La vita religiosa domenicana come vita d’intimità trinitaria.

“L’uomo che fa un voto, per quanto azzardato, esprime in maniera sana e naturale la grandezza di un grande momento […] per quanto possa essere stato breve l’attimo della risoluzione è stato un attimo di immortalità, e l’unico sentimento che avrebbe soddisfatto lo spirito di quest’uomo era il desiderio di poter dire exegi monumentum oere perennius ( “Ho eretto un monumento più durevole del bronzo”, Orazio, Odi, III,30)”. Così il grande Gilbert Keith Chesterton difendeva ciò che c’era di bello nel brutto del suo mondo, con la sua fine ironia e comicità britannica. Nella sua cattolicità anticonformista col suo ambiente totalmente puritano e anglicano, Chesterton ha ribadito una delle verità fondamentali sulla vita religiosa: che è certamente una scelta fatta in un attimo di immortalità.

Diremo anche: di eternità. Perché è una scelta che sorge sempre nell’abbraccio immortale di Dio.

Il religioso è colui che sa accogliere un abbraccio perché innanzitutto ha accolto l’abbraccio di Dio. Perché il religioso è innamorato di Dio.

L’espressione dei voti è la sostanza della vita religiosa e di questo innamoramento. La vita religiosa è questa profonda intimità con la Trinità. Nonostante i difetti, le imperfezioni, i peccati che permangono in ogni frate, il cuore del domenicano batte continuamente per lo Sposo, Gesù Cristo, e ogni giorno cammina senza fermarsi verso di Lui, nella Chiesa Cattolica, passo dopo passo. Il frate domenicano è colui che vive sulla sua pelle l’affetto e l’amore prorompente di Dio descritto da Salomone nel Cantico dei Cantici. Egli rivolge allo Sposo questa frase, che troviamo, nel romanzo di Nicholas Sparks, I passi dell’amore “Ogni passo che ho fatto da quando ho imparato a camminare, era un passo verso di te”.

Il Cantico è in grado di descrivere bene quali sono i movimenti del cuore innamorato di ogni frate predicatore. Innanzitutto troviamo un trascinamento passionale nei confronti di Dio. “Trascinami con te, corriamo [o mio amato]! A ragione di te ci si innamora! (Ct 1,4)” Questo primo movimento conduce ad un desiderio di essere introdotti nel segreto trinitario. E pur tuttavia questo trascinamento non è privo di senso, se come dice il testo, è a ragione che ci si innamora.

Immediatamente dopo c’è il secondo movimento: la voce di Dio che chiama. “Aprimi, sorella mia, mia amica, mia colomba, mio tutto (Ct 5,2)” È la voce della vocazione che chiede a ogni religioso “aprimi il tuo cuore”. Nella cultura ebraica il cuore è il luogo della scelta esistenziale e della coscienza. Dio chiede ad ogni domenicano di aprire la ragione e il cuore.

Il terzo movimento è il si di chi è chiamato. “Io sono del mio amato e il mio amato è mio (Ct 6,3)” Egli permette il suo personale mutuo scambio con Dio. Perciò il chiamato è Consacrato, cioè diviene persona dedicata solo a Dio.

Il quarto movimento è infine il sigillo posto sul cuore del frate. “Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio (Ct 8,6);” Questo sigillo sono la perfetta somiglianza fra il frate e lo Sposo, Gesù, ed è espressa dalla professione dei voti di castità, obbedienza, povertà.

Karl Barth definisce questo Cantico come la Magna Cartha dell’umanità. Il cardinal Gianfranco Ravasi ha scritto che questo è il cantico dell’intimità tra Dio e l’uomo. Ogni volta che rileggiamo gli eterni poemi del Cantico è da tenere a mente che dietro la poesia e il movimento romantico, si racchiude una grande verità dottrinale. Infatti l’intimità fra Dio e l’uomo nel vocabolario ebraico si esprime col verbo yadà. Esso comunica una duplice valenza di intimità e conoscenza. Solo per l’uomo dunque c’è lo splendido progetto di conoscere ed essere intimo con Dio fino alla identificazione con Lui. Il frate domenicano è l’uomo che vive in ogni istante della sua esistenza questo yadà, nella intimità della conoscenza teologica e scritturistica dei divini misteri.

Il domenicanesimo è il cammino libero di discepolato per Gesù, con Gesù, verso Gesù. Un cammino che, dopo otto secoli di storia, continua a donare all’umanità la verità e la libertà di Dio.

Questo amore liberante è cominciato nel giorno della Resurrezione e prosegue anche oggi e domani fino alla fine della storia. Per continuare a liberare ogni uomo e mostrargli il volto di Dio.

Gesù dolce, Gesù amore

Fr. Gabriele Giordano Scardocci OP

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