Il tuono di Dio.  

 

12:1 In quel tempo il re Erode cominciò a perseguitare alcuni membri della Chiesa 2 e fece uccidere di spada Giacomo, fratello di Giovanni.

 

Qualche tempo fa rimasi molto colpito da un racconto dello scrittore Dino Buzzati intitolato Ombra del Sud. A Porto Said, in Egitto, il protagonista anonimo viene coinvolto in un incontro con un uomo vestito di una palandrana bianca. Ne rimane colpito, l’uomo in bianco sembra invitare a seguire il narratore. Il quale, dopo una serie di resistenza ad un certo punto avrà il coraggio di dire.

No, no, in nome del Cielo. Sia come sia, o messaggero, porta la notizia che io vengo, non occorre neanche che tu ti faccia vedere ancora. Questa sera mi sento veramente bene, sebbene i pensieri ondeggino un poco, e ho preso la decisione di partire.

Il sentimento che mi sembra celarsi dietro questo testo è la ferma costanza di affidarsi a quel non meglio noto uomo in bianco. Il protagonista è testimone di una svolta nella sua vita: non ha più remore.

Questa stessa esperienza mi sembra quella dell’apostolo san Giacomo maggiore e del suo martirio, ordinato da Erode, infastidito non poco dall’azione degli apostoli. Giacomo e suo fratello erano detti figli del tuono, in ebraico boanerghes. Giacomo davvero è stato il Tuono di Dio. Infatti, esattamente come un tuono, ha saputo far risuonare la sua voce che predicava la parola di vita eterna ricevuta da Gesù stesso, componendo una delle più belle lettere che oggi fanno parte del canone rivelato. In quella stessa lettera Giacomo propone i due elementi essenziali del martirio. Innanzitutto la costanza e poi la fede. (Gc 5, 7- 8). In effetti, insegna il Catechismo della Chiesa Cattolica:

Il martirio è la suprema testimonianza resa alla verità della fede; il martire è un testimone che arriva fino alla morte. Egli rende testimonianza a Cristo, morto e risorto, al quale è unito dalla carità. Rende testimonianza alla verità della fede e della dottrina cristiana. Affronta la morte con un atto di fortezza. ( 2473)

Il catechismo aggiunge anche l’elemento della fortezza. Dunque il martirio è questa testimonianza dell’amore verso Gesù Cristo, che decise “di amare sino alla fine “(Gv 13,1). Il martirio rosso, quello di sangue ancora oggi, è davvero lucente testimonianza per gli altri fedeli. C’è poi il martirio bianco, in cui per definizione si abbandona tutto ciò che si ama, per mettere come primo amore Dio. Questo si esprime anche in un abbandono da parte degli altri, amici, familiari, colleghi di lavoro della persona che pone come prima ed unica fonte Dio.  Dunque un martire bianco è anche una persona che subisce ritorsioni e ricatti morali, per la sua ferma, forte e fiduciosa appartenenza a Gesù Cristo e alla sua Chiesa Cattolica.

Oggi un martirio da vivere potrebbe essere quello della speranza. Essere testimoni di speranza teologale oggi è considerato un atto di fede. Nel mondo post moderno e liquido, la velocità di comunicazione e di idee sembra spegnere ogni sentimento di speranza e di attesa. Perciò essere martiri, oggi, credo sia essere martiri di speranza. Di quella speranza che si dona la vita, fino alla morte, per continuare ad amare con Dio, dal Paradiso.

Fr Gabriele Giordano M. Scardocci op

Gesù dolce, Gesù amore

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