L’ultimo squillo di tromba

Ebrei 9,27 è stabilito per gli uomini che muoiano una sola volta, dopo di che viene il giudizio.

 

Durante gli anni universitari ho trascorso molto tempo, seduto sulla cara panchina nel parco della facoltà, in compagnia di opere di diversi autori che ho molto amato. Fra le tante, ne ricordo una con molto piacere. Le Confessioni di Jean Jacques Rousseau. Genio, sregolatezza e follia, il filosofo come inizio della sua autobiografia ha scritto:

“ Voglio mostrare ai miei simili un uomo in tutta la verità della sua natura; e quest’uomo sarò io. […] La tromba del giudizio finale suoni pure, quando vorrà: con questo libro fra le mani mi presenterò al giudice supremo. Dirò fermamente: «Qui è ciò che ho fatto, ciò che ho pensato, ciò che sono stato. Ho detto il bene e il male con identica franchezza››”

Questa coraggiosa e quasi idilliaca presentazione ci permette di introdurre un tema per noi importantissimo: quello del giudizio particolare.  Come spiega infatti il padre Bartmann, “Subito dopo la morte, infatti, ogni uomo sarà giudicato da Dio, in un giudizio particolare, la cui sentenza sarà irrevocabile.” Infatti, post mortem l’anima riceve da Dio un giudizio particolare, cioè un giudizio oggettivo e vero legato alla persona nel suo vissuto storico, personale e soggettivo. Solo dopo di esso entra nella sua sorte eterna e definitiva. Oppure l’anima che necessita di purificarsi si sofferma in uno stato intermedio, il purgatorio, per prepararsi a vedere Dio in Paradiso.

Nessuno di noi può esperire il giudizio particolare da Dio in questa vita. Eppure nel corso della nostra vita abbiamo ricevuto tanti giudizi da parte degli uomini: pensiamo a quando abbiamo sostenuto interrogazioni a scuola o esami universitari. Oppure quando a livello professionale si propongono dei test di valutazione del personale o del lavoro svolto.

Tutti questi “giudizi” sulla nostra persona ci hanno colpito in bene o in male, sia se sono stati giudizi critici volti al migliorarsi sia se semplicemente sono state maldicenze finalizzate a farci del male. Nel bene o nel male sono state parole proferite da un uomo, come noi, con un significato temporaneo per noi: questo giudizio può averci aiutato a migliorare un poco su un certo difetto, oppure semplicemente ci ha messo davanti alla verità di un difetto per noi quasi ingestibile. Volenti o nolenti quelle parole modificheranno di un poco la nostra vita.

Il giudizio di Dio invece sarà completamente diverso: la sua Parola di Vita Eterna ci cambierà per sempre, e non avremo più modifiche sulla nostra esistenza. Il giudizio particolare è allora un giudizio di Vita Eterna: sta a noi, con l’aiuto di Dio, prepararci sin da ora a vivere questa esperienza come la esperienza definitiva più bella.

Questo è possibile se teniamo presente tutta l’ottica evangelica della carità per Dio e per gli uomini. Si può sintetizzare secondo le parole di San Giovanni della Croce “Alla sera della vita, saremo giudicato sull’amore.”

Gesù dolce, Gesù amore

Fr Gabriele Giordano M. Scardocci OP

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