La parola paterna. #Fides Anglia 4

Da libro del profeta Ezechiele

«Così dice il Signore Dio: «Ecco, io stesso cercherò le mie pecore e ne avrò cura. Come un pastore passa in rassegna il suo gregge quando si trova in mezzo alle sue pecore che erano state disperse, così io passerò in rassegna le mie pecore e le radunerò da tutti i luoghi dove erano disperse nei giorni nuvolosi e di caligine».

 

Con l’intento di scrivere a voi, cari amici del Club, un articolo sulla figura di Gregorio Magno nel giorno della sua memoria liturgica, mi sono recata al Celio, dove oggi sorge la Chiesa a lui dedicata e dove, a suo tempo, sorgeva la casa paterna e l’amato monastero del suddetto papa e dottore della Chiesa. Mentre mi guardavo intorno, cercando le tracce del passaggio di Gregorio, rimasi colpita da un dipinto, realizzato da un ignoto artista nel XV secolo, il quale, riprendendo i consueti elementi iconografici già in uso nel Medioevo, rappresentò il santo papa in ascolto dello Spirito Santo, reso sotto forma di colomba.

 

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I due sembrano in perfetta sintonia, immersi in un fitto ed armonioso dialogo. L’uno – lo Spirito Santo – tutto intento a sussurrare alle orecchie di Gregorio chissà quali parole; l’altro, in piedi con la testa reclinata, tutto intento ad ascoltarlo. Inoltre, quest’ultimo tiene fra le mani, con la cura che un innamorato riserva alla sua amata, la Sacra Scrittura. Tale legame fra il santo e il testo biblico ci è testimoniato anche nelle biografie dedicate a papa Gregorio, oltre che negli scritti dello stesso. Accostando la Scrittura, il Nostro cercava di conoscere e approfondire il mistero di Dio e dell’uomo, convinto che le pagine sacre, sondate con l’aiuto dello Spirito Santo, fossero la via maestra per discernere la volontà di Dio nell’oggi.

E questo, perché la Scrittura è veramente Parola di Dio, viva ed è eterna; è per tutti e per ciascuno; è storia, ma la trascende, parlando agli uomini di tutti i tempi e di tutti i luoghi. Essa si rivolge alla ristretta cerchia degli intellettuali, quanto alle persone prive di cultura; si muove, cresce, progredisce insieme con chi la legge. Tuttavia per Gregorio era essenziale che dalla lettura appassionata delle Scritture, scaturissero anche azioni giuste, piene di carità ed umili, come è giusto, umile e amabile quel Dio, che nelle pagine bibliche ci chiama ad imitarLo. Per questo, per ogni cristiano, chiamato a testimoniare Dio nel mondo, è fondamentale avere un rapporto costante con la Scrittura, coltivando, magari, la fine arte della Lectio divina, che aiuta proprio a realizzare quello che diceva Gregorio: leggere, credere, agire, tendere.

Manca un ultimo tassello per definire il frutto del rapporto fra Gregorio Magno e le Scritture; Beda il Venerabile nella “Storia ecclesiastica” definì Gregorio “padre degli Angli”: infatti con la sua missione evangelizzatrice aveva permesso ai pagani di ascoltare la parola di vita. Infatti, il Papa aveva capito che, tra tutte le pagine della Scrittura, Dio lo chiamava ad incarnarne una in particolare: essere, sia per i cristiani sia per i lontani, pastore solerte e amorevole, come quello descritto nel brano di Ezechiele sopra riportato e che lo portò a divenire “padre” di tutti. La paternità/maternità spirituale che contraddistinse il santo odierno dovrebbe essere una nota distintiva di ogni cristiano che, ascoltando la parola di Dio, trova sé stesso e la missione che è chiamato a realizzare. Voi non credete? Se è vero, e lo è, che due persone che si amano prima o poi finiscono per assomigliarsi, allora necessariamente un giorno ci ritroveremo, in famiglia, nel posto di lavoro, in comunità, a scuola, fra gli amici ad essere quella pagina di Vangelo che lo Spirito Santo ha sussurrato alle nostre orecchie, impresso nel nostro cuore. Potrebbe essere un bel proposito: mettiamoci alla ricerca di quella Parola che Dio ha pensato proprio per noi.

 

Emanuela Selene Maccotta

 

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