L’espressione più estrema dell’Amore: Il Sacrificio. #figlideltuono

“Deus caritas est” ci dice l’Apostolo Giovanni nel suo Vangelo (1Gv 4, 7-12). Dio è il Sommo Bene, bontà infinita. Dunque quanto Lui ha fatto nella storia è la logica conseguenza della Sua Essenza d’Amore: affrontare un processo ingiusto da parte dei sommi sacerdoti, comparire di fronte a Pilato al pari di un malfattore qualsiasi, subire una dolorosissima flagellazione, essere coronato di spine, salire il Calvario carico di una pesantissima croce, essere crocifisso secondo la pena più ignobile di allora e tutto ciò con un unico, mirabile fine: redimere gli uomini che desiderano arrivare a vedere Dio, la Santissima Trinità, faccia a faccia, nella visione beatifica del Cielo aprendo le porte del Paradiso.

Meditando sulla Passione di Nostro Signore Gesù Cristo e sulle sue dolorosissime piaghe (che, ricordiamo, Lui scelse di mantenere persino dopo la Resurrezione, nel Suo Corpo Glorioso, come eterno monito di quanto aveva compiuto) non possiamo non piangere di gioia … il nostro cuore non può non dilatarsi a dismisura, come fece quello di San Filippo Neri. Questo è il Sacrificio cruento che a poco a poco la Chiesa ci sta accompagnando a meditare tramite la Sacra Liturgia. Ma c’è un altro Sacrificio … un Sacrificio che continua a perpetuarsi ogni giorno: la Santa Messa! Perché cos’è la Messa se non la riproposizione incruenta del Sacrificio di Nostro Signore? Ogni passo della stessa altro non è che una fase del Calvario, che culmina con la Consacrazione, ovvero la separazione del Corpo di Cristo dal Suo Preziosissimo Sangue nelle specie transustanziate del pane e del vino. Fu questo che accadde con la Passione di Nostro Signore, non trovate? Il Sangue si separò dal Corpo dopo le numerosissime flagellazioni (condotte con una robusta frusta dotata di code di cuoio, le quali venivano appesantite da pal­lottole di metallo, armate di punte aguzze) e con la Crocifissione si toccò l’apice di tale separazione, quando Gesù è stato innalzato sulla Croce esattamente come quando il sacerdote solleva l’Ostia, ovvero il Corpo di Cristo, subito dopo aver pronunciato le parole della Consacrazione “Questo è il mio corpo”. Quanto dovremmo essere grati ai santi sacerdoti!

 

Una volta coscienti di questo come si fa a non cadere in ginocchio di fronte a quel miracolo che è la Transustanziazione? In quel momento, davanti ai nostri stessi occhi, è realmente presente Nostro Signore in Corpo, Sangue, Anima e Divinità! Quale mirabile visione! Questo è il Tesoro più prezioso della Nostra Madre Chiesa e, forse, in questi giorni in cui siamo costretti a casa possiamo maggiormente apprezzare la preziosità immensa dell’Eucarestia, che talvolta assumiamo in maniera distratta o senza la giusta disposizione d’animo perché la riteniamo “scontata”. Dio ha disposto tutto questo perché la Sua Volontà è quella di rendere santo ogni singolo figlio: “siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste” (Mt 5:43-48). Approfittiamo allora del tempo che ci rimane nella Santa Quaresima per contemplare il Mistero della Passione e il dono dell’Eucarestia, così da percorrere la strada della santità!

 

Fabio Fuiano

 

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