Io sono Hania. Silvana De Mari Club Recensione#

Quando ero nervosa, arrabbiata o triste rileggevo sempre qualche pagina di “Grandi speranze” di Dickens. L’epoca vittoriana, i lavori forzati, il piccolo Pip che aiuta un manigoldo. Mi appassionava soprattutto miss Havisham con il suo dolore fermo come l’orologio di casa e la sua scelta di vivere in quel dolore, di tuffarcisi dentro e annegare. Vestita sempre con l’abito da sposa per tutta la vita, con una sola scarpetta infilata, col pranzo di nozze nella stanza accanto divorato da topi e ragni. A un certo punto della sua vita questa donna ha scelto di fermarsi, di non scegliere più. Nata negli agi, nell’affetto seppur con qualche dolore, truffata dall’uomo che credeva l’amasse, lei decide di bloccare la sua vita in quel momento, di non andare più avanti avvelenando l’aria intorno a lei. Quasi una parodia delle Vergini del Vangelo che aspettano sempre lo sposo, ma sono pronte, Miss Havisham è sempre non-pronta, non-completamente preparata, non può andare incontro allo sposo con una scarpa sola e il suo banchetto di nozze si ammuffisce sul tavolo.
E poi ho incontrato Hania.

Hania, la strega muta, è la figlia dell’oscuro signore (non Voldemort, un altro oscuro signore: pare che nelle saghe fantasy questi oscuri signori siano parte essenziale del racconto), nata da una violenza di cui la madre, Haxen, non ricorda nulla. Bambina dall’intelligenza perfetta, capisce, comprende, ascolta. Questa bambina dalle capacità straordinarie è il punto focale di una storia che comincia ben prima della sua nascita, come quella di ciascuno di noi e continua indipendentemente da ciò che gli altri decidono. Hania è destinata ad aiutare l’oscuro signore, a sposare l’uomo che lui ha scelto, a far entrare nel mondo cose orribili come l’infanticidio o, se
questo non fosse possibile, l’incesto. Hania ogni giorno sceglie per la propria vita. e sceglie di non essere una vittima dell’oscurità ma di andare nella luce e di sconfiggere l’Oscuro. Questa ragazza, aiutata dai racconti del cavaliere della luce di cui le parla la madre, da quello che scruta nel mondo con i suoi occhi attentissimi, dalla magia dei nani e dal valore di coraggiosi guerrieri arriva al punto più alto dell’amore e non si guarda indietro. Hania odia sbagliare, ha un cinismo sorprendente e lo usa per tutte le osservazioni che fa sulla vita, impara dai suoi errori e riflette sulle sue azioni:
capisce, con la sua intelligenza, che il mondo ha un Creatore, che questo Creatore ha fatto il mondo bello e buono e non lo lascerà nelle mani dell’Oscuro Signore.
“Camminerai sull’aspide e sul basilisco, e non temerai il leone e il drago” (Sal 91,13): e Hania insegna proprio a viverlo, insegna la scelta che ciascuno può fare, insegna la caparbietà del bene e la banalità del male. Lei sa che il bene vincerà, non prevalebunt, ma sa che perché il bene vinca deve darsi una mossa e partecipare alla battaglia.
Le donne che credono hanno la speranza di educare, di prendere le armi e lottare se necessario, di perdere coloro che amano e affrontarne la perdita, di fare la cosa giusta sempre, di sacrificare e di scegliere. Il male ti cade addosso ma il bene puoi sceglierlo ogni giorno. Ancora e ancora e ancora tutti i giorni della vita si possono riscegliere il bene, la luce, il coraggio. Hania ci fa riflettere sul fatto che Dio scrive continuamente tra le righe storte della nostra storia e che noi ci ostiniamo a non volerle leggere: preferiamo bloccare gli orologi, rimanere con una scarpa al piede e una addosso, con l’abito e tutto ma mai realmente pronti per l’arrivo dello Sposo.

 

Miryam Serranò

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