Una sorella tanto temuta.

Vangelo secondo Giovanni, 5, 24 In verità, in verità vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita.

Tutti conosciamo il bellissimo Cantico delle Creature di San Francesco D’Assisi. La bellezza e semplicità di questa dichiarazione d’amore per la creazione risuonano ancora dopo più di otto secoli. Eppure c’è un passaggio che sembra poco splendente. Proviamo a ricordare quei versi. Ad un certo punto il santo assisano scrive: “  Laudato si’ mi’ Signore per sora nostra morte corporale, da la quale nullu homo vivente pò scappare”. San Francesco ringrazia Dio per la morte del corpo. Può sembrare paradossale, assurdo, quasi senza senso. Di tutta la creazione, perché ringraziare pure della morte del corpo? Per fede infatti sappiamo che la morte è conseguenza del peccato originale. Come scrive il teologo medievale San Giuliano di Toledo, riprendendo San Gregorio Magno: “l’uomo stabilito nel paradiso ricevette un precetto, per cui ebbe nella sua natura il potere di non morire e il potere di morire: se fosse stato trovato obbediente per l’adempimento del precetto vitale, sarebbe diventato immortale; se fosse stato trovato disobbediente per la sua prevaricazione avrebbe cominciato ad essere mortale […]” (Prognosticum futuri saeculi, libro I,III)

Dunque questo è uno dei temi principali della nostra fede. Iniziando il tempo di Quaresima viaggeremo insieme per quaranta giorni fino al momento della morte corporale di Gesù come passaggio alla resurrezione e alla vita eterna.  Gesù ha affrontato, nella sua natura umana, l’evento della morte e l’ha sconfitto, essendo il primo dei risorti: in tal modo, permette a noi, un giorno di risorgere in lui.

Ecco allora che la morte è un momento di passaggio. Per questo che, insieme a San Francesco, possiamo dire che è nostra sorella. Un evento che prima o poi tutti dobbiamo percorrere. Allo stesso tempo, proprio perché la morte era un evento non previsto da Dio e contrario alla natura umana, il solo pensiero di essa ci dà una certa tristezza. Perché pensiamo ai nostri cari defunti, che ora riposano. Allo stesso tempo ci dà un certo timore. Perché dopo non sappiamo quale sarà la nostra destinazione.

Con tanta sensibilità e spirito contemplativo allora, dopo aver provato ad intuire il grande mistero della morte, proviamo semplicemente a pregarlo. Ad entrare in sintonia con questa grande sorella, al tempo stesso temuta e quasi volutamente dimenticata, pensando che con essa sarà la nostra Pasqua, il nostro passaggio alla vita eterna.

In fondo al tunnel dell’esistenza non c’è dunque il vuoto più assoluto. È il momento del “salto finale” in Dio. Dopo il salto c’è il tempo definitivo. Potremo allora, con Gesù, fare nostre i versi  del letterato e poeta inglese John Donne “La morte non sarà più morte. E tu, morte morrai”.

 

Gesù dolce Gesù amore

Fr. Gabriele Giordano M. Scardocci OP

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