Veronesi fra cultura laica e cattolica. L’uomo a due dimensioni. #figlideltuono

In questi mesi di quarantena ho intensificato la lettura del blog Breviarium.

L’autore del blog è il giornalista Giovanni Marcotullio attento lettore del Club Theologicum, insomma un clubber a tutti gli effetti.

Leggevo il suo commento all’articolo di Sandro Veronesi dello scorso 8 maggio circa la differenza fra cultura laica e cattolica in tempo di corona virus.

 

 

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Sandro Veronesi, scrittore.

Vorrei fermarmi un momento sulle distinzioni che Veronesi ha voluto sottolineare: anche io esattamente come Marcotullio, non condivido l’idea che la prima lezione di Papa Benedetto sia stata le sue dimissioni del 2013; infatti il continuo richiamo al dialogo fra fede e ragione contro i fondamentalismi sono stati un leitmotiv continuo di tutta la sua vita, e dunque del suo papato.

La proclamazione della sconfitta della cultura laica a quella cattolica in tempo di Covid19, per usare le parole di Veronesi “ Il mondo laico che produce polverosi funzionari tutti impegnati a snocciolare numeri senza senso mentre ogni prete che fa sentire la propria voce sembra depositario dei valori necessari per superare la prova”, risenta di una errata concettualizzazione della dimensione laica e quella religiosa, mostrando tutte le miserie e danni del laicismo. La costruzione di senso della Chiesa (nei sacerdoti, vescovi, il Papa stesso) in questo tempo di sofferenza si basa nei concetti di speranza, dialogo, condivisione pur tuttavia questi concetti appartengono anche alla cultura laica: insomma dal quadro di Veronesi si legge una duplice dimensione che divide l’uomo della cultura e l’uomo della fede, come se fede e cultura fossero intrinsecamente e totalmente sganciate fra loro. Questo argomento è tipico del laicismo, a differenza della sana laicità: il laicismo che ascolta i valori della fede solo per controbatterli e per presentarli come privi di fondamento oggettivo, senza attingere ciò che di comune si trova in essi.

Una vera cultura che si dice laica, e non laicista, dovrebbe davvero ripensare un uomo intero, uno, indivisibile, una persona insomma ma a due dimensioni comunicanti fra loro: fede e ragione, unite e distinte, specialmente adesso in tempo di crisi identitaria e sociale. Una cultura che restituisca la dignità e la sacralità della persona senza generare inutili conflitti ideologici fra autorità civili e religiosi, fra intellettuali laici e religiosi. L’agognata libertà, che il Sessantotto secondo il pensiero attuale avrebbe raggiunto, è pura illusione senza questa visione armonica, perfettibile e integrale della persona.

Fr Gabriele Giordano M. Scardocci OP.

Gesù dolce, Gesù amore

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