Fra peccato e redenzione. #figlideltuono

Qualche tempo fa, durante la cena, come di consueto la mia famiglia stava guardando il programma l’Eredità. Ad un certo punto ad uno dei concorrenti viene posta questa domanda: “In Don Matteo, Terence Hill non pronuncia mai una di queste parole, quale?”. Con mia sorpresa la risposta esatta era la parola “peccato”. In un’intervista Terence Hill ha spiegato che lui preferisce “sbaglio” o “errore” in quanto la parola “peccato” metterebbe troppa ansia. Ma siamo sicuri di questo? Non sarà che siamo invece immersi in una società che evita accuratamente di chiamare le cose per nome illudendosi così che non esistano? È capitato per il peccato, ma anche per i Novissimi in generale. Questo approccio di linguaggio ricorda in ambito ecclesiale quello che da tempo ormai succede in ambito legislativo quando si parla di IVG (in luogo dell’ansiogeno “aborto”) oppure di procreazione medicalmente assistita (in luogo di fecondazione artificiale) quando ben sappiamo che pro-creare significa collaborare al piano della creazione di Dio e, al tempo stesso, tali tecniche non assistono, bensì sostituiscono, la coppia.

Tuttavia operare un cambiamento di linguaggio, seppur a lungo andare affievolisce considerevolmente la percezione di determinate realtà, non può adoperare una totale rimozione delle stesse. Cos’è il peccato secondo quanto ci insegna la Santa Chiesa? Esso è “aversio a Deo et conversio ad creaturam”, ovvero un allontanamento da Dio per rivolgersi alla creatura. Pecchiamo quando ci concentriamo sulla creatura e dimentichiamo il Creatore, causa prima di tutto ciò che esiste. Non sarebbe forse meglio spiegare davvero cos’è il peccato e quali effetti ha sulla nostra anima, piuttosto che affannarsi a ricercare un linguaggio che “piaccia al mondo” e che tenda a rimuovere il giudizio morale oggettivo su un atto? Tutti i cattolici sanno di essere “sale della terra”, ma “se il sale perdesse il suo sapore, con cosa lo si salerà?”. Possiamo essere sale solo se diciamo la verità sull’uomo così come la Chiesa per secoli l’ha insegnata. Voleva forse metterci ansia? Nient’affatto! Desiderava e desidera operare la propria Missione cooperando all’opera di Redenzione salvifica di Nostro Signore Gesù Cristo. C’è forse un’opera di misericordia e di giustizia più grande di questa?

Cosa vuol dire “Redenzione”? Vuol dire che Gesù Cristo, la Seconda Persona della Santissima Trinità, ha colmato quella distanza incolmabile che c’era tra noi e Lui dopo il peccato di Adamo. Egli ha operato per noi un Sacrificio che non avrebbe potuto essere eguagliato nemmeno dalla somma dei sacrifici di tutti i giusti vissuti nell’arco dell’intera storia dell’umanità. Nostro Signore ha versato sulla Croce e continua a versare nel Sacramento della Riconciliazione, il proprio Preziosissimo Sangue per permetterci di riparare colpe che con le nostre sole forze non avremmo potuto riparare. Questo periodo di prova può essere usato a nostro vantaggio per meditare proprio sulla Redenzione e su come possiamo santificarci secondo la Volontà di Dio!

Dunque coraggio, affidiamoci alla Madonna, nostra Madre Immacolata e Mediatrice di tutte le Grazie che ha schiacciato la testa al serpente!

 

Fabio Fuiano

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