La parola di Dio: il tesoro del Cuore.

Dai commenti sul Diatessaron di Sant’ Efrem.

«Ha nascosto nella sua parola tutti i tesori, perché ciascuno di noi trovi una ricchezza in ciò che contempla»

 

La vita conferisce alla parola un «peso specifico», ma essa è profondamente vera quando lascia che la Parola di Dio attraversi la sua vita tra le sorprese e gli aspetti più svariati dell’amore. La verità non è una serie di idee, ma è la vita che si lascia toccare dal suo principio fondante: l’amore. Nelle pagine della Scrittura, l’uomo impara la verità dell’amore nel quotidiano, perché molte volte si è capaci di riempirsi la bocca in definizioni di verità, ma con il rischio di vivere relazioni mortifere. La parola di Dio fa vivere non solo perché trasmette la verità della rivelazione, ma perché racconta la vita. Nei Vangeli vediamo che la parola di Gesù è la sua vita: accogliere, incontrare, pregare e avere il coraggio di vivere tutto fino in fondo: «L’esegesi della sua parola passa per l’esegesi della sua vita» (Ermes Ronchi).

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Le parole della Sacra Scrittura scorrono nel tessuto della vita e l’uomo non può che ascoltare e accogliere, assaporare e gustare il messaggio di vita che ne deriva da essa. Non a caso, il salmo 119 celebra la bellezza della Parola di Dio, la quale fa vivere l’uomo perché è «la sostanza vitale dell’anima» (sant’Ambrogio). Essa illumina e interpella l’esistenza e possiede un carattere performativo, soprattutto nell’azione liturgica dove emerge il suo carattere sacramentale: «La proclamazione della Parola di Dio nella celebrazione comporta il riconoscere che sia Cristo stesso ad essere presente e a rivolgersi a noi per essere accolto» (Verbum Domini, 56).

La Parola di Dio intreccia la parola dell’uomo, il respiro di Dio passeggia su quello dell’uomo perché l’esegesi di Dio è la vita! Il Dio biblico è colui che parla e che si serve della parola per comunicare con l’uomo: «Piacque a Dio nella sua bontà e sapienza rivelare se stesso e manifestare il mistero della sua volontà (cfr. Ef 1,9), mediante il quale gli uomini per mezzo di Cristo, Verbo fatto carne, nello Spirito santo hanno accesso al Padre e sono resi partecipi della divina natura (cfr. Ef 2,18; 2 Pt 1,4). Con questa rivelazione infatti Dio invisibile ( cfr. Col 1,15; 1 Tm 1,17) nel suo grande amore parla agli uomini come ad amici (cfr. Es 33, 11; Gv 15,14-15) e si trattiene con essi (cfr. Bar 3,38), per invitarli e ammetterli alla comunione con sé. Questa economia della rivelazione avviene con eventi  e parole intimamente connessi, in modo che le opere, compiute da Dio nella storia della salvezza, manifestano e rafforzano la dottrina  e le realtà significate dalle parole, e le parole dichiarano le opere e il mistero in esse contenuto» (Dei Verbum, 2).

Dio conosce tutte le tonalità del parlare umano, perché le ha donate all’uomo affinché egli vivesse tra il tuono potente che schianta i cedri del Libano (cfr. Salmo 29,5) e il mormorio di un vento leggero (cfr. 1 Re 19,12). Dio si serve della parola per comunicare vita e verità, per istruire e consolare. La Bibbia, in quanto messaggio d’amore di Dio, scuote il lettore di ogni tempo, il quale può interrogarsi anche su come ci si serve della parola scritta e pronunciata, se essa comunica vita e verità. L’abuso della parola, infatti, può trasformare la vita in un inferno. Una parola cattiva è una parola senza amore e dunque senza Dio.

Nella III Domenica del Tempo Ordinario, la celebrazione, la riflessione e la divulgazione della Parola di Dio comportano il riconoscere Cristo stesso, vivo, presente e operante, il quale si rivolge a ogni cuore per essere accolto (cfr. Verbum Domini, 56). Questa Domenica della Parola di Dio si colloca in un momento opportuno anche per i legami con gli ebrei, nel pregare per l’unità dei cristiani. L’intenzione del Papa, nel decidere di istituirla, è chiara: l’intenzione di questa festa esprime anche una valenza ecumenica, perché «la Sacra Scrittura indica a quanti si pongono in ascolto il cammino da perseguire per giungere a un’unità autentica e solida» (Aperuit Illis, n.3).

La Bibbia parla di Cristo, lo annuncia e permette di credere che la sua morte e la sua risurrezione non appartengono alla mitologia, ma alla storia. In questa storia ogni uomo può trovare la gioia di scoprirsi amato e salvato.

Filomena Fabri

 

(Tratto da: Luce e Vita, Settimanale di informazione nella Chiesa di Molfetta Ruvo Giovinazzo Terlizzi. Domenica, 22 Dicembre 2019)

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