Quell’anelito di attimo e di eternità. Pater Noster # 4.

Dalla prima lettera a Timoteo 2,

3 Dio, nostro salvatore, 4 vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità.

 

Uno dei miei film preferiti è l’Attimo Fuggente. È la storia del professor John Keating, uno splendido Robin Williams, che nella Welton Accademy degli Stati Uniti fine anni ‘50, insegna ai suoi studenti un nuovo modo di studiare le lettere. Con modi divertenti, egli toglie via tutti gli stereotipi su Walt Whitman, Kiplin e altri poeti. In tal modo, Keating permette ai suoi alunni di amare e conoscere la poesia e la letteratura.

attimo fuggente.jpg

Da quando siamo stati battezzati fino ad oggi, il Signore ci chiede un po’ questo: entrare in una amicizia basata su una conoscenza ed un amore ormai purificato da stereotipi, in modo tale che con serenità noi possiamo dire: “Signore sia fatta la tua volontà!”

Come anche scrive il CCC:

 

“È in Cristo e mediante la sua volontà umana che la volontà del Padre è stata compiuta perfettamente e una volta per tutte. Gesù, entrando in questo mondo, ha detto: « Ecco, io vengo, […] per fare, o Dio, la tua volontà » (Eb 10,7).Nella preghiera della sua agonia, egli acconsente totalmente alla volontà del Padre: « Non sia fatta la mia, ma la tua volontà! » (Lc 22,42)”. (2824).

 

Fare la volontà del Padre, come Gesù stesso fece, non è davvero semplice. Quante volte nella vita, ci troviamo di fronte a situazioni critiche, rapporti tesi ed esperienze che sono un vero e proprio dramma per noi. E nonostante tutto, Dio ci lascia in quella situazione, chiedendo di accettare questa sua volontà per noi. Come ha scritto Edith Stein “Sia fatta la tua volontà: anche e proprio nella notte più oscura.” Al tempo stesso, ci dona momenti di gioia, felicità, di grande amore e serenità, nei quali invece non vorremo mai smettere di essere. Chiederemo dunque che il dolore sia un attimo, mentre la gioia sia eterna. Tutta la vista cristiana è un oscillare in questo anelito di attimo e di eternità.

Affidandosi a Lui, sappiamo che le esperienze di maggior dolore e di maggiore felicità, hanno una radice comune: fanno parte di un progetto più grande, che in quel momento può sfuggirci. L’abbandono fiducioso al Dio Verità, per quanto complesso, è il modo più bello e appagante di procedere in questi momenti.

Però non siamo mai soli: Gesù stesso donandosi oggi a noi, Corpo e Sangue nel pane e vino della messa, si rende cibo e bevanda per noi. Quando riceviamo Gesù eucaristico, il suo volere unito al volere del Padre, diventa anche il nostro. E anche la volontà più difficile da accettare, diviene soffice come pane e inebriante come vino.

Fr Gabriele Giordano M. Scardocci OP

Gesù dolce, Gesù amore

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