Una monarchia d’amore. Pater Noster #3.

Gv 3:3 Gesù a Nicodemo: «In verità, in verità ti dico, se uno non rinasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio».

 

C’è una fiaba di Hans Christian Andersen che mi ha fatto sempre sorridere. Si intitola I vestiti nuovi dell’imperatore. È la storia di un imperatore vanitoso e pieno di sé. Un carattere superbo tanto da perdere il senso del reale. Nel corso della favola, la sua eccentricità farà si che questo re verrà truffato tanto da andare in giro completamente nudo e pensare invece di essere rivestito di preziosi abiti. L’imperatore della favola viveva in un regno fatato: era re, ma non sul serio.

Al contrario di questa favola danese, invece, noi nel Padre Nostro chiediamo al nostro re, Gesù, “venga il tuo regno!”.

Un regno che è vero, reale, concreto e non fantasioso e frutto della nostra immaginazione. Il regno che chiediamo al Signore però non è una forma di governo simile a quella che la storia passata ci ha mostrato esercitata negli stati politici.

Infatti:

 

Ccc 2818 Nella Preghiera del Signore si tratta principalmente della venuta finale del regno di Dio con il ritorno di Cristo. Questo desiderio non distoglie però la Chiesa dalla sua missione in questo mondo, anzi, la impegna maggiormente. Infatti, dopo la pentecoste, la venuta del Regno è opera dello Spirito del Signore, inviato « a perfezionare la sua opera nel mondo e compiere ogni santificazione ».

 

La venuta finale del regno di Dio giungerà alla fine dei tempi, e tutti noi chiediamo così al Signore di essere davanti a Lui e contemplarlo in Paradiso. Nel frattempo però questo regno, con l’aiuto di Dio stesso viene costruito anche grazie alla nostra responsabilità. Innanzitutto impegnandoci a far crescere il Bene Comune in famiglia, nella società civile e nell’esercizio dei diritti politici. Ma la missione principale alla quale anche noi siamo mandati, è la costruzione del Regno di Dio mediante la propagazione della verità e della carità che Gesù stesso ci ha affidato.

Nella Verità, tutti siamo chiamati a testimoniare e diffondere i principali misteri della fede cattolica e mostrare la bellezza dei precetti morali che da essi sgorgano. Quindi vivere l’incontro con il Signore nei Sacramenti. Nella Carità, inoltre siamo chiamati a vivere quelle opere di misericordia materiali e spirituali che donano la tenerezza del Signore a chi ha bisogno e non si sente amato.

Così il nostro grido “venga il tuo Regno” è innanzitutto il bisogno personale di costruire una monarchia d’amore. In essa siamo tutti investiti, in forza del battesimo ricevuto, di una regalità di servizio: diventiamo cioè tutti re nel momento in cui siamo simili al nostro Re, servitori dell’umanità ferita. Faremo nostre le parole di Shakespeare nell’Enrico IV: “ La mia corona è nel mio cuore, non sulla mia testa”. Nel cuore avremo forte il desiderio stesso di Dio di rendere re tutti gli altri.

Fr Gabriele Giordano M. Scardocci OP

Gesù dolce, Gesù amore

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