“Mi sono cadute le mani”. Spunti ‘spinti’ con Manzoni#

Persi tra le vetrine scintillanti, tra improbabili decorazioni e musica sparata a tutto volume, ci concentriamo più sugli acquisti del Black Friday…

e ci perdiamo invece l’attesa più importante, quella del del Bambino… così e ritorniamo a casa esausti, comunque inappagati, nonostante l’affannosa ricerca..”CECIDERE MANUS”  diceva Alessandro Manzoni quando non riusciva a rendere la sacralità del Natale come avrebbe voluto, “ Mi sono cadute le mani, non sono stato capace”. Allo stesso modo riusciamo a riempire il vuoto, non siamo in grado di toglierci il peso dall’anima, quando sostituiamo la materialità alla purezza dell’attesa del Bambino.

Qual masso che dal vertice
di lunga erta montana,
abbandonato all’impeto
di rumorosa frana,
per lo scheggiato calle
precipitando a valle,
barre sul fondo e sta;

là dove cadde, immobile
giace in sua lenta mole;
né, per mutar di secoli,
fia che riveda il sole
della sua cima antica,
se una virtude amica
in alto nol trarrà: (vv. 1-14)

2.inni-sacri.jpg

È  davvero un grande privilegio allora fermarsi a rileggere le parole di Manzoni per riflettere sul significato del Natale, sull’arrivo di quella virtude amica che ci trarrà di nuovo in alto, levandoci quel masso che sta sul fondo dell’anima nostra, il peccato originale, con il prezioso dono della Grazia .

Dopo i toni cupi con cui ci ha descritto l’affanno che grava sulle nostre esistenze, ecco che Manzoni, a cui era appena nato Pietro Luigi, saluta il mistero della nascita che tutto rinnova:

Ecco ci è nato un Pargolo,
ci fu largito un Figlio:
le avverse forze tremano
al mover del suo ciglio:
all’ uom la mano Ei porge,
che sì ravviva, e sorge
oltre l’antico onor. (vv. 29-35)

La gioia dell’attesa, il mistero della nascita del Pargolo, che arriva per noi a toglierci quel masso, è un momento da recuperare e da santificare con i nostri pensieri di uomini e di donne, sempre troppo affannati in quella ricerca che dovrebbe essere invece semplice raccoglimento di fronte alla Culla, in attesa di quella mano che il Bambino ci porge con la spontaneità della purezza. Nessuna vetrina scintillante potrà mai offrirci regalo più prezioso di quello che il Bambino ci offre.

Vi lascio uno spunto spinto: l’attesa della Nascita, la gioia del raccoglimento intorno al Presepe, devono tornare ad essere momenti centrali per tutta la comunità, un inno alla vita che si rinnova ogni giorno.

Giorgia Pietropaoli

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