Heidi di J. Sapiry – #Club recensione

Bello, ma tosto. Questo ragazzo si è dovuto rendere conto da solo che era lui il problema. “Rientrò in sé stesso” è una frase indiscutibile. Ci ho pensato sempre tanto.

– Ma tu l’hai mai letto Heidi? – La domanda mi fu rivolta sul treno durante un interminabile viaggio di otto ore, di quelli che pure se stai presissima dalla parabola del Padre misericordioso una distrazione ci vuole.  – Veramente ho visto il cartone. – risposi. – Orribile rispetto al libro: leggilo che ne vale la pena. – Ho risposto all’invito molti anni dopo (che peccato!).

Heidi è il nome della nipotina del protagonista. No, non sto facendo confusione, di Heidi viene raccontata la storia ma è il nonno che cresce di più. Ѐ uno dei personaggi più belli di cui abbia mai letto la storia.

D’altra parte la storia di chi ci precede non è un po’ anche la nostra? Come esisteremmo mai se non ci avessero preceduto e come poteva nascere Heidi se quel nonno scorbutico non avesse avuto un figlio? Il Nonno di Heidi era stato un giocatore d’azzardo e aveva perduto tutti i beni di famiglia al gioco (ora ci penso, come san Camillo!). I genitori erano morti di dolore e il fratello a causa sua non aveva più nulla. Quando poi era ritornato a casa, dopo quindici anni, nessuno l’aveva accolto, ma gli avevano tutti sbattuto la porta in faccia. Le cose si erano complicate ulteriormente perchè la moglie era morta presto e suo figlio, Tobia, solo due anni dopo essersi sposato. Il paese aveva deciso che se anche non c’entrava nulla era colpa sua se il figlio e poco dopo la nuora erano morti. Un uomo solo, abbandonato, dimenticato, non accolto. Solo chi è abbandonato riesce a capire come si sente qualcuno che è stato abbandonato a sua volta. Il dolore è come un dono che ci apre all’altro. Questo strano vecchio scorbutico rappresenta il figliol prodigo di ognuno di noi. Ognuno di coloro che conoscono la bontà di Dio, che la intuiscono soltanto, sa di aver dissipato tutti i beni che Dio gli ha dato, e se anche non l’avessimo fatto, che merito avremmo di fronte a Dio?

Heidi è una piccola risposta alle sue preghiere. Una piccola luce in un’esistenza dove non è bastato cambiare tutto sé stesso, rinunciare al veleno del gioco d’azzardo, avere l’umiltà di chiedere perdono, prodigarsi per la riuscita degli altri. Niente gli risponde. Solo la nipote, sarebbe dovuta essere un peso e invece è un dono. Dono preso inizialmente con prudenza, guardato con sospetto, perso e desiderato, ricevuto poi con immensa gioia. Perché a volte la vita non è così chiara come quel padre misericordioso che ci corre incontro, non è così immediata e noi diventiamo delusi, amari. A volte quando leggiamo quel brano sembra quasi che Dio debba essere un distributore: do l’obolo del pentimento ed esce la fresca acqua del perdono. Dimentichiamo sempre che Dio scrive fra le pagine macchiate d’inchiostro della nostra storia e, parlandoci con un linguaggio personale ed esclusivo, ci dà l’unica cosa che all’uomo serve per essere felice: sentirsi amato.

 

Myriam G.L. Serranò

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