Una bambina. #clubcultura

Buongiorno cari clubbers e ben ritrovati dopo la nostra pausa estiva!

Sono Ale e oggi vi parlerò di un bellissimo libro di Torey L. Hayden che ho letto durante l’estate: “Una bambina”.

Torey L. Hayden è un insegnante, psicologa infantile e docente universitaria  statunitense che ha dedicato tutta la sua vita all’insegnamento ai bambini considerati dalla società problematici. 

Nel libro “ Una bambina” , la Hayden ci narra la storia di Sheila, una bimba di 6 anni che ha seri problemi nella gestione della rabbia e nell’autocontrollo e che attende di essere ricoverata in un ospedale psichiatrico statale.

Quando Sheila arriva in quella che viene comunemente chiamata “la classe dei matti”, è costretta a doversi relazionare con gli altri bimbi che sono già ospiti lì:  Peter, un ragazzino ottènne che a causa di gravi problemi neurologici mostra atteggiamenti violenti; Tyler, una bimba che nonostante la giovane età ha tentato già due volte il suicidio; Max, un bimbo affetto da autismo; Sarah, una ragazzina di sette anni che, vittima di abusi sessuali da parte del padre, vive oramai chiusa in un mondo tutto suo, fatto di profondi silenzi; e Susannah Joy, una ragazzina affetta da schizofrenia infantile.

Ed è in questa classe, già così impegnativa, che un giorno arriva Sheila.

Sheila ha un passato estremamente doloroso alle spalle, la madre l’ha abbandonata, quando era piccolissima, su una corsia autostradale insieme al fratellino più piccolo, che purtroppo non è sopravvissuto alla terribile esperienza e, nel momento in cui si svolge la nostra storia, la bambina è affidata al padre, un ubriacone che la incolpa dell’abbandono della moglie e della morte del figlio. Un uomo che, ottenebrato dall’alcol, non si rende nemmeno conto delle nefandezze che accadono sotto ai suoi occhi.

Nefandezze di cui la piccola Sheila è vittima.  

Ma fin dal primo momento in cui la piccola Sheila entra nella sua classe, Torey nota in lei un enorme potenziale, capisce di non doversi fermare ai suoi atti violenti e provocatori, perché dietro quello sguardo irriverente c’è una ragazzina intelligente e amorevole, un fiore che aspetta solo di essere amato per poter sbocciare.

Nel leggere questo libro non ho potuto frenare la commozione, Torey ama questa bimba proprio come fa il Signore con noi, con la sua maternità si fa strumento nelle mani di Dio.

Nei gesti e nelle parole di amore che Torey compie non si può non cogliere l’azione dello Spirito Santo, grazie al quale Sheila finalmente trova quella speranza e quella salvezza che le era stata fino ad allora negata.

Alessandra Fusco

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