Pensatori umili e scalzi. De Profundis#4

Probabilmente ricorderemo tutti la lettura de I Promessi Sposi, al liceo. Le incredibili disavventure di Renzo e Lucia hanno impiegato buona parte del nostro tempo adolescenziale. Alessandro Manzoni, sul finire del libro, ci ha donato un brano commovente intriso di spiritualità. È l’ultimo incontro fra Renzo e Don Rodrigo.

 

Disse fra Cristoforo a Renzo :- […] Sai tu cosa puoi fare? Puoi odiare, e perderti; puoi, con un tuo sentimento, allontanar da te ogni benedizione. Perché, in qualunque maniera t’andassero le cose, qualunque fortuna tu avessi, tieni per certo che tutto sarà castigo, finché tu non abbia perdonato in maniera da non poter mai più dire: io gli perdono.

– Sì, sì, – disse Renzo, tutto commosso, e tutto confuso: capisco che non gli avevo mai perdonato davvero; capisco che ho parlato da bestia, e non da cristiano: e ora, con la grazia del Signore, sì, gli perdono proprio di cuore.

 

Renzo aveva pensato di uccidere Don Rodrigo. Solo arrivato sul fondo dell’abisso, toccato il fondo del baratro, ascolta le dolci parole del padre cappuccino. Sono parole che introducono il sentimento di chi perdona. Esattamente come Dio, che ci perdona con un amore affettuoso.

 

Più che le sentinelle l’aurora,

Israele attenda il Signore,

perché con il Signore è la misericordia

e grande è con lui la redenzione.

 

Avevamo un po’ parlato del vivere come sentinelle già la settimana scorsa. Oggi possiamo vedere soffermarci sul grande amore di Dio, la Sua Misericordia. Dio stesso, nella suo essere Uno e Trino, è Misericordia, Agape. Il Suo stesso modo di essere e di esistere è una continua azione di misericordia e di amore verso tutta la sua creazione.

Concretamente il Suo essere misericordioso è anche l’atto di tenerezza col quale il Signore ci dona la giustificazione e il perdono dei peccati. Essere giustificati, significa tornare in uno stato di giustizia e non più oppressi dal peccato e dai suoi vincoli mortiferi. Ricevere misericordia è dunque un tornare ad essere pienamente immagine e somiglianza di Dio.

Così come Dio, specialmente nel ministero pubblico di Gesù Cristo Logos, ha testimoniato il suo amore che ama senza condizioni, anche noi possiamo essere portatori di quella misericordia. In questo senso, saremo spiragli di quell’aurora trinitaria che riempie il senso di tutti coloro che si sentono soli e non amati da nessuno.

Essere portatori di misericordia implica vivere secondo un pensiero umile, come scrive il teologo Roberto Repole: “[Mosè rispetto a Dio] non si pone […] con la protervia di chi vuole possederlo, come Prometeo, bensì con l’umiltà di chi riconosce di essere alle prese con il mistero dell’essere e della vita […], di fronte a cui non si può, se non in ottemperanza all’invito di Dio, togliersi i calzari (cfr. Es, 3, 1 – 6).”

Con la crescita nell’umiltà, saremo in grado di donare amore misericordioso a tutti i prepotenti, violenti, falsi Don Rodrigo che abbiamo incontrato nella vita e ci hanno donato del male. La missione più difficile forse, ma non impossibile.

Fr Gabriele Giordano M. Scardocci OP

Gesù dolce, Gesù amore

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