Papa Evaristo: uomo di fiducia. #papatoestoria

Carissimi clubbetrs, sono Ema!

Dopo la lunga pausa estiva – che spero sia stata per voi un tempo di grazia e di riposo – riprendiamo le fila della “storia dei papi”, con il solito spirito, ovvero quello di guardare il passato per cogliere con stupore la grandezza dell’amore di Dio. Protagonista di questa puntata è papa Evaristo, quarto successore di san Pietro, pontefice dal 97 al 105 d.C.

Questi viene definito dagli autori “il papa senza voce”, in quanto sul suo conto si possiedono davvero scarsissime informazioni. Tra queste menziono La Historia Ecclesiastica di Eusebio di Cesarea, che ci fornisce le coordinate storiche della sua elezione, e il Liber Pontificalis, che aggiunge alcune notizie sulla biografia di Evaristo: questi sarebbe nato in Grecia da un ebreo betlemmita di nome Giuda. Dalla stessa fonte apprendiamo che Evaristo fu sollecito nell’ordinazione di vescovi, presbiteri e diaconi da inviare al servizio delle ancor giovani comunità cristiane, in quegli anni fortemente perseguitate in tutto l’Impero.

Di papa Evaristo non si conserva alcuno scritto, anche se nella storia gli vennero attribuite – da un certo Pseudo-Isidoro – quattro epistole o due decretali, poi valutati dagli storici dei falsi medievali.

Poco chiare risultano anche le notizie sulla sua morte. Secondo il Liber Pontificalis, Evaristo morì martire sotto l’imperatore Traiano. Ecco quanto è riportato nel Martirologio Romano:

«27 ottobre – A Roma, sant’Evaristo, papa, che resse la Chiesa di Roma per quarto dopo il beato Pietro, sotto l’imperatore Traiano.».

Inoltre, il corpo di papa Evaristo sarebbe stato sepolto in Vaticano, presso la tomba di san Pietro. Tale sepoltura sarebbe avvenuta appunto il 27 ottobre, data in cui oggi ricorre la sua memoria.

Mi sembra rilevante una considerazione/deduzione degli storici che riflettono sul rapporto fra Evaristo e il suo predecessore, papa Clemente I. Quest’ultimo, quando nell’anno 97, sotto l’imperatore Nerva, venne arrestato e condotto in esilio nel Chersoneso Taurico (Crimea), scelse di affidare il governo della Chiesa in mano ad Evaristo, il quale doveva essere quindi una figura di punta nella comunità cristiana di Roma, ma soprattutto un uomo su cui Clemente riponeva massima fiducia, tanto da affidargli la cura della comunità cristiana.

Su questo suo essere “un uomo di fiducia” mi voglio fermare a riflettere. Penso a quanto sia bello nella nostra vita avere accanto una persona di fiducia. Ognuno di noi può per un attimo chiudere gli occhi e pensare ad una persona della quale può affermare: “di lei mi posso fidare, su di lei mi posso appoggiare”. Non so che effetto fa a voi, ma a me riempie il cuore di gratitudine e di speranza (se volete potete lasciare in condivisione un commento sulla vostra esperienza in merito). Faccio sempre più esperienza di un mondo, soprattutto quello giovanile, timoroso di affidarsi, come se non ci fosse davvero nessuno pronto a prendersi cura della vita di un altro. Frequentemente raccolgo e vivo esperienze di delusione, dove il rifiuto, il tradimento o l’indifferenza dell’altro strappano via lo slancio della fiducia. Esperienze che mettono la parola fine a relazioni e convincono che non ci si può fidare di nessuno, se non di sé stessi. Tuttavia, una vita che permane in tale determinazione, è una vita in trappola e senza gioia.  In fondo tutti, per quanto possiamo sforzarci, commettiamo errori, procuriamo ferite all’altro e l’altro a noi. E allora che fare? Di chi mi posso fidare? A chi mi affiderò? Ritengo che solo quando avremo scoperto Chi è affidabile veramente, allora potremo imparare la fiducia. Sono testimone che solo nella relazione d’amore con Dio è possibile scoprire veramente cosa è l’amore, la fiducia, la gratuità, il coraggio. Per questo, ritengo che papa Clemente prima di fidarsi di Evaristo, ripose fiducia prima in Dio, convinto che il Signore mai lo avrebbe abbandonato, mai avrebbe rinnegato la sua chiamata. Da questo rapporto verticale con Dio, intriso di misericordia, scaturì allora lo slancio di fiducia verso l’altro, riconoscendo in Evaristo la mano di Dio. Solo chi ha sperimentato l’amore di Dio, sa guardare con fiducia la vita e i fratelli. Il vero scoglio della fiducia non è la delusione subita, ma l’amnesia della misericordia ricevuta, che ci rende simili a quell’uomo a cui era stata condonata una fortuna, ma che non risparmiò al suo debitore neppure uno spicciolo, sbattendolo in carcere senza pietà. A lui, senz’altro sfuggì di essere un fragile debitore amato e perdonato.

Coraggio, dalla nostra abbiamo lo Spirito Santo, che ci illumina e ci accompagna nel discernimento quotidiano, suggerendoci chi e cosa è davvero degno di fiducia. Chiudo questo articolo pensando al modo in cui Evaristo è passato alla storia: l’uomo senza voce, ma senz’altro un uomo di parola; e faccio a me e a voi l’augurio di essere uomini e donne affidati, affidabili e credibili in un mondo che ha bisogno di ritrovare il coraggio di affidarsi.

Emanuela Maccotta

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