Il puzzle della mia vita. #figlideltuono

Un sacco di amici in questi giorni si lamentano del fatto di non sapere cosa fare, si annoiano. Io invece ho trovato come impiegare bene il mio tempo: al mattino insegno tramite computer (che fatica però!) e al pomeriggio oltre a correggere i compiti, programmare, pregare, fare le faccende di casa, sto trovando un po’ di tempo per dedicarmi a un passatempo che mi piace molto e mi rilassa ma che, causa mille impegni, non avevo mai potuto gustare fino in fondo: i puzzle.
Ho ritirato fuori un puzzle che avevo ormai iniziato un anno e mezzo fa, uno di quelli grandissimi, con un paesaggio super complicato con mare, cielo, diecimila case e palazzi… non l’ho terminato ancora (è da 1500 pezzi) perché non sono molto veloce ma diciamo che mi rilasso molto.
E facendo il puzzle mi ritrovo a pensare a come la mia stessa vita sia un puzzle: un puzzle complicatissimo, pieno di tasselli e tessere. E la cosa che mi lascia sbalordita è che nonostante il numero incredibile di pezzi, non ve n’è uno che può prendere il posto di un altro. Ed è esattamente così anche nella vita: ogni avvenimento ha un proprio posto, un proprio momento e senza di esso – bello o brutto che sia- il puzzle della mia vita non potrebbe essere completato, rimarrebbero dei buchi che non sono assolutamente belli da vedere. Ci sono tasselli che visti da soli sembrano brutti e anche un po’ sformati, ma talvolta sono proprio la congiunzione tra due pezzi, quella congiunzione che ti fa urlare “Evviva, finalmente ho capito, ho trovato!” perché finalmente tutto sembra avere un senso, un verso. E badate bene: del puzzle riesci a vedere la figura che uscirà, a prendere spunto  per completare quel particolare che ti sembra impossibile da scorgere altrimenti, ma per la vita non possiamo dire la stessa cosa: non sappiamo che puzzle uscirà, quale sarà il risultato finale, prima di tutto perché non l’abbiamo progettato noi quel quadro, seconda cosa perché ce ne viene dato un pezzetto o al massimo un paio alla volta. L’unica cosa di cui ho la certezza è che il mio puzzle – come anche il tuo o quello di chi ci sta accanto- sarà una meraviglia assoluta, complicatissimo se vogliamo, ma una meraviglia. Non potrà non essere strepitoso perché è stato progettato da Colui che non può fare le cose brutte (basti guardare la perfezione della natura che abbiamo attorno). Ci vuole pazienza, quella tanta, perché a volte per poter incastrare un pezzettino, per accoglierlo nel nostro puzzle ci vogliono giorni, mesi, anni. Bisogna imparare ad accettarlo, anche quando sembra non incastrarsi con nient’altro, quando pare uno scherzo o un inganno: con pazienza infinita forse vedremo anche il puzzle completato e potremo finalmente mettergli attorno una bella cornice colorata e con tanta soddisfazione vederlo appeso alla parete, sapendo di non aver perso o sprecato nessun tassello che ci è stato donato.

Lucia Viero

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