Il cannocchiale d’ambra. #Club recensione

Carissimi clubbers, sono Ale, ci troviamo qui oggi per parlare dell’ultimo libro che compone la trilogia di Pullman, cioè “Il cannocchiale d ‘ambra”.

Will e Lyra,  all’inizio del libro si trovano lontani,  in due mondi paralleli,  lei rapita da sua madre, Marisa Coulter, giace addormentata sotto incantesimo in una grotta e Will è in un altro universo, in compagnia di due strani angeli,  Balthamos e Baruch che vogliono portare il nostro eroe da Lord Asriel,  in vista dell’imminente guerra che sta per scoppiare,  ma Will non vuole sentir parlare di andarsene senza aver cercato la sua cara amica Lyra.

Da qui in poi, ancora una volta, ci troveremo catapultati in tantissime avventure insieme a Lyra e Will, ritroveremo l’orso guerriero Iorek Byrnison, visiteremo tanti universi paralleli, perfino il mondo dei morti, dove dovranno salvare Roger, il vecchio amico di Lyra e John Parry, il papà di Will. Conosceremo i mulefa, degli strani animali simili ad elefanti, ma che si muovono su ruote e che sono gli unici ad aver capito la reale importanza della Polvere, finalmente potremo capire in cosa consiste questa guerra di cui sentiamo parlare fin dal primo volume e soprattutto contro chi si sta preparando questa battaglia finale.

Allora, io fin dal primo giorno ho provato ad immaginare chi fosse il pericoloso, crudele antagonista che vessava tutti e che non permetteva a nessuno di poter vivere liberamente, avevo capito che lo chiamavano Autorità, ma mai avrei immaginato si stesse parlando di Dio! Sapevo che Pullman era un fervente anticattolico, ma addirittura far divenire Dio un vessatore di uomini non ha assolutamente ragionevolezza.

Però devo dire una cosa, nonostante lo shock sia stato pesante all’inizio, non mi pento in nessun modo di aver letto questa trilogia, perché è stato proprio nel momento in cui ho incominciato a vedere lo svolgimento della storia e soprattutto la vita dei personaggi, sapendo che combattevano Dio, che ho capito ancor più quanto siamo fortunati noi a considerare invece Dio nostro Padre.

Tutti i personaggi infatti sono tormentati, senza speranza, irrimediabilmente soli, non importa il loro vivere mille avventure, c’è sempre una sottile mancanza di qualcosa di Vero nelle loro vite.

Pullmann voleva scrivere dei libri contro la Chiesa e invece ha ottenuto l’esatto contrario, perché io dopo aver finito di leggerli ho amato ancora di più il Signore e l’ho ringraziato del Suo grande amore che mai mi abbandona.

Alessandra Fusco

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