La concretezza dell’invisibile.

Dal secondo libro dei Maccabei,

7,28 Ti scongiuro, figlio, contempla il cielo e la terra, osserva quanto vi è in essi e sappi che Dio li ha fatti non da cose preesistenti; tale è anche l’origine del genere umano.

 

Abbiamo un po’ meditato sulla creazione l’inverno scorso .In quella meditazione abbiamo provato ad immaginare l’azione di Dio col quale tutto l’universo è stato originato. In quella azione c’è ognuno di noi. Dio sin dal primo momento ci ha donato la vita e condotto nell’esistenza. Perciò ci ha chiamato a vivere secondo un’esperienza nuova; senza di Lui non avremmo avuto la vocazione a vivere. Dunque, essere generati, ancora oggi, è essere chiamati a vivere una vita piena, donata al Signore e a coloro che Lui ci pone davanti.

“Dio crea con sapienza, [perciò] la creazione ha un ordine: « Tu hai disposto tutto con misura, calcolo e peso » (Sap 11,20). Creata nel Verbo eterno e per mezzo del Verbo eterno, «immagine del Dio invisibile » (Col 1,15), la creazione è destinata, indirizzata all’uomo, immagine di Dio, chiamato a una relazione personale con Dio.” (299)

Se letta con realismo, la riflessione sulla creazione assume invece una consistenza più concreta e, in un certo senso anche più materiale. Infatti, ci ricorda l’importanza della sfera corporale unita a quella spirituale. Siamo portati a riempire l’esistenza di azioni e di sentimenti di carità, di preghiera, di amicizia, di amore e di fede: tutte queste azioni e sentimenti mostrano come la nostra persona per intero, anima e corpo, è coinvolta in modo integrale. Dio non è astratto: è molto concreto e per questo ci ha regalato un corpo. Ecco la concretezza dell’Invisibile.

Il corpo è creato ed è chiamato alla vita più piena e dunque alla santità. Qualsiasi tentativo di eliminare la sfera corporea dall’insegnamento sulla creazione pretenderebbe di eliminare una delle proprietà fondamentali di ognuno di noi e che esprime la nostra bellezza e unicità. Se l’esasperazione del corpo contro lo spirito porta ad un materialismo arido e privo di gioie durature, al contrario lo sbilanciamento dell’aspetto spirituale sul corporeo conduce a tendenze spirituali anch’esse prive della gioia di essere uomini in relazione col creato e la natura che ci circonda. Questa tendenza, tipica del pensiero dei catari nel Medio Evo, ci pone una maschera di falsità perché propone la visione di noi stessi come angeli senza macchia e senza paura, quasi esseri chiamati ad una imperturbabilità disumana. È innanzitutto un insulto alla nostra bellezza, e anche alla verità che ognuno di noi porta dentro sé stesso: anche nel nostro corpo, mostriamo il volto di Dio e il suo amore tenero. Davvero faremo nostre le parole del poeta statunitense Walt Whitman “ Se c’è una cosa che è sacra, questo è il corpo umano”. Chiediamo la grazia di gustare la bellezza della nostra armonia, come dono unico e irripetibile.

Fr Gabriele Giordano M. Scardocci OP

Gesù dolce, Gesù amore

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2 risposte a "La concretezza dell’invisibile."

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  1. Oggi avevo bisogno di sapere esattamente questo: Se l’esasperazione del corpo contro lo spirito porta ad un materialismo arido e privo di gioie durature, al contrario lo sbilanciamento dell’aspetto spirituale sul corporeo conduce a tendenze spirituali anch’esse prive della gioia di essere uomini in relazione col creato e la natura che ci circonda.
    Grazie.

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