La fragranza inattesa. Pater Noster #5

Spero che ognuno di voi sia entrato almeno una volta in un forno che produce il pane in modo artigianale. I panifici di un tempo, quelli nei quali si poteva vedere il bianco della farina e sentire il profumo del pane appena cotto e pronto per essere mangiato. Così il bianco della farina e quel profumo di fragranza ci invogliavano a cercare sempre quel prezioso alimento e a metterlo sulle nostre tavole. Quel colore e quel profumo ci aiutano ad entrare in uno stato quasi di abbandono.

Nel Padre Nostro, ogni volta che andiamo a messa, chiediamo al Signore di donarci questo pane.

Dacci oggi il nostro pane quotidiano!

In questa domanda fiduciosa al Signore, ci abbandoniamo alla sua divina Provvidenza. Perciò ci abbandoniamo anche noi alla Sua generosità, sapendo che ci donerà una fragranza inattesa. Saprà dunque donarci ciò di cui abbiamo bisogno nelle piccole cose e nelle grandi.

A questo punto vorrei soffermarmi sulla nostra richiesta: Dacci.

 

CCC 2829 « Dacci » è anche l’espressione dell’Alleanza: noi siamo suoi ed egli è nostro, è per noi. Questo « noi » però lo riconosce anche come il Padre di tutti gli uomini, e noi lo preghiamo per tutti, solidali con le loro necessità e le loro sofferenze.

 

Questo essere alleati con Dio fa si che viviamo in una forte comunione e intimità con Dio. Il suo essere papà per tutti noi ci chiede di essere padri a nostra volta. Di saper rispondere a quel dacci  anche a coloro che sono indigenti dal punto di vista materiale e spirituale. Questo è un po’ il senso del generare il Bene Comune, per come lo intende la Dottrina Sociale della Chiesa. Ma da un punto di vista spirituale, quel chiedere di darci qualcosa, è innanzitutto una pratica dell’esercizio dell’umiltà. Riconoscersi cioè piccoli, nella nostra fragilità e debolezza, di fronte alla Infinità ed Eternità di Dio. Questo non significa che Egli ci schiacci e ci distrugga. Ma appunto ci chieda di riconoscersi dipendenti da Lui in ogni cosa.

Innanzitutto dei due doni principali che ci porge. La vita: siamo nati, e continuiamo a vivere, grazie all’azione di Dio. In secondo luogo, la libertà: Dio stesso, nel donarci l’esistenza, ci permetta di saperla rivolgere al bene e al meglio. E talmente ci lascia liberi, che possiamo anche girargli le spalle e allontanarci da Lui.

Ogni giorno che ci svegliamo dovremo dire: dacci oggi il nostro pane quotidiano. Cioè dacci una vita e una libertà da vivere nell’amore, nella verità e tenerezza del Dio di Gesù Cristo. Potremo dedicare al Signore, e fare dunque nostre, questi bellissimi versi di un giovanissimo Giovanni Pascoli nella poesia Grano e Vino:

“Caro il mio grano! Quando il mio tesoro, | mando al mulino, se ne va, sì, questo; | ma quello nasce sotto il mio lavoro. | […] | Tua carne è il pane – Ma tuo sangue, il vino – | Che sa l’odore di pan fresco! – E che cantare fa, cantar di tino! –“

Fr. Gabriele Giordano M. Scardocci OP

Gesù dolce Gesù amore.

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