Una preghiera contagiosa. Storia di San Rocco, martello delle epidemie. #figlideltuono

Carissimi amici e amiche clubbers, sono Ema, e mentre affrontiamo con coraggio e fiducia questi giorni di quarantena, cogliamo l’occasione di spulciare nella storia del Cristianesimo per vedere come i Santi hanno affrontato esperienze simili alla nostra, quali sono state le loro scelte e quale sentimento hanno lasciato vincere nel loro cuore. Il top tra i Santi, che si sono trovati faccia a faccia con un’epidemia, è senz’altro Rocco di Montpellier, santo molto caro alla cristianità, invocato contro le pestilenze e simbolo di carità.

Nonostante la grande popolarità di questo Santo, che fu uno dei più illustri del secolo XIV, le notizie biografiche che lo riguardano sono molto frammentarie e incerte; molti fatti, in effetti, si confondono con la leggenda. Tuttavia tracciare un profilo di san Rocco non è impossibile, grazie al fatto che molti studiosi hanno lasciato riaffiorare da antiche biblioteche pagine e citazioni a lui riferite.

Fra i più importanti, gli Acta breviora, una piccola biografia del santo composta in Lombardia verso il 1430. Ed eccole, dunque, le notizie più fondate sul giovane di Montpellier, dove nacque nel fra il 1345 e il 1350. È assai probabile che egli appartenesse alla nobile famiglia dei De La Croix. I suoi genitori erano, comunque, benestanti e tradizionalmente ricordati coi nomi di Jean e Libère; la madre sarebbe nata in Lombardia, da dove si sarebbe trasferita a Montpellier per il matrimonio. Educato cristianamente, Rocco verso i 20 anni perse i genitori e decise di seguire Cristo, abbandonando tutti i suoi beni e affiliandosi, forse, al Terz’ordine francescano. È certo, invece, che indossò l’abito del pellegrino, facendo voto di recarsi a Roma a pregare sulle tombe di Pietro e Paolo e dei martiri.

Ma lungo il viaggio si imbatté nella peste, che a partire dal 1346 invase l’Europa, facendo in pochi anni circa 20 milioni di vittime, cioè un terzo della sua popolazione. La peste in questione è conosciuta storicamente come la “peste nera” o la “morte nera”, la quale rappresentò una delle più grandi catastrofi della storia europea. Ben più lontano dall’Europa, infatti, si era originato il morbo virulento: nel 1331 la peste comparve nell’Impero cinese e da lì cominciò il suo cammino verso l’Europa, viaggiando attraverso le vie commerciali fra Oriente ed Occidente.

San Rocco si trovava nei pressi di Acquapendente quando la suddetta peste lo colse; molti gli intimavano di tornare indietro e di abbandonare il suo viaggio, ma Rocco in quella cornice drammatica comprese ciò a cui Dio lo chiamava: dedicare la sua vita alle opere di carità. Il giovane pellegrino accolse con gioia e serietà l’appello di Dio e senza sosta si mise a servire gli ammalati, gli affamati e chiunque gli tendesse la mano in cerca di aiuto. Tuttavia, con il tempo comprese che ben altra era la sua vera vocazione. Fu l’aver contagiato la peste ad offrigli l’occasione di capire meglio il disegno di Dio per lui. Ammalatosi, infatti, il santo, per non mettere a rischio altre persone, si trascinò fino ad una grotta (tuttora esistente, trasformata in luogo di culto) –  secondo la tradizione nella periferia di Sarmato, sulla via Francigena –, e lí visse per mesi, solo, senza poter muovere un dito per nessuno, guardando la sua pelle piagarsi e la sua giovane vita precipitare verso la morte. In quella grotta umida e silenziosa, però, la fede del nostro Santo non fu scalfita dalla malattia, cercò da Dio la salvezza e scoprì che l’opera di carità a cui il suo Signore lo chiamava era la preghiera. E così, mentre le sue forze venivano meno, Rocco cominciò a pregare per tutti coloro che non poteva più raggiungere fisicamente e sentì che il suo cuore si rinvigoriva. Come una linfa, la preghiera teneva in vita il santo e non solo.

Le fonti raccontano che molti guarirono corporalmente e spiritualmente grazie alla preghiera del giovane Rocco. Molte altre cose si potrebbero ancora dire attorno a questa splendida figura, forse ai nostri giorni poco conosciuta, ma ritengo che basti fare lo zoom sul sostare di Rocco in quella grotta, sulla sua preghiera, che fu fonte di vita vera per lui e per gli altri; vittoria, non solo contro la peste nera, ma anche contro il male, il peccato e la desolazione. Non sappiamo nulla di come san Rocco pregasse, di certo un pellegrino venuto da lontano non poteva permettersi di portare con sé libri di devozione o di spiritualità. La sua preghiera doveva perciò fluire dal cuore, come un dialogo incessante con Dio, davanti al quale Rocco si scopriva figlio e fratello. La preghiera, cari amici, è la linfa vitale anche per i nostri giorni in casa, a lavoro, in corsia, ovunque ci venga richiesto di fare la nostra parte per vincere il Covid-19.

 

Emanuela Maccotta

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