La tunica di Pietro. San Lino Papa. #papatoestoria

Carissimi clubbers,siete pronti ad una nuova puntata sulla storia dei papi?

Oggi parliamo di san Lino, primo successore di Pietro apostolo, vissuto a cavallo fra la prima e la seconda metà del I secolo. Di Lino non abbiamo molte e certe notizie storiche. Infatti, sono ignoti gli anni di nascita e di morte (forse il 76), la gioventù e gli studi. Sappiamo però da recenti ricerche che aveva origini toscane e che era figlio di un certo Herculanus Maurighi, un ricco possidente, e di Claudia, forse di origine britannica. Lino sembra aver vissuto a Volterra e poi essersi trasferito a Roma, probabilmente per approfondire i suoi studi. Qui, secondo Ireneo di Lione (II secolo), ed Eusebio di Cesarea (IV), incontrò san Pietro e san Paolo, si convertì presto al Cristianesimo e fu scelto come vescovo di Roma, dopo il martirio dei due Apostoli. Sempre Ireneo di Lione sostiene che quel Lino di cui si parla nella seconda Lettera a Timoteo sia proprio il nostro papa; eccovi il testo in questione: “Ti salutano Eubulo, Pudente, Lino, Claudia e tutti i fratelli…” (2Tm 4,21). Stando a ciò, Lino si trovò a condividere con i cristiani gli anni terribili della persecuzione neroniana, alla quale sopravvisse e dopo la quale esercitò il suo ministero per undici o dodici anni, a seconda delle fonti. Dopo la morte di Nerone, il periodo che seguì non fu certo più semplice: si succedettero 4 imperatori ( Servio Sulpicio GalbaOtoneVitellio e Tito Flavio Vespasiano), dilagarono intrighi, omicidi e suicidi, infuriarono guerre, fra le quali quelle giudaiche, che si conclusero con la distruzione del Tempio di Gerusalemme e con l’ostilità, diffusasi in tutto l’Impero contro gli ebrei, ai quali per un certo periodo anche i cristiani furono assimilati.  In questo difficile contesto si iscrive l’intero pontificato di Lino, che si contraddistinse per l’opera di sostegno, conforto e orientamento della fede dei credenti, messa in crisi anche da alcuni gruppi settari, come  la scuola di Simon Mago, portata avanti dal discepolo Menandro, e gli Ebioniti, giudeo-cristiani che praticavano l’osservanza della legge mosaica. Inoltre, Lino si adoperò anche nel dare una forma più strutturata alla comunità cristiana di Roma. Inoltre, secondo il Liber Pontificalis, a papa Lino si deve l’obbligo per le donne di partecipare alla celebrazione eucaristica col capo coperto, prescrizione che rimanderebbe ad una citazione contenuta nella prima Lettera di san Paolo Apostolo ai Corinzi (11,5). A Lino risalirebbe anche l’aggiunta alla veste, come simbolo dell’autorità papale, del pallio, una striscia di lana bianca a croci nere, tuttora in uso. Per quanto attiene alla sua morte due sono le ipotesi più accreditate: la prima vede Lino morire martire, probabilmente in qualche arena e il suo corpo sepolto nei pressi del Vaticano. Altre fonti, invece, riportano che il primo successore di Pietro non morì in un’arena ma fu fatto decapitare dal console Saturnino il 23 settembre del 76. Comunque, il nome di Lino martire è stato omesso dal  Calendarium Romanum promulgato nel 1969, a causa della mancanza di dati certi. Sempre secondo il Liber Pontificalis, papa Lino, dopo la sua morte, fu sepolto in Vaticano presso la tomba di Pietro, dove tuttora è venerato. Bisogna però ricordare che nel 1615, durante gli scavi condotti presso la tomba di Pietro nella Basilica vaticana, fu rinvenuto un sarcofago con l’epigrafe LINUS, che in prima battuta è stato riconosciuto come il sepolcro di Lino, ma che studi successivi hanno smentito; si è visto, infatti, che sul sarcofago in questione c’erano altre lettere accanto alla parola LINUS: è possibile, quindi, che si trattasse di qualche altro nome, come Aquilinus o Anullinus. Concluderei questo articolo rimandandovi ad un passo della Divina Commedia (Paradiso XXVII, 41-45), in cui il nome di papa Lino è associato a virtù come lo spirito di abnegazione e la dedizione alla comunità dei credenti, che amò come un padre e di cui si prese cura strenuamente, fino alla fine. Egli considerò la comunione e la santità della Chiesa più preziose dell’oro e della sua stessa vita. Da ora in poi, quindi, guardando l’immagine o ascoltando il nome di questo papa, ricordiamoci di come “sparse lo sangue” per la verità e la bellezza della fede.

Emanuela Maccotta

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