Come un bimbo svezzato: l’icona dell’amore incondizionato. #clubbersambrosiani

«Signore, non si inorgoglisce il mio cuore e non si leva con superbia il mio sguardo: non vado in cerca di cose grandi, superiori alle mie forze. Io sono tranquillo e sereno, come un bimbo svezzato, in braccio a sua madre; come un bimbo svezzato è l’anima mia: speri Israele, ora e sempre!» (Salmo 131)

Questo salmo potrebbe essere suddiviso in due parti: la prima è un’invocazione a Dio, affinché il cuore del salmista possa raggiungere quell’assenza d’orgoglio, che è condizione imprescindibile, per poter vivere un vero abbandono, tra le braccia di Dio. Non basta, da solo, il desiderio: è necessario unificare cuore, mente e volontà verso quell’unico obiettivo, che consente di trovare la pace, quella che “viene da da Dio e gli uomini non possono dare” (Gv 14, 27).

La seconda parte è significativamente evocativa. Non è più una preghiera: il salmista, pervaso dalla fede, riesce a vedere la realizzazione di cosa significhi mettere da parte l’orgoglio ed affidarsi pienamente nelle mani di Dio, rimettendo alla Sua volontà la propria, nella certezza che, non essendoci spazio, nella mente di Dio, per il rancore, il risentimento, la tristezza, è possibile affidarsi alla Sua misericordia. È importante che il cuore aderisca a quest’immagine familiare,  per affidarsi davvero, con la semplicità di chi non teme nulla, perché non ha paura di trovare, dietro l’angolo, la delusione per una fiducia mal riposta.

Veniamo, quindi all’immagine proposta. Abbiamo un bimbo in braccio a sua madre, cosa che ci richiama alla fiducia incondizionata del bambino, di fronte all’educatore che si prende cura di lui. Ma c’è di più. La parola-chiave è proprio svezzato. L’immagine è quella di un bambino che è tranquillo e sereno, perché in braccio a sua madre. Ma è quell’aggettivo (svezzato) che ci fa veramente comprendere. In sua assenza, potremmo pensare che si tratti di un neonato, che sta in braccio alla madre, tranquillo e sereno, perché questa gli offre il seno. Che sia per mangiare, oppure per essere consolato al seno, il neonato da svezzare, in braccio alla madre,  ricerca la soddisfazione di un proprio bisogno. Sfrutta la madre per ottenere soddisfazione. Ma il bambino è svezzato: questo ci fa pensare che non sia al seno, quindi non cerca né consolazione né cibo. Cerca la propria madre. Magari, tende le braccia, per farsi prendere in braccio. Anche se, davanti ad altri, non oserebbe. Sa che, ormai, è grande. Cerca, tuttavia, una coccola supplementare: anche solo uno sguardo d’affetto, di fronte al quale ritrovare il senso del proprio essere al mondo, racchiuso in uno sguardo d’amore. Non c’è secondo fine, in questo bambino. Vuole incontrare lo sguardo della mamma. È una ricerca di Comunione.

In quest’immagine è racchiuso l’amore, nella sua gratuità più profonda. Qui, possiamo trovare l’amore di Cristo per la Chiesa. Qui, vediamo riflesso l’amore di Dio per ciascuno di noi. Qui, vediamo riflessa l’icona di ogni chiesa domestica, che voglia farsi dimora di Dio.

Maddalena Negri

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