Battesimo dei “non nati”? Una proposta senza fondamento. #battesimononnati #approfondimenti


Intro.

Già da qualche anno mi occupo di attività pastorale e teologica per la vita e la famiglia.  Ho partecipato alle edizioni della Marcia per la vita a Roma 2012, 2018 – 19 e ho predicato a tutti gli organizzatori della stessa marcia. Questo apostolato è davvero un dono di Dio per me: è iniziato tutto un gelido, freddo, terribile 13 dicembre 2017, a seguito della notizia di un aborto volontario che mi scosse profondamente. Mi inquietò per giorni, senza lasciarmi sereno. Da allora, visto che già mi occupavo di pastorale familiare, ho cercato di fare di più per questi poveri bambini abortiti, vittime innocenti di un sistema di necrocultura. Ai tempi ero ancora nella prima formazione e decisi dunque di impegnarmi proprio nell’ambito pro life.

Qui ero visibilmente emozionato,:) mentre partecipavo alla Marcia per la Vita lo scorso 18 maggio 2019.

Proprio all’interno di questo ministero, mi fu consigliato da Cinzia Baccaglini, attiva nell’ambito pro life da moltissimi anni, di dare un parere teologico sull’opuscolo anonimo “La via nascosta dei bambini nati in cielo” – Presenza e ruolo dei bambini abortiti e non nati, nella preghiera, nella Chiesa, nel mondo e nella storia. La ringrazio anche per aver voluto rileggere il testo e dare le sue opinioni su questo tema.

Questo testo vuole sintetizzare il contenuto dell’opuscolo, mostrarne le profonde criticità, pur riconoscendone degli intenti di bontà, e chiarificare il credente cattolico circa la ambigua pratica del battesimo dei cosiddetti “bimbi non nati”, in altre parole bimbi abortiti.

Consapevole del fatto che il tema è molto delicato, cercherò di usare tutta la sensibilità, prudenza e attenzione del caso, nel rispetto delle singole coscienze, e pure nel rispetto della verità cattolica che, in quanto sacerdote domenicano, mi è chiesto di predicare.

1. Sintesi dell’opuscolo.

L’opuscolo è anonimo, e non è possibile ricostruire in maniera certa l’identità dell’autore. Il testo è reperibile solo tramite la piattaforma Amazon. Anche la prefazione, è scritta da un anonimo amico teologo[1]. L’anonimo teologo descrive la passività dei bambini come elemento specifico di essi: si propone anche un paragone di passività, attinto da un discorso di Papa Benedetto[2], per cui anche essere cristiani è la risposta attiva ad una prima chiamata gratuita di Dio che chiama l’uomo nella sua passività. Così il bambino, nel suo essere passivo mostra l’infinita precedenza e gratuità dell’amore di Dio[3], che ama incondizionatamente. Ora poiché l’amore chiama sempre una risposta, chi è creato, nel suo darsi passivo, è chiamato a rispondere positivamente: questo dunque anche i bambini, con pochi istanti di vita, potrebbero rispondere e corrispondere all’amore di Dio.[4] Su questo, l’anonimo teologo riprende un commento di Ambrogio al vangelo di Luca, in cui Giovanni il Battista nel grembo di sua madre “sussulta” e dunque risponde alla chiamata in grembo di Gesù, anch’egli nell’altro grembo. Da questo giunge a concluderne:

“ Come sarebbe stato possibile tutto questo senza riconoscere nel nascituro Giovanni una misteriosa ma non per questo meno reale capacità di relazione di conoscenza e di libertà?”[5]

L’anonimo teologo è consapevole delle critiche e delle obiezioni di questa impostazione. Già da ora dunque cerca di prevenirle, proponendo come base scientifica della propria tesi il dato biologico per il quale ogni embrione è una natura personale, che attende uno sviluppo biologico completo; riporta anche il dato di natura dialogale, per il quale l’embrione già in fase ontogenetica, dialoga ed ha una relazione reale viva, attiva e profonda con la mamma; perciò sembra irragionevole all’autore negare che al feto si neghi una natura relazionale e comunicativa con Dio[6]. Comprova definitiva di questo partecipazione attiva e responsabile dell’embrione persona all’azione di Dio, si trova, secondo l’anonimo teologo, nella scelta della chiesa di canonizzare i santi innocenti, chiamati “nati in cielo”[7], uccisi dalla ferocia di Erode: proprio questo è prova che il Mistero di Cristo avvolge anche questi piccoli, che in tal modo possono esseri considerati intercessori di tutto il popolo di Dio. Questo sarebbe confermato anche dal documento conciliare Gaudium et Spes al numero22[8]. Anzi, se i piccoli fossero esclusi da questa linea di redenzione uscirebbero dal principio teologico per la quale la grazia perfeziona, senza annientarla, la natura, e non si può perciò escludere che gli embrioni hanno volontà e libertà ed aderiscono al progetto di Dio, in un modo che empiricamente sfugge a tutti[9]. Secondo il teologo, la libertà è data connaturale alla natura umana, e non può mai essere negato, nessuno può escludere che gli embrioni in un dato momento del loro sviluppo, abbiano liberamente aderito e risposto alla loro vocazione e all’amore di Dio. Dunque, secondo tutti questi argomenti teologici proposti nella prefazione, si può pensarli come intercessori di tutto il popolo di Dio[10]. Ne conclude l’anonimo teologo che questa è una proposta che serve recuperare il senso dell’invisibile e dello stupore di fronte al Mistero del soprannaturale[11].

Nel primo capitolo[12], prende dunque la parola l’anonimo autore dell’opuscolo: nelle prime pagine racconta la sua vita, la vocazione, l’ingresso in seminario, i primi anni di sacerdozio e ministero, per giungere al 2016 come ultimo trasferimento di residenza canonica[13]. L’anonimo autore racconta allora una esperienza personale in cui sostiene di aver pregato e riflettuto sul tema dell’aborto e dei bambini nati in cielo[14]. Qui introduce già il tema centrale della sua proposta teologica, affermando di aver sentito di una benedizione dei bambini “non nati”, intendendo con questa accezione i bambini persi tramite aborto spontaneo[15]. Da qui l’anonimo autore si domanda come sia possibile tutto ciò:

“Perché Dio permette con l’aborto, la fecondazione artificiale e le varie pillole, l’uccisione di milioni di esseri umani innocenti… perché questa tremenda ‘sconfitta’, almeno in apparenza, di Dio?”[16]

L’anonimo autore a questo punto vuole trovare una soluzione a questo spinoso problema; nel farlo consulta un documento del 2007 della Commissione Teologica Internazionale sul tema La speranza della salvezza per i bambini che muoiono senza battesimo. In esso, l’autore sostiene di aver individuato due numeri nei quali la Chiesa non escluderebbe una nuova forma di battesimo oltre quelle già note: il battesimo in voto (traducibile con “di desiderio”). Questa forma si potrebbe applicare dunque anche ai bambini morti senza battesimo[17]. La tesi centrale è allora espressa in questi termini:

“Si può dire quindi che quei bambini, considerato che la Chiesa non lo esclude, non sono solo vittime, anzi, come tutte le vittime sono anche ‘sacerdoti’, perché in un qualche modo si sono offerti a Dio, per noi, per la nostra salvezza (con un atto immediato, che fa pensare un po’ a come l’anima degli angeli  abbia fatto la sua scelta a favore o contro Dio); perché coloro che sono redenti diventano in qualche modo a loro volta redentori, uniti nell’unico Corpo di Cristo. […] Quei bimbi sono protagonisti, sono vivi, nella loro anima e nel loro corpo, perché non possono non aver avuto un dialogo con il Creatore, per il quale un corpo di un secondo o un corpo di ottant’anni non può fare alcuna differenza.”[18]

Da questo l’anonimo autore ne conclude i bambini abortiti sono coloro che hanno offerto il martirio più grande e potente[19], e quel sangue innocente va offerto di nuovo a Dio: lo stesso anonimo autore, in quanto sacerdote, vorrebbe offrirlo di nuovo a Dio[20].

Nel secondo capitolo, l’anonimo autore sostiene la sua tesi con alcuni argomenti teologici e spirituali: infatti suffraga l’ipotesi dei bambini che si siano offerti basandosi sul mistero del Christus Totus, ricavabile dalla Lettera ai Colossesi capitoli 1, versetto 24:

“Perciò sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa.”

L’anonimo autore analizza questi versetti e ne conclude che

“Noi sappiamo che sprofondando nel Cristo Totale, durante il divino Sacrificio eucaristico, immergendoci nell’unico Atto del Cristo di Generazione – Incarnazione – Redenzione – Consacrazione veramente entriamo nella dimensione dell’Amore divino, che è contemporaneo a tutto e tutti, e che solo così può salvare sempre tutto e tutti.”[21]

Insomma secondo l’anonimo autore, l’azione attiva col quale ci si unisce al mistero redentivo di Cristo è uno sprofondare, una quasi passività in cui si offrono le proprie sofferenze: così farebbero anche i bambini non nati, e anzi nel loro offrirsi martiri, Dio compie, nei nostri tempi la Sua vittoria pasquale[22]. Inoltre,  egli riprende l’ipotesi per la quale fra creatore e creatura esiste un dialogo, e dunque ne assume che fra embrione e creatore c’è stato certamente un dialogo: all’interno di questo il dialogo ha avuto come effetto che l’embrione abbia deciso di offrirsi davanti a Dio.[23]  In questo atto di offerta, l’embrione si unisce al redentore e secondo l’anonimo autore, innestandosi nell’atto redentivo di Cristo, si rende redentore a sua volta[24]. A questo punto l’anonimo autore dice che essa è una grande speranza per la Chiesa e per la mamma stessa che ha abortito, e che ci si può unire a questa speranza, recitando delle apposite preghiere[25], che sono riportate in appendice dell’opuscolo.

Nel terzo paragrafo del secondo capitolo, si introduce una rilettura spirituale di questa offerta dei bambini non nati. Si riprende dunque il discorso che questo loro offrirsi è un dono, cioè una scelta con la quale mostrano l’importanza della verticalità, del legame con Dio e con il sacro in contrasto con la prospettiva orizzontale e quasi atea del mondo[26]. Riprendendo alcuni testi di Don Divo Barsotti, l’anonimo autore afferma che lo stato più perfetto nella vita di un cristiano, è l’infanzia, e in particolare quello del bambino nel grembo della madre perché richiama quella che dovrebbe essere la caratteristica di ogni cristiano: essere nascosti nel seno di Dio.[27] Dunque, i bambini non nati, se ne conclude, ci possono davvero essere ispiratori, maestri spirituali di tutta la vita spirituale che richiamano all’umiltà, alla rinuncia, al dono e alla speranza[28].

Nel terzo capitolo, ecco che interviene un terzo sacerdote, anche qui anonimo. In questa sede offre una sintesi della tesi sinora sostenuta[29], dandone una propria rilettura e valutazione positiva.

Infine, nel quarto capitolo di appendice, come dicevamo prima, troviamo una serie di preghiere con le quali si origina una vera e propria devozione verso i bambini nati in cielo, in cui si possa iniziare una vita di consacrazione per loro e con loro[30]. Il libro si conclude con preghiere varie in difesa della vita. Fra queste preghiere si segnala anche una “Invocazione del Battesimo per i bambini non nati” di cui riporto integralmente il testo:

“O Gesù fà scendere, per mezzo delle mani di San Giovanni Battista, l’acqua del Giordano, la colomba dello Spirito Santo del tuo Battesimo. Quest’acqua e le gocce del tuo sangue prezioso, o Gesù, falle scendere su ogni creaturina a cui viene tolta la vita in grembo alla madre; Ti chiedo di farlo in ogni istante di questo giorno e di questa notte, per tutti i giorni e le notti dei secoli passati, presenti e futuri. Manda, o Gesù, i tuoi Angeli a battezzare questi innocenti.

Siano messi loro i nomi dei Santi del cielo, degli Angeli, degli Arcangeli, dei Cherubini e dei Serafini.

Nel tuo nome, Signore, noi battezziamo queste creature di tutti i continenti, tribù, lingue, razze e popoli. Noi le battezziamo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

E ora, cari bambini innocenti, volate in Cielo e Gesù, Maria e Giuseppe vi diano tante carezze e baci.

La terra vi ha rifiutato: vi accoglie il Cielo. Stendete le vostre manine innocenti dall’alto dei cieli. Fate scendere dalle vostre manine una pioggia di benedizioni, rese più potenti dal vostro martirio, sopra i vostri genitori ed i collaboratori della vostra uccisione. Noi ci uniamo a questi martiri innocenti, o Gesù, per pregare per la conversione di queste madri, padri e collaboratori che ogni giorno compiono questi gravi delitti al fine di ottenere dal tuo Sacro Cuore la grazia del Battesimo per tutti i bambini. Amen” [31]

2. Considerazioni e criticità sull’opuscolo.

L’opuscolo ha certamente il pregio e il merito di centrare di nuovo l’attenzione sulla personalità degli embrioni umani, considerati, in una scellerata visione anti scientifica, un mero ammasso di cellule senza identità. Al tempo stesso, pone l’attenzione sul dramma psicologico dell’aborto, sia spontaneo sia procurato, e gli effetti che esso suscita sia in chi lo subisce – l’innocente embrione – sia in chi lo pratica – i genitori, o il medico e chi coopera formalmente all’atto. Infine, va accolta certamente con stima la buona volontà degli anonimi autori nel voler dialogare su questi temi così delicati, che nella cultura attuale sembrano tabù.

Tuttavia, al di là di questi dati positivi, non si possono non notare le evidenti difficoltà e criticità che emergono dal testo. Anche i punti di positività vengono quasi totalmente meno se si tiene conto del testo nel suo insieme: è un testo confusionario, pieno di fallacie logiche ed errori teologici. Un testo erroneo e debolissimo sul piano argomentativo che inoltre ha ingenerato a catena un’altra serie di errori e di errate pratiche pastorali, tra le quali cito l’assurdo Battesimo dei bambini non nati. Di seguito spiegherò in modo puntuale tutte le criticità.

1) L’anonimato

L’aspetto dell’anonimato di per sé è indice di poca chiarezza, trasparenza e obiettività scientifica: infatti, come noto, quando si propone una tesi teologica in un libro, una tesi di dottorato o un articolo, essa deve essere di pubblico dominio sia nel contenuto sia in chi la propone. Una tesi aperta alle critiche e al dialogo con la comunità teologica ha davvero serietà e credibilità; può diventare davvero frutto di una riflessione ulteriore di un ricercatore che ha un cammino personale, spirituale, teologico e scientifico tramite il quale comunica in che modo è giunto alle sue conclusioni; mancando qualsiasi riferimento a persone reali, la tesi può essere stata copiata, anche parzialmente; nessuna critica costruttiva può essere mossa, né, come si intende fare, è possibile mostrare personalmente all’autore le sue criticità. Ci si domanda inoltre quali ragioni abbiano mosso alla scelta dell’anonimato: se una tesi è davvero comprovata, perché nascondersi e anzi non prendersi la responsabilità di ciò che si scrive di fronte alla Chiesa? La mancanza di personalità e responsabilità dell’autore, è già una prima prova di poca serietà e scientificità dei suoi argomenti. Aggiungo che a livello umano e spirituale l’anonimato non ha mai il buon profumo di Dio perché sembra richiamare delle dinamiche di non trasparenza e ambiguità, contrarie alla verità di Dio.

2) Metodo teologico e linguaggio.

Il linguaggio e il metodo teologico usati sono spesso confusionari. Appellandosi a corrette nozioni scientifiche, l’anonimo autore alterna le nozioni di embrione, feto a bambino come fossero equivalenti, quando è noto, proprio a partire dalle stesse nozioni scientifiche citate, che i tre stati dello sviluppo umano sono diversi, sebbene in un continuum.

Per quanto riguarda il metodo, diciamo innanzitutto che c’è un errato uso e valutazione dei documenti magisteriali.

Un documento proposto dalla Commissione Teologica Internazionale, per quanto autorevole e degno di studio e riflessione dai teologi, non è assimilabile ad un atto di Magistero autentico del Santo Padre o ad un documento dottrinale emanato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede. Presumere che con questo documento la Chiesa abbia preso una posizione è erroneo dal punto di vista ecclesiologico.

Entrando nel dettaglio, l’anonimo autore citando il documento La speranza della salvezza per i bambini che muoiono senza battesimo vuole ricavare come fosse un dato implicito in esso contenuto, un quarto modo di amministrare il sacramento del battesimo, affermando che la Chiesa non esclude un certo desiderio di Battesimo. Entreremo fra poco nel merito sacramentale della questione.

A livello logico, intanto, quel “la Chiesa non esclude” non può intendersi con un “include” nel battesimo anche i non nati. Se riprendiamo il documento per intero troviamo, molto prima del numero citato dall’anonimo autore (94), una nota previa degli autori del documento, i quali chiariscono subito che:

“La conclusione dello studio è che vi sono ragioni teologiche e liturgiche per motivare la speranza che i bambini morti senza Battesimo possano essere salvati e introdotti nella beatitudine eterna, sebbene su questo problema non ci sia un insegnamento esplicito della Rivelazione. Nessuna delle considerazioni che il testo propone per motivare un nuovo approccio alla questione, può essere addotta per negare la necessità del Battesimo né per ritardare il rito della sua amministrazione. Piuttosto vi sono ragioni per sperare che Dio salverà questi bambini, poiché non si è potuto fare ciò che si sarebbe desiderato fare per loro, cioè battezzarli nella fede della Chiesa e inserirli visibilmente nel Corpo di Cristo.”[32]

Il documento esplicita chiaramente questi tre punti fondamentali:

a)  I credenti possano sperare che i bambini non nati e non battezzati sono redenti da Dio.

b) L’amministrazione del battesimo sacramentale rimane comunque necessario e non può essere ritardato.

c)  I credenti possono dunque sperare che i bambini sono comunque redenti senza battesimo sacramentale.

Da questi elementi, non si evince, come vorrebbe l’anonimo autore, che nella Chiesa si apre un’altra forma di battesimo rispetto a quello sacramentale. Il testo riporta solo la descrizione di un dato: la chiesa non ha mai escluso la possibilità che questi embrioni possano avere desiderio del sacramento. “Non escludere” non vuol dire automaticamente accogliere questa tesi per vera o anche solo plausibile.

Il documento vuole sottolineare che l’aspetto principale da approfondire è il senso di Speranza.

Infatti se leggiamo i numeri conclusivi troviamo:

“102. Nella speranza di cui la Chiesa è portatrice per l’umanità intera e che desidera nuovamente proclamare al mondo di oggi, esiste una speranza per la salvezza dei bambini che muoiono senza Battesimo? Abbiamo attentamente riesaminato questa complessa questione, con gratitudine e rispetto per le risposte date nel corso della storia della Chiesa, ma anche con la consapevolezza che spetta a noi dare una risposta coerente per il momento odierno. Riflettendo all’interno dell’unica tradizione di fede che unisce la Chiesa in tutte le epoche, e affidandoci completamente alla guida dello Spirito Santo che secondo la promessa di Gesù guida i suoi seguaci «alla verità tutta intera» (Gv 16,13), abbiamo cercato di leggere i segni dei tempi e di interpretarli alla luce del Vangelo. La nostra conclusione è che i molti fattori che abbiamo sopra considerato offrono seri motivi teologici e liturgici per sperare che i bambini che muoiono senza Battesimo saranno salvati e potranno godere della visione beatifica. Sottolineiamo che si tratta qui di motivi di speranza nella preghiera, e non di elementi di certezza. Vi sono molte cose che semplicemente non ci sono state rivelate (cfr Gv 16,12). Viviamo nella fede e nella speranza nel Dio di misericordia e di amore che ci è stato rivelato in Cristo, e lo Spirito ci spinge a pregare in gratitudine e letizia incessante (cfr 1 Ts 5,18).”

Ecco ribadito dunque la conclusione centrale del documento: è lecito sperare per questi bambini, senza battesimo, che pur avendo un ipotetico desiderio di battesimo, siano redenti da Dio senza di esso.

“103. Ciò che ci è stato rivelato è che la via di salvezza ordinaria passa attraverso il sacramento del Battesimo. Nessuna delle considerazioni sopra esposte può essere addotta per minimizzare la necessità del Battesimo né per ritardare il rito della sua amministrazione. Piuttosto, come vogliamo qui in conclusione ribadire, esistono forti ragioni per sperare che Dio salverà questi bambini, poiché non si è potuto fare ciò che si sarebbe desiderato di fare per loro, cioè battezzarli nella fede e nella vita della Chiesa.”

Qui infine di nuovo si ribadisce la necessità del battesimo sacramentale per la salvezza dell’anima.

Dunque, il documento di studio propone una serie di vie teologiche di approfondimento, di tentativi ipotetici di risoluzione ad una tematica complessa e complicata, ma che al tempo stesso non può avere una risposta definitiva. Infatti, per fede cattolica, noi ammettiamo che non possiamo conoscere con certezza la sorte di una persona dopo la morte. Possiamo averne delle ipotesi. Se infatti ammettessimo, anche solo per via ipotetica, di poter dire con certezza che i bambini non nati si salvano, dovremmo ammettere di avere la stessa conoscenza di Dio: questo è impossibile.

L’uso del documento è dunque assolutamente arbitrario; anzi, sembra quasi che l’anonimo autore – ovviamente in buona fede – sia andato a cercare conferma della sua tesi centrale, cercando solo i numeri di quel documento che tornavano utili alla sua convinzione.

Soffermiamoci allora adesso sulle criticità proprio della tesi centrale.

Riprendo di nuovo il testo:

 “Si può dire quindi che quei bambini, considerato che la Chiesa non lo esclude, non sono solo vittime, anzi, come tutte le vittime sono anche “sacerdoti”, perché in un qualche modo si sono offerti a Dio, per noi, per la nostra salvezza (con un atto immediato, che fa pensare un po’ a come l’anima degli angeli  abbia fatto la sua scelta a favore o contro Dio);

Anche qui al suo interno troviamo delle fallacie logiche.

La prima fallacia argomentativa è un salto concettuale e di tesi che è improprio.

Come già visto sopra, il documento non esclude ma neanche automaticamente include il votum baptismi dell’embrione come quarta modalità riconosciuta dalla Chiesa di ricevere il battesimo. Un embrione può ovviamente desiderare il battesimo: ma questa è solamente una ipotesi. Negare in assoluto che ciò non avvenga mai, è arbitrario. Ma nell’opuscolo il salto logico consiste nell’affermare che, sulla base di una non confermata ipotesi, si possa conferire il Battesimo sacramentale all’embrione; inoltre questo  desiderio ipotetico non prova che Dio è costretto a donargli la grazia battesimale in modo straordinario; anche qualora fosse avvenuto, noi non ne abbiamo una certezza morale tale da poterne concludere che i bambini non nati sono validamente battezzati e dunque sacerdoti; e qualora in via ipotetica lo fossero,  nemmeno avremmo la certezza morale che si sarebbero offerti in quanto tali.

La seconda fallacia logica consiste in un passaggio induttivo indebito fra atto immediato e offerta di sé.

Questo atto immediato in cui l’embrione offre sé stesso non è provato da nulla, anzi rimane anch’esso in forma ipotetica; anzi ad essere molto rigorosi, possiede una bassa induttività; infatti affinché esista un atto di offerta di sé in modo sacrificale imitando Gesù, l’embrione dovrebbe possedere le nozioni di sacrificio, soddisfazione, espiazione, retribuzione[33]. Queste nozioni, sono oggi difficilmente espresse in maniera teologicamente corretta, anche dagli stessi fedeli che pure si impegnano ed hanno una salda formazione e vita di fede: risulta oggettivamente proibitivo che dunque possano essere intuite e vissute a fondo da una persona piccolissima non ha ricevuto la formazione né l’iniziazione cristiana. Inoltre, anche se avesse l’intenzione di offrirsi a modo espiatorio di Gesù, noi non ne avremmo nessuna prova empirica, né potremo mai averla perché l’embrione non può comunicare in nessun modo a voce, o a gesti simbolici quello che pensa nel foro interno.

La terza fallacia logica consiste nell’analogia con l’angelo: essa è assolutamente indebita.

L’angelo infatti è un ente composto di essenza e di essere, ma senza corpo, e come insegna San Tommaso, D’Aquino conosce e agisce non come noi, mediante un processo dinamico a più fasi; al contrario l’angelo ha una conoscenza in istante: perciò in modo immediato conosce e vuole. Così il demonio intuì e conobbe, la prova di Dio e non volle però sottoporvisi: dunque rifiutò cioè di sottomettersi a Dio, mentre l’angelo buono invece immediatamente intuì e volle aderire per l’eternità a Dio. L’uomo non intuisce solo, ma appunto sente, concettualizza, sperimenta e dopo decide: se anche l’embrione è uomo / persona che si sta sviluppando ha queste potenze / facoltà in via di sviluppo e non agisce come un angelo[34]. Non compie un atto in istante e non potrà mai compierlo.

 “Perché coloro che sono redenti diventano in qualche modo a loro volta redentori, uniti nell’unico Corpo di Cristo. […] Quei bimbi sono protagonisti, sono vivi, nella loro anima e nel loro corpo, perché non possono non aver avuto un dialogo con il Creatore, per il quale un corpo di un secondo o un corpo di ottant’anni non può fare alcuna differenza.”

Anche il dato che i bambini embrioni siano persone e dunque dialogiche non implica automaticamente che abbiano un rapporto sincero, autentico e vero con Dio.

Se infatti fosse automatico il legame fra i bambini e la fede autentica in Dio, si creerebbero dei paradossi davvero discutibili: infatti, in tal caso non solo il Battesimo sarebbe inutile, perché i bambini già sarebbero in una relazione profonda con Dio. Ma questo contraddice anche il senso della Rivelazione: nessuno nasce automaticamente figlio di Dio e in relazione stabile con Lui. Inoltre, un altro paradosso nasce proprio dallo statuto di completezza biologica e dialogica, il quale da solo non è indice automatico di voler cercare Dio: cercare Dio è una libera scelta, non un automatismo. Ci sono tante persone che liberamente scelgono di non voler cercare Dio o ad esempio estremo, anche atei e agnostici, che pur essendo persone dialogicamente e biologicamente complete rifiutano qualsiasi apertura di cuore a Dio e qualsiasi dialogo con lui.    

In secondo luogo, esistono persone dialogiche che hanno una fede ma essa non implica un dialogo, si veda le religioni orientali: dal loro essere persone in relazione non viene automaticamente che cerchino un rapporto io – tu.

Inoltre, la mancanza di induttività è ancora una volta evidente: ammesso e non concesso che ci sia un dialogo con Dio, non possiamo sapere cosa l’embrione persone e Dio si sono detti, perché rimarrebbe nel segreto del loro cuore. In linea puramente teorica, nonostante l’immensa bontà divina, Dio potrebbe offrire la redenzione questi bambini embrioni, ed essi data la loro libertà potrebbero rifiutarla

A questo aggiungerei un dubbio: perché si potrebbe pensare ad un’autoconsapevolezza spirituale di offerta degli embrioni abortiti e non degli embrioni spontanei? Questi ultimi, rispetto alla tesi centrale, non avrebbero dialogicità, senso del sacrificio di sé e desiderio del Battesimo? Questi dubbi sembrano davvero insolubili.

Ma nella tesi ancora gravi dei punti sinora sottolineati, sono fallacie di natura teologica.

Il fondamento cristologico dei bambini che si offrono uniti a Cristo, risiedere nel lor unirsi al Christus totus.

“Noi sappiamo che sprofondando nel Cristo Totale, durante il divino Sacrificio eucaristico, immergendoci nell’unico Atto del Cristo di Generazione – Incarnazione – Redenzione – Consacrazione veramente entriamo nella dimensione dell’Amore divino, che è contemporaneo a tutto e tutti, e che solo così può salvare sempre tutto e tutti.”

Cristo è Dio e compie tutto in istante perciò è vero che Generazione (prima processione trinitaria) e Incarnazione (prima missione trinitaria) coincidono; ma la Redenzione è un atto distinto, effetto della prima missione trinitaria. Dio cioè sceglie liberamente di incarnarsi e di redimerci nella Sua Pasqua, perché così insegna la Rivelazione. Dell’embrione o bambino non abbiamo la stessa certezza, cioè se sceglie veramente di unirsi al Christus Totus: anche su questo possiamo fare ipotesi senza nessun fondamento.

Affermare la possibilità che tutti possano entrare nel Christus Totus che si offre, non implica automaticamente che tutti scelgano liberamente di entrarci: altrimenti giungeremo a negare la libertà umana che può decidere di non unirsi a Dio, non diventare santo e finire all’Inferno.

Si notava inoltre come l’anonimo autore afferma ad un dato punto, dopo aver provato a supportare la sua tesi, che tutto il discorso sinora fatto è una grande speranza per la Chiesa e per chi ha abortito: tutti possono fomentare questa speranza tramite un atto di preghiera, [35]. Anche questo passaggio è linguisticamente controverso: infatti l’anonimo autore sinora aveva parlato di una ipotesi teologica e non di un atto di speranza. Plausibilmente la spiegazione è che sia un’ipotesi teologica in cui si spera che i bambini non nati si offrano unendosi a Dio. Ma il linguaggio è davvero ambiguo e poco rigoroso a livello teologico.

La parte più critica consiste nell’ingente numero di fallacie sacramentali: infatti l’autore scrive una propria preghiera, che sarebbe una invocazione con cui si amministra il sacramento del Battesimo (sic!). Rileggiamo il testo della preghiera per intero.

“O Gesù fà scendere, per mezzo delle mani di San Giovanni Battista, l’acqua del Giordano, la colomba dello Spirito Santo del tuo Battesimo. Quest’acqua e le gocce del tuo sangue prezioso, o Gesù, falle scendere su ogni creaturina a cui viene tolta la vita in grembo alla madre; Ti chiedo di farlo in ogni istante di questo giorno e di questa notte, per tutti i giorni e le notti dei secoli passati, presenti e futuri. Manda, o Gesù, i tuoi Angeli a battezzare questi innocenti.

Siano messi loro i nomi dei Santi del cielo, degli Angeli, degli Arcangeli, dei Cherubini e dei Serafini.

Nel tuo nome, Signore, noi battezziamo queste creature di tutti i continenti, tribù, lingue, razze e popoli. Noi le battezziamo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

E ora, cari bambini innocenti, volate in Cielo e Gesù, Maria e Giuseppe vi diano tante carezze e baci.

La terra vi ha rifiutato: vi accoglie il Cielo. Stendete le vostre manine innocenti dall’alto dei cieli. Fate scendere dalle vostre manine una pioggia di benedizioni, rese più potenti dal vostro martirio, sopra i vostri genitori ed i collaboratori della vostra uccisione.

Noi ci uniamo a questi martiri innocenti, o Gesù, per pregare per la conversione di queste madri, padri e collaboratori che ogni giorno compiono questi gravi delitti al fine di ottenere dal tuo Sacro Cuore la grazia del Battesimo per tutti i bambini.”

Ora questa teoria di amministrare o anche persino chiedere il battesimo dei bambini non nati è una fallacia sacramentaria molto grave. E sebbene questa preghiera e questo modo di battezzare è entrata nella Rete e molti la pregano, non significa né che sia una preghiera corretta né che tantomeno questo sia un modo valido e lecito di battezzare[36].

Infatti, una delle nozioni basilari della teologia sacramentaria, uno dei fondamenti della stessa istituzione dei sacramenti di Gesù e la loro amministrazione della Chiesa è che essi siano destinati alle persone vive, per donargli la grazia e vivere una vita di fede sostenuti da essa[37]. Una persona, e in questo caso anche un embrione tristemente abortito, è defunto e si trova già nello stato definitivo escatologico. Le azioni che possiamo fare per questa persona, riguardano la sfera dell’applicazione delle messe: cioè una persona in stato di purificazione – in purgatorio – riceve la grazia per purificarsi ancora di più, e anche sollievo[38]. Ma tale persona non riceve sacramentalmente il Corpo e il Sangue di Cristo; per assurdo, se si potesse amministrare un qualsiasi sacramento ad un defunto, potremo decidere di far sposare due salme, oppure amministrare il sacramento della penitenza ad una persona defunta: dunque anche vivere la vita morale mediante l’esercizio delle virtù e dell’imitazione di Cristo, sarebbe totalmente inutile.

Inoltre il sacramento del Battesimo prevede la materia che l’acqua tocchi il corpo del bambino (detto in termini tecnici, la materia viene applicata al soggetto ricevente). In questo caso la materia mancherebbe totalmente, e inoltre non verrebbe applicata sul soggetto che deve essere battezzato.

Un ultimo gravissimo errore sacramentario, risiederebbe nel fatto che nel testo di tale preghiera si potrebbe applicare il battesimo anche agli embrioni abortiti in passato, nel presente e in linea teorica nel futuro. Se questo fosse possibile, lederebbe ancora una volta la natura di tutti i sacramenti. Infatti, in teologia sacramentaria è noto che tutti gli elementi base dei sacramenti (forma, materia, soggetto, ministro, intenzione) devono essere amministrati nel presente, e al massimo sotto condizione di passato, ad esempio si può amministrare il sacramento del battesimo premettendo la formula “se in passato non sei stato battezzato”: in questo caso infatti tutti gli elementi sono presenti. Questo non può accadere nel futuro, e in questo caso mancherebbe proprio il soggetto ricevente: applicandolo al nostro caso,  gli embrioni che saranno concepiti un domani non possono ricevere oggi nessun sacramento perché non ci sono!

Questa tesi dunque, è assolutamente priva di scientificità teologica e cogenza logica, e sembra fondarsi perlopiù su uno slancio emotivo e sentimentale dell’anonimo autore, mosso a pietà da giusti sentimenti di carità per i poveri innocenti abortiti. Questo slancio emotivo, a mio parere, lo ha portato a cercare un modo per poter dare serenità a sé stesso e alle persone che hanno vissuto il dramma dell’aborto: ma dunque non ha per nulla controllato al vaglio della Tradizione, della Scrittura e del Magistero se questa ipotesi potesse funzionare. Dunque, da un grande amore pastorale, l’autore è caduto nella trappola psicologica di cercare solo i dati che confermassero la sua teoria (viene chiamato dinamica della ricerca del Bias di conferma[39]).

Mi auguro che queste considerazioni possano giungere all’anonimo autore, al quale invito ad avere un dibattito attivo e responsabile con me, senza paura di svelare la propria identità. Il dialogo e il confronto, all’interno della Chiesa, e fra teologi hanno sempre condotto a interessanti sviluppi della teologia e del dogma. Dunque il tentativo di riflettere e meditare sul tema della sorte dei bambini morti senza battesimo, può essere condotto in maniera più scientificamente corretto, senza per questo mancare di quella sapienza contemplativa da cui attingere per poter consolare e guidare pastoralmente le persone che hanno vissuto questa terribile esperienza.

Fr Gabriele Giordano M. Scardocci OP.  

Ps: per chi volesse stamparlo e leggerlo qui sotto inserisco la versione pdf cartacea. Cliccate download per scaricarla.


[1] Anonimo, “La via nascosta dei bambini nati in cielo” – Presenza e ruolo dei bambini abortiti e non nati, nella preghiera, nella Chiesa, nel mondo e nella storia, Ancilla, Conegliano, 2018, 3. D’ora in poi, La via nascosta. La prefazione si estende alle pagine 3 – 16.

[2] La via nascosta, 4.

[3] La via nascosta, 5.

[4] La via nascosta, 7.

[5] La via nascosta 7 – 8.

[6] La via nascosta, 10 – 12.

[7] La via nascosta, 12.

[8] “Dobbiamo ritenere che lo Spirito Santo dia a tutti la possibilità di venire associati, nel modo che Dio conosce, al mistero pasquale.”

[9] La via nascosta, 13.

[10] La via nascosta, 14 – 15.

[11] La via nascosta, 16.

[12] La via nascosta, il primo capitoletto è alle pagine 17 – 28.

[13] La via nascosta, 17 – 22.

[14] La via nascosta, 22 – 23.

[15] Crediamo che con questa espressione si ingeneri una enorme confusione. I bambini non nati, in questo insieme definito “non nati”, si possono inserire non solo i bimbi abortiti volontariamente, ma anche gli aborti spontanei, quelli prodotti e volontariamente usati con diversi fini.

[16] La via nascosta, 24.

[17] La via nascosta, 24 -26. L’anonimo autore cita il n°94 del documento La speranza della salvezza per i i bambini che muoiono senza battesimo.

[18] La via nascosta, 26.

[19] La via nascosta, 27.

[20] La via nascosta, 28.

[21] La via nascosta, 32 – 33.

[22] La via nascosta, 33.

[23] La via nascosta, 34 – 35.

[24] La via nascosta, 35.

[25] La via nascosta, 36.

[26] La via nascosta, 37.

[27] La via nascosta, 39.

[28] La via nascosta, 41.

[29] La via nascosta, 43 – 61.

[30] La via nascosta, 61.

[31] La via nascosta, 71 – 72.

[32] http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/cti_documents/rc_con_cfaith_doc_20070419_un-baptised-infants_it.html#_ftn127

[33] Queste categorie cristologiche da sempre sono deposito della fede cattolica, si veda il classico Catechismo Maggiore di San Pio X, nn 96 – 114. Catechismo della Chiesa Cattolica, 595 – 618. Per la letteratura cristologica si veda A. Amato, è il Signore, Edb, 1999, specialmente 513 – 524. Nella Summa Theologiae di San Tommaso, si veda III, q. 48. Anche se oggi sembra un po’ essere perso il senso sacrificale della passione di Cristo e dell’Eucarestia, si veda ad esempio    AA VV La goccia che fa traboccare il vaso, La Preghiera nella grande prova, a cura di P. Scquizzato, ebook, 2020, dove più di qualche autore assimila l’Eucarestia ad una condivisione della Parola e non ad un Sacrificio autentico.

[34] Per  approfondimenti si veda S. T. Bonino, Les anges et les demons,Biblioteque de la revue tomiste, 2017.

[35] Cfr Supra e p.35

[36] Molteplici testimonianze: https://www.lafedecattolica.com/ecco-come-fare-per-battezzare-i-bambini-non-nati-e-renderli-angeli-da-subito/ http://www.mariadinazareth.it/rubrica%20vita%20battesimo%20bimbi%20non%20nati.htm ultimo accesso a tutti e tre 26/03/20. In questo video anche  https://www.youtube.com/watch?v=mO2LGxpxc6w

[37] Si veda i classici L. Ott, Compendio di Teologia Dogmatica, ichtys, Casal monfferato, 1964, 568. B. Bartmann, Manuale di Teologia Dogmatica, edizioni paole alba, vol. III – I Sacramenti, 103. I concili di Cartagine (493) e di Ippona (497) hanno condannato lapratica del battesimo dei morti.

[38] S. Agostino, de cura pro mortis gerende, 1,3.

[39] http://www.pensierocritico.eu/pregiudizio-di-conferma.html si veda questo articolo semplificativo.

Una risposta a "Battesimo dei “non nati”? Una proposta senza fondamento. #battesimononnati #approfondimenti"

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