinema unicamente perché avevo un bimbo piccolo che ci permise quell’unica uscita eccezionale. Però ho diffuso il verbo: ho chiesto a molta gente di vederlo. Ho pensato a lungo e ogni tanto penso ancora adesso a quel film.

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  2. Anch’io condivido volentieri quello che buttai giù di pancia dopo averlo visto (sono tornata altre due volte a vederlo).
    Sono uscita dalla sala del cinema, spossata.
    Diciamo che dopo anni che non mi godevo una serata davanti allo schermo, non ho optato per un rientro soft. È come se mi fosse arrivato un cazzotto in pieno stomaco e ora stessi cercando il tempo e il modo per rielaborare il tutto. Ho, quindi, iniziato a leggere recensioni su recensioni; i critici sono divisi. C’è chi ha già consegnato il premio Oscar a Joaquin Phoenix, chi usa il film come aggancio per rivisitare tutti i Joker dal 1940 ad oggi, chi fa paragoni tra le varie interpretazioni, chi ne parla come un trattato di psichiatria. Chi intuisce spunti terapeutici utili e realistici, chi la descrive una pellicola negativa che offre il male gratuitamente e lo giustifica; un film che manca di quella sana contrapposizione bene – male. Insomma un film antieducativo. Ne ho lette tante di recensioni, ma nessuna è riuscita a dare voce a quello che sto cercando dentro di me. Si proiettano tutte nel protagonista, tutte parlano di Joker, tutte elaborano e codificano i “suoi” comportamenti da psicopatico, le “sue” scelte sbagliate. Sulla scena sembra esserci un solo attore: Joker. Ma a me dice altro. La mia proiezione devia dal primo minuto del film, senza volerlo. Mi sono tuffata in tutte quelle ombre, più o meno oscure, che lui incontra in quel paio d’ore. Joker 2019 è forzatamente un uomo che non ha scelta, solo perchè il suo destino cinematografico è già segnato. Ma guardando oltre, Joker è un uomo ferito (dal peccato originale), solo (cacciato dall’Eden), senza padre (non conosce Dio), ma è anche un uomo in cerca della felicità. Un uomo in attesa di un “prossimo” che lo possa finalmente salvare o per lo meno salare. Un uomo che ama come può e che aspetta, come tutti, di essere amato, anche semplicemente nel sorriso di un bambino. Quest’uomo incontra me, il suo prossimo, nel passante che lo denigra, gli toglie la dignità, perché ‘non ti meriti niente, barbone buono a nulla!’
    Incontra me, nel collega di lavoro che gli fa le scarpe. Incontra me, nell’amica che lo tiene a distanza, perché diverso, strano, incompreso. Incontra me, nel datore di lavoro che, per la fame di onnipotenza e superiorità, lo fa sentire un pizzico davanti al mondo intero. Incontra me, nella madre, incapace di amarlo e di difenderlo, da sempre; presa dalle sue angosce, dai suoi progetti e dal suo egoismo. Incontra me, nel padre, la sua ultima speranza di felicità, seppur aleatoria, ma quello che trova, anziché l’abbraccio sognato, è un crudo pugno in faccia.
    Incontri me, il tuo prossimo. Ogni giorno. Per le strade, a casa, a lavoro. Io sono il tuo prossimo e ho una scelta davanti, ogni volta che ti incontro. Anche io ho una scelta. Non solo tu, Joker.

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