Alda Merini: pianto, riso e speranza. #stililaicali

Non è stato facile starcene rinchiusi in questi due mesi, abbiamo subito una privazione della nostra libertà, sicuramente. Alcuni di noi, privilegiati, hanno potuto assaporare e godere della bellezza e del calore del nido familiare, altri nel nido ci sono stati stretti, costretti a coabitazioni difficili.

La sensibilità poetica di Alda Merini colpisce sempre nel profondo, forse in questo tempo di chiusura forzata ancora di più, perché invita a riflettere sulle difficoltà di chi affronta le “sbarre del silenzio”, sugli incompresi, sugli inascoltati, quelli che si esprimono in modi diversi e che non riusciamo talvolta a comprendere. Scrive nel 1995 la Merini:

“Io come voi sono stata sorpresa
Mentre rubavo la vita, buttata fuori dal mio desiderio d’amore.
Io come voi non sono stata ascoltata
E ho visto le sbarre del silenzio
Crescermi intorno e strapparmi i capelli”

La Merini ha subito ricoveri in ospedali psichiatrici, eppure leggendo i suoi versi si viene travolti da un sentimento d’amore per l’umanità intera. La sofferenza subita la allarga a tutti gli uomini, è l’esperienza di tutti, legata dalla speranza che non retrocede mai.

 “Io come voi ho pianto, / ho riso e ho sperato”.

La poetessa ci presenta i maltrattamenti subiti, ribaltandoli. E’ lei, vessata, che aiuta il nemico, è lei che veste gli ignudi, che dà da mangiare agli affamati, è lei che segue le opere di misericordia elencate nel Vangelo di Matteo, attribuendo a sé il precetto di aiutare i nemici, che caratterizza la parabola del buon Samaritano nel Vangelo di Luca:

“Io come voi mi sono sentita togliere i vestiti di dosso
E quando mi hanno dato in mano la mia vergogna
Ho mangiato vergogna ogni giorno.
Io come voi ho soccorso il nemico,
ho avuto fede nei miei poveri panni
e ho domandato che cosa sia il Signore,
poi dall’idea della sua esistenza
ho tratto forza per sentire il martirio
volarmi intorno come una colomba viva.”

Quale insegnamento migliore per un cristiano? Nonostante tutto, la Merini esprime amore anche nei confronti di chi l’ha maltrattata e proprio grazie alla sua fede nel bene continua a comporre “canzoni d’amore”.

Questa poesia è un lamento, ma è un inno di gioia e di speranza al contempo, la speranza di un’umanità unita nel dolore, che sappia riconoscere nell’altro, nel diverso, suo fratello sofferente e che abbia la forza di ritrovarsi nell’abbraccio solidale che consola.

Giorgia Pietropaoli

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