L’autunno della fede nella Presenza di Immensità

Adesso in questa parte dell’anno comincia il periodo di autunno anche se è già cominciato da almeno 10 giorni in questo periodo ricominciano tutte le nostre attività lavorative e anche i nostri hobby e anche tutte le nostre attività di fede.

Pensiamo ai bellissimi versi di Salvatore Quasimodo: ““Autunno mansueto, io mi posseggo e piego alle tue acque a bermi il cielo, fuga soave d’alberi e d’abissi.”

Anche la teologia e la Fede entrano nelle loro autunno? Certamente.

Questo significa entrare una ottica di approfondimento. Pensiamo all’esperienza di Gesù che di notte con una lunga preghiera decise di chiamare gli apostoli. Plausibilmente in quella preghiera, il Signore ha provato un freddo umido Questa può diventare anche la nostra esperienza di autunno.

Ho sempre pensato che una delle attività tipiche dell’uomo che cerca Dio sia la meditazione. La meditazione viene molto favorita da un clima autunnale e freddo. Nel freddo, grazie alla vaso restrizione anatomica, l’uomo è in grado di concentrarsi ed entrare in un rispettoso silenzio in cui incontrare Dio. Proprio come fece Gesù, che nel freddo umido si chiuse in preghiera solitaria col Padre.

In questo autunno possiamo così meditare e contemplare uno degli attributi divini, tipici di tutta la Trinità cioè la presenza per Immensità di Dio, come anche San Gregorio Magno ha sostenuto nel commento al Cantico dei Cantici:

“Dio in una maniera generale è in tutte le cose per presenza, potenza ed essenza; però si dice che è familiarmente in alcuni con la grazia “.

Dio è creatore di tutte le cose, come abbiamo visto nell’articolo sugli angeli . Dunque è colui che ci dona liberamente l’esistenza. Ma se, dal nostro punto di vista, per un istante Dio ci lasciasse soli, perderemmo realtà ontologica. Perciò ogni momento della nostra vita Dio ci dona continuamente esistenza. Possiamo allora introdurre l’espressione presenza di Immensità: cioè Dio è in tutte le cose per essenza, perché dalla sua essenza fa sorgere l’esistenza delle cose (ma distinguendosi esse da Lui). Quindi ancora aggiungiamo sotto l’occhio benevolo di Dio tutte le realtà creaturali sono osservate e ben presenti a lui: ed ecco allora che è in tutte le cose per presenza. Infine se da Lui riceviamo continuamente l’atto d’essere (o appunto l’esistenza) significa che egli ci mantiene nella realtà ontologica secondo la sua potenza: ecco allora che diremo che Dio è in tutte le cose per potenza.

Gregorio cita anche la presenza familiare per grazia. Tutte le volte che partecipiamo ai sacramenti, subentra in maniera ancora più forte la presenza per Grazia: cioè siamo ontologicamente partecipi e simili della natura divina. Con la presenza per grazia davvero possiamo dirci familiari, dal latino famulos = ministri e dunque al servizio di Dio che è presente ontologicamente in noi.

Per chiudere la nostra metafora autunnale possiamo ribadire che la teologia è quella sciarpa che ci aiuta a entrare nell’autunno della fede. E ci permette di carpire più intensamente l’abbraccio immenso per presenza, potenza ed essenza di Dio.

 

Gesù dolce, Gesù amore!

 

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