Il Silenzio delle Conchiglie, Helen Keller. #Club Recensione

Un giorno, mentre facevo zapping, mi trovai di fronte a un film in bianco e nero. Non saprei ben dire cosa mi attirò in quel momento, ma rimasi incollata un’ora e mezzo allo schermo per seguire la storia di una bambina sordocieca che scopriva il valore delle parole. Mi piacque, poi scopri che quel film era ispirato a una storia vera, la storia di Helen Keller, vissuta tra il 1880 e il 1968, rimasta cieca e sorda (pardon, non udente e non vedente, ma non ci vedeva e non ci sentiva lo stesso) a 19 mesi e a questo punto iniziò per lei un’esistenza di silenzio e buio quasi totale finché la sua insegnante Anne Sullivan, non la trasse fuori dalla sua bolla e lei iniziò a compitare prima, poi a leggere e parlare e scrivere e studiare e imparare… questa donna intelligente le insegnò a comunicare col mondo esterno.  L’esistenza di Helen era stata di amore e luce, nei mesi successivi al 19simo fu un’esistenza di buio ma fu molto amata, soprattutto dalla madre. La Helen che si racconta nella sua autobiografia è una persona affascinante, sensibile, colta, che usa tutte le risposte possibili alle sue oggettive difficoltà, arrivò a laurearsi e a diventare attivista politica, avvocato, insegnante, suffragetta (nessuno è perfetto). Helen usò come primo strumento di conoscenza la gratitudine. Leggendo la sua storia Helen ci insegna a guardare e ad ascoltare. Helen ha veri occhi che le permettono di guardare al di là della singola forma e vere orecchie che le permettono di ascoltare anche ciò che non ha suono. Helen ha il superpotere della fede: crede nella paternità di Dio e nella conseguente fratellanza fra gli uomini. Helen conosce la bellezza del creato.

Leggendo fra le righe si nota come lei ce l’abbia fatta perché si è sentita amata, anche nel piccolo trauma della sua adolescenza (fu accusata di aver copiato un racconto che forse le avevano letto da bambina e di cui non si ricordava anche se apparteneva al tempo in cui non conosceva le parole).

Qual è, mio Dio, questo amore immenso che ci manca per riuscire a realizzarci se non il tuo? Quale cielo, quale suono, quale volto e quale bellezza potrebbe mai saziarci senza l’amore?

Helen ci insegna la realtà del buio e quella della luce. Quando l’amore ti ha colpito ti lascia un segno addosso (aveva ragione Silente, mentre lo diceva a Harry Potter), l’amore non lo dimentichi, non dimentichi la luce in un’esistenza di buio e continui a cercarla, sempre. Vorrei essere cieca come Helen per poter ritrovare la luce ogni giorno. Vorrei imparare il linguaggio da adulta per poterne cogliere l’importanza. Vorrei vedere con le mani e ascoltare con la pelle e anche solo con questo poter percepire l’esistenza e la guida di un Padre amorevole. Forse Helen, Dio è talmente grande, talmente Amore, talmente tanto che noi ci distraiamo, siamo come quelli che di fronte alla parete rocciosa vedono un muro anziché un modo per salire in cima e far parte del cielo.

 

Miriam G.L. Serranò

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