L’inno dell’anima nuda. Eucarestia# 2

Dal vangelo secondo Marco

14,22 Mentre mangiavano prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». 23 Poi prese il calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. 24 E disse: «Questo è il mio sangue, il sangue dell’alleanza versato per molti. 25 In verità vi dico che io non berrò più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo nel regno di Dio».

26 E dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.

 

Ho imparato a cantare, o almeno ho tentato di imparare a cantare, in postulandato. Non sono mai stato un esperto, anzi a dirla tutta non ho mai avuto senso del ritmo e della musica. Però ho trovato come il canto fosse espressione di una preghiera verso Dio.

Cantando si possono esprimere sentimenti forti: pensiamo alle canzoni d’amore, o di coraggio che sentiamo alla radio. Allo stesso modo si può esprimere anche il grande amore che proviamo per l’Eucarestia. Col canto rivolto a Dio, l’anima nuda si spoglia di tutti gli stress, le preoccupazioni, i pensieri e si prepara ad essere casa accogliente dell’Eucarestia. Oppure, come nel caso del brano qui citato al versetto 26, il canto è espressione della gioia di aver ospitato Gesù Pane e Vino in modo così intimo: proprio come gli apostoli dopo l’istituzione eucaristica.

In questo brano troviamo altri elementi descrittivi che ci danno un assaggio del mistero eucaristico. Innanzitutto Gesù e gli apostoli sono a cena: condividono allora il mangiare. Questo momento importante della loro giornata si intreccia nel loro percorso di fede con il Signore.

In questo momento ecco che Gesù, all’interno della cena ebraica, inserisce due elementi nuovi: il pane e il vino, appunto, elementi dei campi e del frutto del lavoro umano. In questi due elementi, possiamo vedere che Gesù che ha assunto la natura umana, ed è uomo come noi, non ha scansato la fatica del lavoro. Ha condiviso dunque anche questo aspetto della nostra quotidianità.

Quindi il Signore benedice questo pane e questo vino che ha preso con sé. Al contrario  Adamo ed Eva avevano rubato il frutto, istigati dal serpente: avevano preso quel cibo senza benedire Dio e anzi quasi maledicendolo. In questo modo, Adamo ed Eva hanno generato divisione fra loro e Dio. Gesù al contrario qui benedice quel cibo nuovo, ribaltando l’ottica del peccato: pane e vino divengono elementi di Comunione fra gli uomini e Dio.

Immediatamente il Signore offre e il pane e il vino agli apostoli; cioè in quel momento muta la sostanza di quegli elementi nel Suo Santissimo Corpo e nel Suo Santissimo Sangue. Ad essere onesto, non so quanto, nell’immediato gli stessi apostoli avessero capito cosa stesse accadendo.

Ma alla fine della cena cantano l’inno, il salmo 135 in cui si dice “Rendete grazie al Signore perché buono”. Dopo aver consumato Gesù Pane e Gesù Vino gli apostoli hanno un cuore nuovo: perciò solo alla fine intuiscono il grande miracolo che è accaduto nell’Ultima Cena e viene presentato di nuovo ogni volta anche noi quando partecipiamo alla messa.

Ogni volta che riceviamo l’Eucarestia, noi assimiliamo Lui; ma è Lui che, assimila noi a Lui. Ci rende pieni di una forza nuova, prorompente, divina, con la quale nessun ostacolo ci può ostacolare.

Ricevere Pane e Vino Eucaristici ci aiuta a diventare “piccoli” Gesù e vivere ogni giorno con gioia e spontaneità.

Impariamo ad essere piccoli, come bambini dalle anime cucciole, che cantano spontanei di fronte alle piccole gioie della vita.

Fr Gabriele Giordano M. Scardocci OP

Gesù dolce, Gesù amore

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