Quel mattacchione di Don Matteo.#figlideltuono

In questi giorni un po’ particolari per tutti, c’è chi medita, chi prega, chi canta dai balconi e chi si sente prigioniero nella propria casa, non è quest’ultima la situazione del mio cagnolino Tommy, conteso tra me e mio padre che pur di uscire lo porteremmo a spasso trecento volte al minuto!

Ebbene nei miei momenti di “non so che cosa fare” ho preso tra le mani un giornalino tipo la Settimana enigmistica, di quelli che, in altri periodi, non sopporterei proprio e sfogliandolo ho trovato, piazzata in un cruciverba, la foto di Terence Hill. Ventitré orizzontale, nome del personaggio nell’immagine. Non ho esitato neanche un minuto: E’ don Matteo”. Ma perché mi avanzano degli spazi?

Riflettendoci meglio Terence Hill per me è diventato ormai don Matteo (a proposito non perdo una puntata di questa fiction e conosco le repliche praticamente meglio degli sceneggiatori!).

Don Matteo è entrato nelle nostre case, in punta di piedi, nel lontano 7 gennaio 2000, circondato da altri personaggi che nel corso di questi 20 anni sono diventati un po’ parte delle nostre famiglie: Natalina, la perpetua, un tantino brontolona, ma dal cuore d’oro; il maresciallo Cecchini che non può fare a meno, nelle indagini, di chiedere il parere di don Matteo, che in fatto di investigazioni la vede lunga.

E poi tanti altri personaggi, volti noti o emergenti, che interpretano quello che c’è nel cuore di ognuno di noi: bontà, desiderio di realizzarsi, inquietudini, a volte anche sentimenti di rabbia, invidia etc. etc. insomma tutto ciò che noi creature, nella nostra fragilità, sperimentiamo.

La cosa sorprendente è che don Matteo non pronuncia mai la parola peccato, ma la sostituisce con responsabilità, sbaglio o altri sinonimi. Questo lo faccio anch’io con i miei alunni perché essendo bambini, preferisco insegnare loro il senso della libertà nella responsabilità, di cui nostro Signore ce ne ha fatto il grande dono.

Ecco per me don Matteo rappresenta “la Chiesa in uscita”, se posso prendere in prestito un’espressione tanto cara al nostro papa Francesco, perché si mostra prossimo a chiunque incontra nel suo cammino, conduce una vita sobria ed è disponibile ad accogliere nella canonica i casi umani più disparati e disperati!

In questi giorni difficili, in cui ci stiamo riabituando all’obbedienza e al rispetto delle regole, per il nostro bene e per quello del nostro prossimo, ci aiuta la preghiera sicuramente, ma un sorriso o un momento di leggerezza può strapparcelo anche il pensiero di un personaggio positivo come don Matteo!

Tutto andrà bene, solo confidando nel Signore nostro, Gesù Cristo.

Elisabetta Di Magno

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